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Troppa burocrazia, Cinque Terre dimezzate per il charter nautico

Un gruppo numeroso di imprese non ha partecipato al bando per l'assegnazione delle autorizzazioni annuali di esercizio dell'attività dell’Area Marina Protetta.

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Troppa burocrazia, Cinque Terre dimezzate per il charter nautico

La Spezia - Quest'estate saranno Portovenere, Palmaria, Lerici e Tellaro ad assicurarsi la maggior parte delle presenze turistiche legate al settore del charter nautico. Le altre località delle Cinque Terre, ricomprese nell’Area Marina Protetta, resteranno precluse a diverse società di noleggio e locazione operanti nel golfo spezzino e alla foce del Magra.

Un gruppo numeroso di imprese, associate alla Cna, infatti, non ha partecipato al bando per l'assegnazione delle autorizzazioni annuali di esercizio dell'attività dell’Area Marina Protetta. Una decisione dovuta da più fattori: da una parte la necessità di adeguarsi in breve tempo ai nuovi requisiti inseriti nel bando 2020, pubblicato soltanto il 30 maggio scorso. Fra questi, l’obbligo di dotare le imbarcazioni di un sistema di identificazione automatica (AIS), ai fini della sicurezza e del monitoraggio ambientale. Un vincolo invece non previsto per le imbarcazioni private, che peraltro - con un permesso giornaliero o annuale - possono muoversi nelle acque dell'Area Marina Protetta. Dall’altra, l’iter burocratico per assolvere all'adempimento: la richiesta del codice necessario all'identificazione del mezzo, da inoltrare al MATTM, prevede tempi di risposta che possono arrivare a 60 giorni, mettendo a rischio la possibilità di navigare nell'Area per tutta la stagione estiva.

Dopo la crisi causata dall'emergenza Covid-19 e la timida ripresa delle attività, già fortemente compromesse dalle restrizioni dovute al lockdown, per queste imprese l’estate 2020 ricomincia in salita. Persa la speranza di venire agevolate e supportate dalle istituzioni, le società di charter si trovano oltretutto a dover affrontare ostacoli burocratici difficilmente superabili. Pertanto, loro malgrado, l'unica soluzione resta quella di non mandare le proprie barche alle Cinque Terre, nonostante la propensione del loro cliente tipo verso un turismo esperienziale fatto di piccoli numeri con una fruizione maggiormente sostenibile del territorio.

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