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Ultimo aggiornamento: Sabato 19 Agosto - ore 23.06

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Molti più alberghi e meno negozi: la Spezia cambia

Centro storico vs periferia in uno studio di Unioncamere sul commercio. In otto anni è boom delle attività legate al turismo. "Ma la periferia soffre la grande distribuzione e servono più parcheggi in centro", dice Gianfranco Bianchi.

Molti più alberghi e meno negozi: la Spezia cambia

La Spezia - Se è vero che il commercio contribuisce a determinare il volto della città, gli ultimi otto anni dicono che alla Spezia è la città ad aver viceversa mutato il mondo del commercio. Con due differenti velocità tra centro storico e la cosiddetta periferia, concetto in questo caso declinato in senso ampio intendendo tutti i quartieri all'infuori della città sabauda. Dal 2008 al 2016 le vie disegnate da Domenico Chiodo hanno visto un'esplosione delle attività ricettive, raddoppiate con un ritmo di +15% all'anno e balzate da 29 a 56, così come di bar e ristoranti cresciuti del 21%. Di contro soffrono tutti gli esercizi in sede fissa tradizionale tranne quelli che trattano apparecchiature informatiche e telecomunicazioni.
Muta pelle il centro storico, subisce invece un calo generalizzato la periferia. Qualcosa che preoccupa il presidente della Confcommercio spezzina Gianfranco Bianchi, che ha una spiegazione semplice. "La differenza tra centro storico e non deriva dalla presenza della media e grande distribuzione, che alla Spezia ha proliferato all'interno dell'area comunale - dice - Ciò ha provocato una desertificazione del territorio cosiddetto periferico. Questa è per noi la causa principale, che non ha corrispettivo nelle altre città prese in considerazione dallo studio di Unioncamere". Già, perché i dati spezzini fanno parte di un corpus più ampio che ha messo sotto la lente d'ingrandimento 40 centri urbani italiani per capire il rapporto tra centro e periferia nelle dinamiche del commercio.

Da Trieste a Catania, tredici le categorie prese in considerazione tra cui tabacchi, giocattoli, mobili ai carburanti, e quattro gli anni considerati (2008, 2012, 2014 e 2016). I dati spezzini dicono che il commercio in sede fissa cala più della media del resto del campione sia nel centro storico (-17% contro -15%) che fuori (-21% contro -12%). Crescono invece gli ambulanti ma in maniera più contenuta nel cuore della città (+23% contro +36%), ma soffrono agli estremi (-8% contro +5%). In totale il commercio al dettaglio in riva allo Sprugola si comporta comunque come nel resto dei quaranta comuni, con un calo dell'11%. E' però ancora una volta in periferia che il -10% generale diventa da Mazzetta in giù quasi il doppio: -19%.
Il centro storico è sempre più quello di una città turistica insomma, con una crescita a tripla velocità rispetto alla media nelle attività ricettive. Solo Palermo, capitale italiana dei giovani per il 2017 e della cultura per il 2018, e Matera, capitale europea della cultura per il 2019, fanno meglio nel campione delle quaranta città. Oltretutto la Spezia espelle, per così dire, verso l'esterno le attività come i distributori di carburante (quasi dimezzati rispetto al 2008) e delle farmacie, in crescita invece in periferia del 18,8%.

"Non significa che non ci siano problemi nei centri storici - sottolinea in ogni caso Bianchi - Diminuisce in maniera sensibile il commercio in sede fissa, aprono sempre più catene e si perde l'identità dell'offerta commerciale. Pesano anche le dinamiche demografiche, lo svuotamento del centro città e l'abolizione del servizio di leva (avvenuto 12 anni fa, ndr) che ha significato 1500 ragazzi in meno a spasso ogni pomeriggio". La ricetta per Confcommercio parte sempre dal solito tasto: più parcheggi, in controtendenza però con la direzione che i centri storici prendono ormai in tutta Europa. "Al prossimo sindaco chiederemo di riprendere in mano il discorso del parcheggio alla Pinetina e all'ex edificio dell'associazione d'arma", promette Bianchi.
Per la periferia invece, è sul Piano urbanistico comunale che i commercianti vorrebbero una sterzata. "Bisogna smettere di utilizzare le aree ex industriali dismesse per il commercio - dice il presidente di Confcommercio - A questa città serve produzione. Quale? Non metto bocca nel lavoro degli industriali. Ma facciamo scelte infrastrutturali diverse, non cambiamo la destinazione d'uso delle aree industriali e mettiamo mano al puc in modo che non preveda l'apertura di medie attività". E c'è già un'idea precisa anche per il futuribile waterfront. "Abbiamo un progetto, quello firmato da Josè Llavador, su cui sarebbe perfetto inserire una zona di vendita del food. Lì avrebbe senso, non su Passeggiata Morin di fronte a una zona dove in tanti hanno investito negli scorsi anni".

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