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Reti per la mitilicoltura, da problema ambientale a opportunità economica

Su 62 spiagge italiane monitorate da Legambiente per un totale di oltre 200mila metri quadrati di indagine, sono stati trovati 671 rifiuti ogni 100 metri di litorale, parliamo di oltre 41mila rifiuti. Al primo posto le famose "calze"

Reti per la mitilicoltura,  da problema ambientale a opportunità economica

La Spezia - Il marine litter, insieme alla maladepurazione e alla pesca illegale, mette in serio pericolo non solo l’ambiente, la biodiversità marina ma anche la salute dei cittadini e la stessa economie delle città costiere. Un problema particolare grave anche in Italia, visto che il mare Mediterraneo, una delle aree più ricche di biodiversità al mondo, risulta essere tra le sei zone di maggior accumulo di rifiuti galleggianti del Pianeta con evidenti rischi per l’ambiente, la salute e l’economia. Rifiuti che si accumulano anche sulle spiagge: secondo l’indagine Beach litter di Legambiente il 14% di tutti i rifiuti spiaggiati monitorati, è legato, in generale, ai settori pesca e acquacoltura e di questo la stragrande maggioranza è costituito da “calze” da coltivazione di mitili (77%). Reti che, secondo Legambiente, possono trasformarsi da problema ambientale a opportunità economica grazie a una maggiore cooperazione le istituzioni, le associazioni, gli enti di ricerca e gli stakeholder economici e produttivi.

Temi che Legambiente ha deciso di affrontare in occasione del passaggio di Goletta Verde alla Spezia, dove la mitilicoltura è ormai un segno distintivo, nonché una delle principali attività economiche. La storica imbarcazione ambientalista questa mattina ha effettuato una navigazione nel Golfo dei Poeti per una visita agli impianti di mitilicoltura e per questo pomeriggio, alle ore 16 (a bordo della Goletta ormeggiata al Molo Italia) ha promosso un incontro sul tema “La gestione delle reti per la mitilicoltura: prevenzione dei rifiuti marini, raccolta, riciclo e nuovi materiali”. Appuntamento a cui saranno presenti: Santo Grammatico, presidente Legambiente Liguria; Paolo Varrella, Legambiente La Spezia; Alessio Bonaldo, Alma Mater Studiorum Università di Bologna; Giuseppe Prioli, presidente EMPA Associazione Europera Produttori Molluschi; Matteo Baini, ricercatore Università di Siena; Fabio Sagnelli, Novamont; Stefano Aliani, CNR – Ismar La Spezia; Serena Carpentieri, responsabile campagne Legambiente; Carla Roncallo, Autorità Portuale La Spezia; Emilio Di Pelino Parco Naturale Regionale di Portovenere; Angelo Majoli Presidente Onorario Cooperativa Mitilicoltori Associati; Federico Pinza, Cooperativa Mitilicoltori Associati; Vittorio Alessandro, presidente Parco nazionale delle Cinque Terre. Un incontro organizzato anche nell’ambito di Plastic Free Beaches, un nuovo progetto di Legambiente realizzato con il supporto di Bemed, Beyond Plastic Med Iniziative.

“Come per il marine litter in generale, anche per il problema delle reti di mitilicoltura occorre innanzitutto partire dalla prevenzione della dispersione in mare di queste reti di plastica – afferma Serena Carpentieri, responsabile Campagne di Legambiente -. Questo non solo attraverso la sensibilizzazione e il controllo degli operatori economici per la minimizzazione della dispersione degli strumenti da pesca, ma anche attraverso la messa a sistema di una filiera che renda possibile e praticabile la gestione a terra delle reti, un’efficace raccolta e il loro corretto smaltimento; filiera che purtroppo nel nostro paese è ancora molto inefficiente. Infine, occorre sviluppare innovazione e ricerca, sono già tanti infatti i progetti che hanno dimostrato che già oggi è possibile avviare al riciclo le reti in un ciclo virtuoso ma anche la progettazione di nuovi materiali meno impattanti”.

La maggior parte degli impianti della Liguria sono situati proprio nella provincia della Spezia e occupano un’area di oltre 400mila mq con una produzione media stimata intorno alle 3mila tonnellate annue. Attività che, secondo i dati della Cooperativa Mitilicoltori, occupa oltre 90 aziende e più di cento addetti diretti, che fatturano annualmente circa 5 milioni di euro, senza calcolare l’intero indotto esterno.

“È dunque sempre più necessario – afferma Santo Grammatico, Presidente di Legambiente LIguria - cercare di coniugare scelte strategiche sul piano ambientale e una maggiore qualificazione delle attività economiche, dalla pesca all’offerta turistica, in modo da poter difendere e valorizzare una identità storica e culturale insieme alla qualità dei prodotti provenienti da questo territorio. Bisogna attivare progetti che coinvolgano gli imprenditori del settore, gli enti locali e di ricerca per favorire l'affermazione di politiche e azioni che rafforzino questo settore”.

Beach litter di Legambiente. Su 62 spiagge italiane monitorate da Legambiente per un totale di oltre 200mila metri quadrati di indagine, sono stati trovati 671 rifiuti ogni 100 metri di litorale, parliamo di oltre 41mila rifiuti. Al primo posto della classifica del rifiuto più trovato ci sono ben 4470 reti o parti di reti usate per la mitilicoltura (“calze”). Un rifiuto presente in 27 delle 62 spiagge setacciate dai volontari di Legambiente (quindi nel 43% delle spiagge). La maggior parte di queste reti è stata rinvenuta su 15 spiagge sulla costa Adriatica ma il Tirreno non è esente da questo problema né tantomeno da questo tipo di minaccia. Sempre secondo l’indagine le attività produttive pesca e acquacoltura (oltre reti, anche cassette per il pesce, di plastica o polistirolo, ecc.) sono responsabili di una media di 95 oggetti ogni 100 metri di spiaggia.

Anche secondo il progetto Defishgear il problema delle reti di plastica disperse in mare non è secondario. Secondo l’ultima indagine condotta in Adriatico, le reti per mitilicoltura sono al settimo posto della top 20 oggetti rinvenuti sulle spiagge dell’area di studio e sono il terzo rifiuto più abbondante (8,4%) registrato nei monitoraggi effettuati sul fondale marino, con una densità pari a 49 calze su chilometro quadrato. Sul territorio italiano, la densità registrata è stata particolarmente alta, pari a 73 calze ogni chilometro quadrato di fondale.
Gli impatti del marine litter su ecosistema, economia e fauna sono incalcolabili. I rifiuti legati al settore pesca rappresentano un’importante quota parte di questo fenomeno e causano un notevole impatto sulla biodiversità, così come è altrettanto inconfutabile la minaccia della microplastiche che può contaminare la nostra stessa catena alimentare, essendo queste micro particelle ingerite dai pesci. Non sono secondari i danni economici al settore pesca che il fenomeno del marine litter provoca a questo comparto produttivo. Secondo uno studio commissionato dall'Unione Europea, l’impatto economico per il settore pesca è stimato intorno ai 61,7 milioni di euro all’anno, il secondo settore più danneggiato dai rifiuti marini dopo quello del turismo.

Il viaggio di Goletta Verde - reso possibile grazie al sostegno di CONOU e dei partner tecnici Acquafil, Novamont, Nau - quest’anno diventa ancor più prezioso e importante dopo la conferenza mondiale degli Oceani all’Onu dove Legambiente ha partecipato presentando proprio un focus sul Mediterraneo, raccontando l’esperienza e i dati raccolti in questi 30 anni da Goletta Verde e rilanciando un pacchetto di proposte per contrastare questo problema.

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Goletta Verde alla Spezia Archivio
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