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L’anno che sarà

(Parte oggi una nuova rubrica di Cds Le papere di Central Park. verrà redatta da un amico da anni in Italia ma americano. JD Thomas, al quale CDS dà il benvenuto).

La Spezia - Più si invecchia più ci rifletti su. Sono passati i tempi di quando eri giovane, e stupendamente sicuro di quello che dicevi. Sono le cose della vita a farti meditare, gli affanni, le nuvole, chi è partito e chi non è mai tornato, quando sei magari davanti ad un buon libro ed hai la possibilità di riflettere. La vita di ogni giorno ti tormenta e tu la domi, per qualche attimo che diventa minuto. Ma se c’è un libro nella mia storia ed in quella di tanti giovani che ha fatto centro, permettendoti di estendere i minuti e gli attimi in ore, questo si chiama il Giovane Holden. Proprio in questi giorni il suo autore, un burbero, serioso, intristito, magari anche invecchiato per chi ha ancora il piacere e la fortuna di vederlo in giro per un paesino di case sparse nel New Hampshire, JD Salinger, è di lui che narriamo, ha compiuto novant’anni. Il bello della storia è che la capacità del testo di aprirti forte un mondo, di rovesciarti qualche credo vero, mal si sposa con la scelta del suo scrittore. E’ dagli anni settanta che Salinger non si vede in giro, dicono scriva e poi butti o conservi le sue storie, o che non abbia più scritto una sola parola dall’uscita di Hapworth 16, 1924, un racconto diventato icona pubblicato sul New Yorker il 19 giugno del 1965. O che voglia che i suoi scritti vengano distrutti alla sua morte. O che. Così forte il suo Holden, così scuro in volto e perturbato lui. Non so fino a che punto condizionato dall’avventura umana di essere uno di quelli che fece lo sbarco in Normandia. La cosa che più mi ha incuriosito resta proprio questo diatriba tra la sua figura, divenuta ora figurina stinta, sconosciuta ai più giovani, la sua vita solitaria, e la storia del testo, così aperto alle nuove generazioni. Oddio, qualcosa sulla sua voglia di nascondersi al mondo si intuiva anche dal titolo. Quello vero, infatti, The Catcher in the Rye, in pratica è intraducibile se non con un incomprensibile Il pescatore nella segale. Golden è forse il vero uomo del tempo infinito.”Io sono un fenomenale bugiardo-racconta nel testo- il più fenomenale che abbiate mai incontrato nella vita. E’spaventoso. Perfino se vado all’edicola a comprare un giornale e qualcuno mi domanda che cosa faccio, dico che sto andando all’Opera”. Nell’era dell’inganno universale, uno perfettamente ambientato nell’oggi. Per intenderci, si ha notizia che negli Stati Uniti il libro si studia a scuola superiore, e nel resto del pianeta se ne vendono molte migliaia di copie ancora adesso dal 1951 e da quando Einaudi lo pubblicò in Italia nel 1961. I novanta anni di Salinger sono in realtà la vera giovinezza di Holden e la nostra. Perché quando sei su quel divano stanco, quando la tua memoria è avvilita, quando il tuo spirito è svaccato per davvero, cerca nel vocabolario della tua memoria quel testo (per chi lo ha letto), e tienitelo sempre caro, fino a sentirlo amico. Non so onestamente se Salinger abbia novanta anni veramente e se un giorno forse uscirà di casa. A me basterebbe sapere solo che 2009 sarà, se da questa recessione economica si uscirà con una depressione, e devo smetterla di comprare tre giornali al giorno, se mi potrò permetter dei settimane di ferie o un Bignami di queste, se pioverà molto o poco, se ce la faranno i Pink Floyd senza lo scomparso Richard Wright, il loro splendido tastierista, a scrivere ancora qualcosa. E poi fondamentalmente saper rispondere a quella domanda alla quale Salinger mai ha dato vera risposta.”Ma dove vanno le papere di Central park quando il laghetto ghiaccia?”. Si, giusto, ma dove vanno?
Sabato 3 gennaio 2009 alle 07:00:02
JD THOMAS
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