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Ultimo aggiornamento: Domenica 05 Aprile - ore 11.42

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Oss, la Corte dei conti dice no alla società in house

Nell'atteso parere i magistrati contabili bocciano l'opzione della costituzione di una partecipata per l'assunzione dei dipendenti di Coopservice. Ritorna in auge l'ipotesi del concorso, ma ci potrebbe anche essere il ricorso al Tar.

Duro colpo per i 158 operatori

La Spezia - Si allontana la soluzione della vertenza degli Oss di Coopservice. Il parere negativo della Corte dei conti sulla possibilità di risolvere la questione con una società in house è infatti un montante che stenderebbe anche un toro.
La deliberazione, che ha iniziato a circolare nelle ultime ore, giunge a poco più di un mese dalla seduta con la quale il consiglio regionale aveva aperto le porte alla costituzione della società in house all'interno della quale far confluire i 158 dipendenti della cooperativa che gestisce in appalto i servizi di ausiliariato e pulizie.

La strada che la Regione ha deciso di percorrere andando incontro alle richieste dei lavoratori e della politica spezzina non era mai parsa priva di rischi. Sin dalle prime battute sigle sindacali, esponenti di Alisa e delle istituzioni avevano manifestato forti dubbi sulla possibilità di sistemare la faccenda con l'assunzione degli operatori da parte di una società costituita ad hoc. L'invito che era stato pronunciato (con sempre minor forza) era stato quello di concentrarsi sul concorso pubblico e sulle modalità attraverso le quali cercare di tutelare i dipendenti di Coopservice. Un'altra strada impervia, impugnabile dagli altri Oss che speravano nella possibilità di accedere finalmente alle graduatorie pubbliche.

Riguardo alla società in house i giudici della sezione genovese della Corte dei conti, dopo aver sottolineato che i pareri andrebbero chiesti prima dell'approvazione delle normative in oggetto, e non dopo, spiegano con chiarezza che "l'evidenza pubblica in materia di assunzioni da parte delle società pubbliche", così come quelle a partecipazione pubblica, è un principio generale e che "il ricorso a clausole sociali non può essere utilizzato come strumento per eludere il rispetto dei principi dell'evidenza pubblica".
Concetti piuttosto drastici, che trovano sostegno da parte di sentenze della Corte di Cassazione e nell'articolo 97 della Costituzione.

I legali delle associazioni sindacali e della Regione stanno analizzando il testo del parere della Magistratura contabile e nei prossimi giorni valuteranno la possibilità di impugnare il parere, magari facendo leva, per analogia, sul pronunciamento del Tar della Puglia su una vicenda dai tratti simili.

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