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Ultimo aggiornamento: Martedì 29 Settembre - ore 14.48

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Sanificazioni e futuro incerto. La corsa alla riapertura | Foto

Un giro di domande a tante piccole realtà cittadine impegnate nel 'mettersi in ordine': dal parrucchiere, al bar passando dalla trattoria all'abbigliamento per finire con un'attività di nicchia. Con mille punti interrogativi in testa

i dubbi ci sono, gli operatori si mettono in gioco

La Spezia - Qualche incertezza accompagnata dalla speranza di poter tornare a lavorare in un modo o nell’altro. E forse, la corsa all’apertura non era del tutto necessaria perché le linee guida per la sicurezza di tutti sono tutt’altro che chiare. E proprio in questi giorni si cominciano a vedere le prime saracinesche alzate a metà. All’interno intanto ci si da un gran da fare per pulire e sanificare. Così in tutta la città. Bar, ristoranti, estetiste, negozi di abbigliamento dove le vetrine cambiano colori della merce esposta. E mentre si preparano all’estate che verrà, si avvertono sentimenti contrastanti da parte degli operatori. C’è una gran voglia di normalità un po’ di via vai ma allo stesso tempo è forte la preoccupazione di dover affrontare quelle spese vive e immediate difficili da sostenere. C’è chi, infatti, appena alzerà la serranda dovrà trovare il modo di pagare 4mila euro di bollette.
Città della Spezia in una breve indagine ha cercato di cogliere l’umore degli operatori, di quelli che hanno già aperto e quelli che si stanno attrezzando. Tutta Italia si avvia verso una stagione che non sarà semplice e buona parte dei commercianti naviga a vista. Partendo da Via Veneto nelle immediate vicinanze dell’ospedale dal negozio “Luna di miele” di Michela Santini e Nicola Portalupi raccontano: “Siamo riusciti ad aprile il 24 aprile facendo una richiesta alla prefettura, per la vicinanza all’ospedale e per favorire il settore sanitario. Vendiamo biancheria e pigiami, siamo rimasti fermi un mese circa. Nel frattempo abbiamo anche cercato di investire maggiormente sui social newtork, Instagram in particolare, dove abbiamo pubblicizzato la nostra linea di mascherine che ha avuto un buon successo. Abbiamo puntato sulla qualità e sulle dite specializzate nel settore. Hanno il marchio CE, sono in cotone e una particolare tipologia è brevettata ‘antisudore’, specifichiamo anche ai clienti che non sono Dpi ma sono utili per la vita di tutti i giorni per chi non è del settore sanitario. Per le nuove disposizioni permetteremo l’entrata a un cliente alla volta e in caso di prova di un capo che poi viene reso oppure non di una taglia giusta provvederemo alla sua sanificazione depositandolo in un’area specifica del negozio. Pensiamo però anche ai nostri colleghi che hanno maggiore afflusso, per loro garantire il distanziamento sociale ci rendiamo conto che potrà essere complicato. Anche noi, comunque, aspettiamo ulteriori linee guida anche se in parte abbiamo potuto continuare a lavorare e i nostri fornitori hanno mostrato pazienza per i pagamenti. La preoccupazione principale però rimane il potere d’acquisto delle famiglie: se non avranno soldi da spendere, come faranno tutti?”.
Yolanda Bertelà è la titolare dell’esercizio di parrucchiera “La forbice magica” e sin dal mattino è “barricata” all’interno del negozio per una prima pulizia: “Oggi ho cominciato a sistemare il negozio. Ho disinfettato tutto e nei prossimi giorni farò sanificare il locale con l’ozono da una ditta specializzata. Ho acquistato anche una lampada specifica per garantire aria pulita per tutto il giorno. Quando potrò ricevere nuovamente le mie clienti ci saranno a disposizioni dispenser di disinfettante, guanti e sarà obbligatorio l’uso della mascherina. Io dovendo stare molto vicina a chi servo avrò anche la visiera. Per il resto continuerò ad usare materiali e dispositivi che avevo già in dotazione: asciugamani monouso, guanti e sterilizzatori”.
Passeggiando sempre su Via Veneto sono ancora tante le saracinesche abbassate anche dei bar. Susanna Parlato dell’esercizio “Dall’Ale cafè” non ha ancora ricominciato a lavorare ma si prepara: “A me non conveniva fare il servizio di asporto. Mi sto attivando per chiedere più suolo pubblico mi sono dotata delle prime e uniche regole chiare: i dispenser di gel disinfettante e distanziato per quanto possibile i tavoli. Per la sanificazione totale degli ambienti ho una ditta che mi segue: disinfetterò tutto con l’ozono. Le linee guida servono più che mai: dobbiamo capire di cos’altro dotarci per la sicurezza nostra e della clientela. Cerchiamo di essere fiduciosi ma questa situazione è tutt’altro che semplice”.
I grandi interrogativi sulle direttive Inail per i ristoratori pesano come un macigno. Dalla Trattoria Bellavista i titolari Alessandro ed Edoardo Tavilla raccontano: “Appena ci è stato concesso abbiamo fatto le consegne a domicilio e in parte qualcosa è rientrato. Ma in questa situazione dobbiamo dare risposte anche a chi lavora con noi. Per la disposizione del locale se dovessimo fare una proiezione è possibile che dovremmo rinunciare a molti posti se va garantita in tutto e per tutto la distanza di almeno due metri. E poi per i dispositivi di sicurezza, noi non vorremmo adottare le barriere in plexiglass perché venire al ristorante deve essere sinonimo di intimità e convivialità. Una barriera che divide i commensali renderebbe difficile anche semplicemente passarsi una bottiglia di vino. Non c’è assolutamente chiarezza nemmeno sui dispositivi necessari: porterebbero a ulteriori spese che non è detto che poi siano utili. Noi siamo bombardati da continue proposte di finanziamenti per questi acquisti. Pensiamo poi anche alla privacy del cliente: dovremmo farci garantire che siamo davanti a persone dello stesso nucleo familiare, misurargli costantemente la temperatura e segnarla in un registro? I nostri obblighi sono tanti e noi vogliamo rispettarli ma servono indicazioni certe. Una corsa all’apertura non è saggia. Serve chiarezza, per tutti”.
Sono tantissimi i negozi e le realtà commerciali che hanno segnato sul pavimento la famosa “distanza di sicurezza”. Tra questi c’è anche un punto vendita della Gelateria Vernazza di Piazza Verdi dalla quale spiegano: “Abbiamo lavorato molto in questi giorni, la nostra realtà è molto conosciuta e fa piacere che la città torni viva. Adesso aspettiamo che arrivi la barriera in plexiglass per garantire una maggiore sicurezza per tutti”.
Nei negozi di abbigliamento le vetrine cominciano a mutare colori e disposizione. Uno dei titolari della catena Abruzzese spiega: “Per un certo periodo di tempo abbiamo lasciato la vetrina vuota perché con il sole si sarebbe potuta rovinare la merce. Le abbiamo cambiate da poco e c’è da dire che per noi la vendita online non è stata pienamente soddisfacente. Chi lavora con noi, nonostante gli sia stata garantita la cassa integrazione non l’ha ancora ricevuta. Guardiamo ai prossimi giorni e ci siamo attrezzati con il minimo che è stato indicato: sanificheremo ogni giorno i nostri magazzini e separeremo l’abbigliamento provato per poi sanificarlo e rimetterlo in vendita. Presteremo la massima attenzione. In negozio non potranno entrare più di due persone alla volta. Vorremmo solo che ci fossero linee più chiare da seguire anche perché fino a che non si troverà una cura per il virus le regole saranno stringenti”.
Amelia Vaccaro del negozio della linea Sandro Ferrone racconta: “Abbiamo stilato alcune indicazioni sia per i dipendenti che per i clienti. Metteremo a disposizione i dispenser e ogni giorno sanificheremo con il vapore i capi provati per garantire sicurezza di tutti. Lunedì ripartiremo e ci ritroveremo comunque con la merce che doveva essere venduta a febbraio. Per il resto ragioneremo sulle vendite promozionali. Le perdite sono pesanti si ipotizza almeno del 150 per cento in meno e poi ci sono tutte le bollette da pagare. Guardiamo avanti, ci proviamo: ora sanifichiamo e cerchiamo di orientarci su quello che sarà”.
Nel tessuto commerciale spezzino sono presenti anche attività non comuni che hanno fatto degli spazi condivisi anche un punto di forza del proprio lavoro. E’ il caso di Arcadia games specializzata in retrogaming, giochi da tavola, collezionismo. Andrea Panebianco, uno dei soci racconta: “Abbiamo lavorato con la promozione online e adesso per lunedì stiamo disponendo il negozio in modo che ci sia una sola via d’entrata e di uscita. Dovremmo rinunciare, per un certo periodo di tempo allo spazio relativo ai giochi. Nella presentazione dei giochi possiamo garantire la distanza ma dovremo fare una certa selezione. Sicuramente dovremmo rivedere anche gli orari, avevamo in programma delle aperture serali… prima della pandemia”.

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