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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 20 Marzo - ore 17.15

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Prima del sommergibile c'è il Navale da ripensare

L'assessore Asti espone la visione di una città che diventi il fulcro del turismo storico-militare in Italia e oltre. "Serve una convenzione con Difesa Servizi e poi un privato che ci insegni a valorizzare il patrimonio che la Spezia possiede".

un lungo percorso
Prima del sommergibile c'è il Navale da ripensare

La Spezia - Il sommergibile Da Vinci come una delle attrattive di punta del Museo tecnico navale. Ma un Museo tecnico navale che non deve essere neanche parente di quel "magazzino ordinato di cimeli" che è oggi. Niente si muoverà sul fronte della musealizzazione dell'S-520 prima che non siano definiti i confini entro il quale dare una svolta alla gestione del presidio che potrebbe imporre la Spezia come meta turistica al grande pubblico. Non promette 'lacrime e sangue' ma neanche una strada in discesa l'assessore Paolo Asti ai consiglieri comunali della seconda e della quarta commissione che ieri pomeriggio gli hanno chiesto, tramite Oscar Teja, un aggiornamento sul progetto di fare del "Da Vinci" uno dei pochi sommergibili visitabili italiani ed europei.

"La storia militare può avere una sua valenza sul piano turistico come già ha in altri territori, e certamente la Spezia ha un patrimonio unico in Europa in questo senso - ha illustrato Asti - Ma è importante dargli un respiro professionale, creare un prodotto turistico a partire dal patrimonio esistente. Cosa intendo? Una spiaggia è un'attrazione, che qualcuno può essere spinto a frequentare per la sua bellezza o il suo mare. Una spiaggia con uno stabilimento e un ristorante, una discoteca oppure un parco giochi per i bambini è un prodotto turistico. E un prodotto turistico genera un'economia. Questo è il nostro obiettivo". Il grande passo che la città non ha ancora fatto insomma, non solo per quel che riguarda le immense potenzialità della storia militare. Una cosa è affittare i vecchi appartamenti del centro a chi vuole andare a visitare il golfo o le Cinque Terre, una cosa è diventare una meta e offrire tutti servizi connessi.

Il Museo navale oggi non è un prodotto turistico. L'esposizione non è pensata come racconto ma come un elenco, non esiste l'uso della tecnologia per offrire un'esperienza immersiva ai visitatori, la tariffazione è fuori mercato e serve non per sostenere la struttura stessa ma va in beneficienza alle famiglie dei caduti in servizio. In un certo senso sembra ancora la collezione aristocratica che dal Cinquecento ha seguito gli spostamenti di casa Savoia fino ad arrivare qui nella seconda metà dell'Ottocento. I "pezzi" sono straordinari, ma la valorizzazione è un discorso ancora da cominciare. "Oggi il Comune non può agire in prima persona per progettare il rinnovamenteo del museo perché non è parte del suo patrimonio - sottolinea Asti - Lo potrà fare quando esisterà una convenzione con Difesa Servizi che stabilisca prerogative e responsabilità. E anche allora non potremo essere soli in questa partita, ma servirà il contributo di altri attori".

Un aspetto sia economico - servono milioni di euro per ripensare il Navale - che di competenze. L'Autorità di sistema portuale ha già detto sì, ma anche in questo caso c'è necessità che il bene-museo sia regolato da una convenzione ad hoc. Asti però ragiona soprattutto su un partner che sappia fare turismo. "Mi immagino un privato che abbia già esperienza di questo tipo di attività e che ci spieghi cosa fare per mettere in piedi un'operazione che abbia successo, che non sia un buco nell'acqua anche finanziario. E che magari poi possa aiutarci a trovare investitori". Un advisor insomma che crei una Portsmouth anche qui. Oggi però siamo ben lontani da quello step. "So che il sindaco Peracchini si sta occupando in prima persona di parlare con la Marina Militare e con Difesa Servizi per arrivare innanzitutto a un impegno scritto che ci permetta di presentarci sul mercato dicendo: ecco, noi abbiamo queste garanzie di poter lavorare sul Museo Navale, chi vuole investire nella storia militare della città come attrattiva culturale?".

"Ne avevamo già parlato con Difesa Servizi ai tempi in cui ero presidente dell'Autorità Portuale - rivela Lorenzo Forcieri a quel punto - Poi ci fu un passo indietro da parte della scorsa amministrazione, ma vi assicuro che questa via è percorribile. E' importante capire che, sommergibile o no, la vera risorsa a mio avviso è il Museo Navale stesso che può diventare una realtà a livello mediterraneo ed europeo. Credo che meriti una sua visione e una sua gestione particolare. La strada di creare un soggetto nuovo che comprenda l'amministrazione, la Marina militare, magari la Fondazione Carispezia e l’Autorità di sistema portuale che riesca ad ottenere la gestione del museo può essere decisiva. Io ho sempre pensato ad un’associazione temporanea di scopo che assolva a questo compito". Nel discorso potrebbero rientare anche i forti che coronano il golfo e la cinta muraria ottocentesca, altri presidi dall'immenso valore storico. E magari anche il museo della subacquea ospitato alla Fortezza del Varignano nella base del Comsubin, spazi non adeguati chiaramente a rendere fruibile un altro patrimonio preziosissimo.

Per ora la certezza è che c'è la volontà politica di piazzare il "Da Vinci" all'interno dell'arsenale e che questo può essere il motore per un ragionamento ampio. Il consiglio comunale ha votato pochi giorni fa quasi all'unanimità questa mozione, unico distinguo quello di Guerri e Caratozzolo che si sono astenuti. "Ma non è un diniego senza appello - ha specificato ieri Massimo Caratozzolo ammorbidendo l'effetto del voto - Non vorremmo che il rifiuto di sistemarlo su Calata Paita sia un modo per non vederne mai realizzata la musealizzazione". Qua i motivi sono anche tecnico-navali: il modello Genova - dove il "Sauro" è a mollo al Porto Antico - è stato scartato perché la corrosione che riguarda quell'unità potrebbe renderla inservibile entro pochi anni. Neanche il modello Milano - con il "Toti" installato dentro il Museo della scienza e della tecnica - si presta peraltro ad essere esportato alla Spezia.

Tutto il resto rimane da costruire con un lavoro che si prefigura lungo, anche perché non ci sono precedenti. Lo stesso Museo Navale di Venezia, passato a Difesa Servizi nel 2012 e confluito in seguito all'interno della rete dei Musei Civici, è gestito dal 2014 da Vela spa, costola del gruppo cui fa capo l'Azienda Veneziana della Mobilità, ed è stato riperto giusto una settimana fa dopo un lungo restauro. L'ambizione spezzina è però di fare qualcosa di più, di allargare la gestione al di fuori dei confini della città. Insieme al rilancio del discorso con gli organi militari, la scelta dell'advisor si preannuncia già come un passaggio chiave. "Ci stiamo già muovendo per trovare la quadratura attorno a qualcuno che faccia questo per mestiere - chiosa Asti - E’ qualcosa che non può essere sbagliato".

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