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Ultimo aggiornamento: Sabato 22 Settembre - ore 21.52

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Niente cambiali, siamo spezzini

Quella spezzina è la provincia con meno protesti d'Italia secondo i dati di Unioncamere. Sono 438 le contestazioni nei primi nove mesi del 2017, per un importo medio di 330 euro.

Niente cambiali, siamo spezzini

La Spezia - Il passo più lungo della gamba, giammai. La Spezia è la provincia d'Italia in cui vengono segnalati meno protesti per cambiali o assegni scoperti. Lo dicono i dati raccolti dalle Camere di Commercio ed elaborati da InfoCamere per conto di Unioncamere. Tra golfo ed entroterra sono stati 438 i protesti nel periodo gennaio-settembre 2017, per un importo medio di 330 euro. Di questi 415 erano le cambiali, a loro volta con un importo medio di 257 euro.
E' l'ultima provincia in Italia in questa classifica, che vede in testa Rovigo (2.247 euro di media per protesto), seguita da Fermo (2.227 euro), Frosinone (2.191 euro), Arezzo (2.182 euro) e Milano (2.181 euro). Subito al di sopra della Spezia ecco Belluno (614 euro), Livorno (700 euro), Imperia (773 euro) e Novara (822 euro). Segno che gli spezzini raramente fanno il passo più lungo della gamba, ma anche conferma della poca propensione a rischiare che si associa fatalmente alla creazione di un'impresa.

Per quel che riguarda i dati nazionali, Unioncamere registra come i protesti si siano dimezzati rispetto al 2014. "Nel 2017 i mancati pagamenti si sono infatti ridotti del 47% in termini di numero e del 61% in termini di valore, unendo nella discesa sia l’andamento delle cambiali, dimezzate in termini di numero e del 70% in termini di valore, che quello degli assegni, in frenata del 36% nei valori assoluti e dimezzati in termini monetari", recita una nota. "Fra gennaio e settembre 2017 le occasioni in cui un cittadino o un’impresa si sono visti costretti a ricorrere ad un pubblico ufficiale per notificare la mancata accettazione di una cambiale o di un assegno hanno toccato quota 385.107, per un valore complessivo di quasi 630 milioni di euro. L’80% dei “pagherò” è rappresentato da cambiali (309.146), mentre gli assegni costituiscono il 20% (75.961)". Un effetto dell'uscita dalla fase acuta della crisi e della ripresa, pur timida, della crescita economica spinta da politiche continentali e non solo.

"L’analisi territoriale mostra come la frenata più vistosa degli effetti protestati tra i primi nove mesi del 2017 e lo stesso periodo del 2016 si sia registrata nelle Marche (-33,1%); seguono Trentino-Alto Adige (-25,2%) e Veneto (-18,8%). In termini monetari lo stop più evidente è però quello fatto registrare dalla Valle d’Aosta (-52,8%) che distanzia di otto punti percentuali il dimezzamento dei “pagherò” trentini ed altoatesini (-44,8% rispetto al 2016). Tra le province, se le grandi città come Roma, Milano, Napoli e Salerno guidano la classifica per numero di titoli protestati, in termini di importi levati salgono ai vertici della graduatoria Rovigo, Fermo e Frosinone in cui, in media, i “pagherò” superano il valore di 2mila euro".
Per quel che riguarda il resto della Liguria, Genova è al 78esimo posto con 2.755 protesti per un importo medio di 1.150 euro, due posizioni sopra Savona con 1.170 euro di media. Massa-Carrara è invece 48esima con 1.495 euro di scoperto.

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