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Meno sportelli e lavoratori, sguardo sulla realtà bancaria spezzina

L'Osservatorio First Cisl racconta di una provincia con una 'bancarizzazione' disomogenea, sbilanciata verso le località turistiche.

Meno sportelli e lavoratori, sguardo sulla realtà bancaria spezzina

La Spezia - Una banca ogni 2mila spezzini. Un valore, quello che si registra oggi nel territorio provinciale, superiore a quello medio nazionale, pari a 0.42 presidi ogni mille abitanti. “La bancarizzazione spezzina supera la media nazionale, come conferma anche il numero medio di sportelli per comune (3,47), che alla Spezia è nuovamente migliore del dato nazionale (3,21)”. Lo si legge nel rapporto annuale dell'Osservatorio sul credito di First Cisl La Spezia. “È interessante notare come la bancarizzazione spezzina -spiegano ancora dal sindacato - si presenti assai diversificata sul territorio, sia analizzandola per singolo comune che aggregandola per bacino socio/economico. Il dato più eclatante è che ben otto comuni, sette nella Val di Vara ed uno nella Riviera, risultano del tutto sprovvisti di filiali bancarie. Si presenta poi assai disomogenea la distribuzione degli sportelli nei restanti 24 comuni. Con un indice di 2,43 filiali ogni mille residenti Vernazza, gioiello delle Cinque Terre, supera di gran lunga Castelnuovo Magra che, pur vantando una buona economia agricolo/artigianale, risulta però ultimo in questa classificazione con 0,12 sportelli ogni mille residenti. Anche nel riepilogo per distretti si nota come le aziende bancarie abbiano privilegiato l’investimento nelle località turistiche della Riviera. Questa zona, infatti, con un indice di 0,97 possiede in pratica uno sportello ogni mille abitanti, mentre con 0,41 risulta lievemente inferiore alla media nazionale la bancarizzazione della Val di Magra, nonostante essa comprenda il più forte comprensorio produttivo della intera provincia. Il Comune della Spezia (0,53) e la Val di Vara (0,46) mostrano infine indici superiori al valore nazionale”.

L'Osservatorio fa anche il punto sulle chiusure del 2019. Giù la saracinesca per lo sportello Crédit Agricole Italia di Piazza Brin, attivo dal 1993, e fine corsa anche per Banca Prossima, satellite del Gruppo Intesa Sanpaolo e realtà specializzata nel terzo settore. Intesa Sanpaolo ha poi chiuso l'agenza di Via Gramsci nel capoluogo e ancora Crédit Agricole Italia ha chiso lo sportello di Romito Magra, nel comune di Arcola. “E' un dato comunque minimale, specialmente se rapportato al numero di sportelli chiusi in Liguria lo scorso anno: ben 89 – continuano da First Cisl -. Pertanto solo 109 filiali bancarie rappresentano oggi l’intera realtà creditizia spezzina. Per trovare un numero così ridotto occorre ritornare a venticinque anni addietro, quando cioè tra le numerose banche allora presenti su piazza esisteva una vivace concorrenza per l’apertura o per l’acquisto di sportelli, nel tentativo di acquisire maggiori quote di mercato. Se si considera poi che tra le 109 succursali attualmente autorizzate da Banca d’Italia ad operare in provincia una decina di fatto non sono contabilmente autonome, bensì agiscono come semplici 'satelliti' della filiale a cui fanno riferimento, e sette non operano ad attività piena, ma si limitano al business in cui sono specializzate (crediti personali, private, corporate, ecc.), la bancarizzazione effettiva del territorio si attesta sui valori di fine anni ottanta, per di più con una dotazione di personale ridottasi nel frattempo di oltre un terzo”.

Nel rapporto della First Cisl spezzina si rileva poi che i lavoratori dipendenti delle aziende bancarie in provincia sono diminuiti nel 2019 di 40 unità, scendendo da 876 a 836. Gran parte del decremento – precisamente 35 unità su 40 – è riconducibile all'ex gruppo Carispezia Crédit Agricole, “complici principalmente un significativo numero di adesioni a Quota 100 e ad un fondo di solidarietà che ha permesso a numerosi colleghi di anticipare la pensione, sostituiti in minima parte (e comunque solo nella rete delle filiali) da nuove assunzioni”. First Cisl osserva che “il fatto maggiormente significativo in ambito bancario locale avvenuto nel 2019 è senza dubbio l’operazione societaria che ha messo fine alla quasi bicentenaria storia della Cassa di Risparmio della Spezia, la quale, il 21 luglio scorso, è stata definitivamente incorporata da Crédit Agricole Italia, ovvero la controllante del Gruppo nel quale Carispezia era entrata nel 2011. Possibili ricadute negative per i lavoratori, in particolare per quelli che operavano nella Direzione Generale di Carispezia (circa 140) sono state scongiurate, sia in termini professionali che di mobilità territoriale, grazie all’accordo siglato il 9 luglio 2019 tra azienda e organizzazioni sindacali. I timori sulle ricadute future in termini occupazionali, conseguenti alla 'scomparsa' della banca quale entità autonoma, si stanno purtroppo già concretizzando: infatti proprio il calo di occupati nella ex Carispezia è il principale responsabile del tracollo registrato lo scorso anno in provincia”. I 35 su 40, appunto.

“Allargando poi il monitoraggio al settore contrattualmente affine della Riscossione Tributi – si legge ancora -, dobbiamo purtroppo rilevare l’altro fatto eclatante che ha caratterizzato il 2019: a partire dal settembre scorso, infatti, Spezia Risorse non fa più parte di tale settore in quanto, per decisione unilaterale della proprietà (in primis del Comune della Spezia, quale azionista di maggioranza), non viene più applicato ai lavoratori di tale azienda il Contratto Collettivo Nazionale della riscossione tributi. All’interno dell’area contrattale della Riscossione Tributi rimane pertanto nella provincia un unico concessionario – l’Agenzia delle Entrate-Riscossione – che negli ultimi dodici mesi non ha modificato il proprio organico di 34 occupati. Il numero globale dei lavoratori del settore 'finanziario' è sceso pertanto a 870, con un calo totale di occupati anno su anno pari a 71 lavoratori, dato questo che eguaglia il record negativo registrato in provincia tra il lontano 1995 ed il 1996, anche se va ricordato che per 31 il motivo consiste nel cambio del contratto nazionale di riferimento e non nella perdita effettiva di occupazione”.

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