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Niente Liguria da Bere a giugno: "Proviamo a ripensarla per l'autunno"

Nel 2020 la 15a edizione non sarà il simbolico inizio dell'estate spezzina: ecco come potrebbe cambiare. Senese su urbanesimo e riscoperta della campagna: "Futuro del turismo andava e va ripensato, vincoli siano occasione per allargare orizzonti".

"rapporto più forte con l'ambiente"
Niente Liguria da Bere a giugno: "Proviamo a ripensarla per l'autunno"

La Spezia - Quella del 2020 sarebbe dovuta essere la 15esima edizione di Liguria da Bere ma la situazione emergenziale una scelta tanto malinconica quanto necessaria: è ufficiale l'annullamento della tre giorni almeno in quello che generalmente è il periodo consueto, ovvero un weekend dell'ultima decade di giugno. La mostra mercato, con gli oltre cinquanta stand dedicati al vino e alle produzioni della Liguria (Do - Denominazione di origine e Igt - Indicazione geografica tipica), per la città della Spezia è da tanti anni il simbolico la all'estate ma questa volta gli spezzini, e tanto meno i turisti (che ad oggi possono essere solo corregionali), dovranno rinunciarci. La stessa conformazione della manifestazione, sviluppata nella dirittrice unica di Corso Cavour, favorisce assembramenti che sono incompatibili con le misure in atto, assumendo i connotati di una festa. Rimane la speranza che in autunno si possa comunque tenere, seppur con una formula differente: "Vorremmo comunque realizzarla entro il 2020 - spiega Stefano Senese, segretaria della Camera di Commercio delle Riviere di Liguria - , se ci saranno le condizioni in autunno. L'ipotesi alla quale stiamo lavorando è che possa essere distribuita su un'area più vasta e quindi non solo nel corso principale. Con un'attenzione maggiore alla ricerca e alla tradizione vitivinicola e banchetti più grandi ed accoglienti". Un'idea, quella di un coinvolgimento di più aree del centro storico, che era già comunque stata ventilata al termine dell'ultima edizione. Nel 2019 Liguria da Bere fece ancor meglio del solito: nella consueta tre giorni furono staccati ben 12mila coupons e la rassegna, grazie ai turisti esteri presenti, parlava tante lingue diverse.

E' la prima manifestazione dell'estate a saltare ufficialmente, il che permette una riflessione ulteriore su quello che dovremmo attenderci. Che ne sarà della socialità e del concetto di turismo per come lo abbiamo inteso dal '900 in poi?
"La verità - spiega Senese - è che nessuno oggi sa quanto durerà. I dati sanitari dicono che stiamo migliorando ma dobbiamo essere prudenti se non vogliamo ritrovarci di nuovo nella stessa situazione. Io voglio pensare positivo e la mia speranza è che questo vincolo si trasformi in opportunità. Il turismo comunque va ripensato, sapendo che c'è un punto di partenza nuovo, imposto: riscoprire il nostro paese, magari andando a visitare, quando sarà permesso, località meno note. E poi la quotidianità, certo: se le distanze dovranno cambiare, è normale che più suolo pubblico dovrà essere a disposizione dei cittadini e dei locali, con normative meno rigide ed interpretabili. Dovremo ripensare al rito del caffè, a come stiamo insieme in un ristorante. E penso ci sarà, per paradosso, più occasione di incontri, pur nel distanziamento imposto".

La vita frenetica ci aveva già imposto delle riflessioni, per la verità. Solo che non le avevamo volute cogliere, presi dalla tecnologia e dalla competizione.
"Il lockdown ci ha fatto mettere fuoco alcune cose che avevamo soltanto sfiorato. Oggi dal mare guardiamo le valli, le campagne, con un occhio più sensibile, capendo che l'elemento ambientale è davvero significativo. Camminiamo nei sentieri, apprezziamo gli elementi e questo consente di riscorprire noi stessi: come accade con lo smart working, anche quel modo di lavorare ci ha messo nelle condizioni di riflettere e pensarsi diversamente da quanto facevamo prima".

Ciò che stiamo vivendo fa riflettere sul rapporto tra campagna e urbanesimo. E' dal Medioevo che, al di là di sporadici decenni dopo guerre ed epidemie (guarda caso), le campagne e le periferie si spopolano a favore della vita in città. Potremmo assistere ad un periodo d'inversione dei flussi, magari per qualche decennio?
"Credo sia giusto e intelligente questo ragionamento. C'è la necessità non solo di allargare gli spazi ma anche gli orizzonti: è l'elemento psicologico a giocare un fattore fondamentale. Il nostro quotidiano sarà sempre più improntato ad un rapporto col territorio, con l'elemento naturale".

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