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Messina: "Gnl, è ora di dirlo: i trasporti devono costare di più"

Alla biannale della logistica si parla anche di sostenibilità ambientale. L'esponente di Assarmatori: "Se c’è un adeguamento mondiale può essere giusto imporre normative tassative".

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Messina: "Gnl, è ora di dirlo: i trasporti devono costare di più"

La Spezia - Uno sguardo deciso al futuro del comparto marittimo e dello shipping in particolare con un orizzonte fissato al 2030 in un’ottica di autotutela, di sostenibilità, tradotto in una parola: di resilienza. Bilog abbandona i temi generali e nel corso della prima giornata affronta il tema dello sviluppo della logistica in seno ai valori della sostenibilità.

Al tavolo sono chiamati a parlare i delegati delle più importanti realtà protagoniste del settore dei trasporti in Italia ma anche chi si occupa di altro come Axel Wenblad, uno dei più importanti personaggi del Wwf: “Il mese scorso a New York si è posto l’accento sul cambiamento climatico ed è fantastico che una ragazzina come Greta Thumberg abbia mobilitato milioni di persone. Il Gnl è già una risposta, se guardiamo il settore marittimo io credo fortemente nella tecnologia: tradotto, credo nella possibilità di avere nuove navi che tra dieci anni siano ad impatto zero. Di certo la necessità di trasporti aumenterà ed è una sfida grandissima, da affrontare per gradi. Studiando nuovi combustibili, anche: il problema dei biocarburanti di cui si parla tanto è che non sono ancora presenti. Tutti i settori lo vogliono ma prima di tutto serve uno studio. Sono stati proposti test per capire, elaborare e valutare queste infrastrutture informatiche per produrre dei cambiamenti in termini di combustibili. La discussione è importante per la catena logistica. C’è bisogno di investimenti, possiamo creare una tecnologia se siamo abbastanza intelligenti e tra dieci anni ci diremo a che punto siamo arrivati. Andiamo avanti per i nostri figli, per i nostri nipoti”.

Milena Benzi, di Ikea Distribution Italia, propone una carrellata riguardante tutte le azioni intraprese dall’azienda svedese in termini ambientali: “Ogni anno Ikea Italia Distribution Srl movimenta circa 3 milioni di metri cubi di merce presso i depositi di Piacenza. Di questi 3 milioni, il 67 per cento è di origine comunitaria e italiana mentre il 33 per cento è proveniente da Paesi terzi, non Europei. Il deposito di Piacenza serve oltre venti negozi italiani, 2 negozi svizzeri, 1 negozio croato e 25 negozi nel Medio Oriente. E le esportazioni superano di gran lunga le importazioni. Stiamo lavorando moltissimo sulla parte sostenibile: ogni piccolo step è importante e l’aiuto dei nostri fornitori è fondamentale. Nel punto vendita di Piacenza per esempio abbiamo un parco fotovoltaico che produce l’equivalente di 1,5 milioni di ricariche di iPhone. I porti utilizzati sono Genova e La Spezia per import ed export; Ravenna è utilizzata per export verso alcune destinazioni del Mediterraneo. Abbiamo sbarchi import anche a Catania, Ancona, Civitavecchia, che stanno crescendo”.

Stefano Messina rappresenta Assarmatori: “Sostenibilità sociale, ambientale ed economica sono le parole chiave. Gnl è l’alternativa oppure la soluzione: è giunto un momento in cui si deve dire che il trasporto deve costare di più. L’integrazione verticale è un tema che deve essere determinato dal mercato: se c’è un adeguamento mondiale ed omogeneo allora può essere giusto imporre normative tassative. Altrimenti lo Stato singolo non può stravolgere un’economia di mercato”.

Tocca poi a Zeno D’Agostino, numero uno del porto di Trieste in rappresentanza di Espo: “Sfaterei un po’ di miti sulle differenze fra portualità del nord e del sud Europa. L’economia deve diventare sferica: prendendo ad esempio la testimonianza di Ikea, sembra quasi, ed è un difetto occidentale, che deleghiamo al privato una serie di cose che dovrebbero partire dal pubblico. Dobbiamo bloccare il gigantismo navale? Benissimo, lo sappiamo tutti eppure continua ad andare avanti perché nell’est del mondo c’è un modus operandi che mira a drogare il settore della cantieristica. Elettrificare le banchine? Il problema è quanto costa l’energia: oggi più del carburante usato delle navi. E allora? Il pubblico dovrebbe avere la forza di regolamentare”.

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