La lettera: "Acqua bene comune, anche per il Comune della Spezia. Nonostante tutto"
La Spezia - Apprendiamo che con voto unanime la giunta Federici ha approvato la delibera, proposta dall'assessore Cossu (Rifondazione), con la quale La Spezia aderisce formalmente al Forum degli Enti Locali per i Beni Comuni; rete nata per volontà del Sindaco di Napoli e che si propone di tutelare i Beni Comuni, tra cui in primis l'acqua.
Se poi consideriamo che l'assessore del Comune di Napoli professor Lucarelli, enunciando uno dei principi cardine del patto tra i Comuni, scrive (vedi sito del Comune partenopeo): "In primo luogo, in attuazione della volontà referendaria espressa da 27 milioni di italiani lo scorso giugno, i Comuni dovranno impegnarsi, attraverso un patto federativo, a organizzare ed erogare il servizio idrico integrato secondo modelli pubblici e partecipati, in considerazione della natura di bene comune dell'acqua e delle relative reti, come è già avvenuto a Napoli con l'istituzione di Abc", noi del Comitato Spezzino Acqua Bene Comune siamo... saltati sulla seggiola e ci siamo sinceramente pentiti.
Abbiamo, infatti, capito o pensato male quando - prima degli esiti referendari di giugno - il Comune della Spezia era uno dei primi fautori dell'aggregazione con il mega privato Hera per la gestione dell'acqua.
Abbiamo di nuovo capito o pensato male quando, anche dopo i risultati dei referendum ed incontrando i sindaci della provincia ed il rappresentante del Comune della Spezia, questi ci hanno detto di non avere la minima intenzione di eliminare il profitto garantito dalle tariffe dell'acqua (come invece sarebbe giusto e doveroso visti i risultati sul secondo quesito referendario), cosi' come di non avere alcuna intenzione di gestire il servizio idrico attraverso modelli pubblici e partecipati (infatti intendono continuare con la societa' di modello privato Acam Acque spa e di partecipazione neppure ne vogliono sentir parlare.
Abbiamo poi anche letto male la delibera del Consiglio Comunale della Spezia n.11 del 24.02.2010 (votata anche dall'assessore Cossu) con la quale si creava la c.d. bad company sull'acqua per consentire l'aggregazione con Hera, liberando Acam dai debiti e scaricandoli sulle tariffe per i cittadini.
Quindi siamo sinceramente pentiti ed aspettiamo fiduciosi di essere convocati - quali legittimi custodi del voto referendario di giugno, per il quale soli abbiamo lavorato - per dare il via a quei processi di ripubblicizzazione e partecipazione nella gestione del servizio idrico cui ha aderito la Giunta Comunale.
In caso contrario dovremmo dire - come sosteneva qualcuno - che "...a pensar male si fa peccato, ma di solito ci si azzecca...".
Sabato 28 gennaio 2012 alle 09:11:50
RINO TORTORELLI, COMITATO ACQUA BENE COMUNE
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