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Ultimo aggiornamento: Lunedì 21 Agosto - ore 00.20

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Melley al prossimo sindaco: "La Fondazione non è in concorrenza" | Foto

Il presidente dell'ente di Via Chiodo critico nei confronti della classe politica spezzina: "Problemi di competenze, di comprensione dei meccanismi". Sul Villaggio del Palio: "Esponiamo permanentemente le abilità delle borgate, non la solita casba".

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La Spezia - Mai banale né mosso dall'impulso istintuale, Matteo Melley, presidente della Fondazione Carispezia, colora un'inedita giornata, stranamente "povera" di contenuti e polemiche elettorali, nel contesto dell'annuale presentazione del bilancio finanziario dell'istituzione di Via Chiodo. L'economia al centro, la politica molto meno sullo sfondo rispetto alle attese e un sentimento di svuotamento che Melley fatica a contenere, prendendosela, e non è la prima volta che accade, un po' con tutti. Parole importanti, specialmente per il momento storico, ad un mese dalla tornata elettorale, il passaggio amministrativo certamente meno scontato degli ultimi vent'anni di governo. Come sempre Melley parte in sordina e regala le frasi più ficcanti nella seconda parte del suo lungo commento, quella sollecitata dalle questioni sollevate dalla stampa. "Il 2017 è un anno complicatissimo, perché rappresenta quello del cambio amministrativo e in queste occasioni si chiede continuità alle altre istituzioni, prima fra tutti la Fondazione. Fra un anno gli organi interni scadranno e anche questa gestione sarà sostituita: quello che non dovrà cambiare quando tutto andrà a scadenza, è il metodo fin qui utilizzato".

Risultati e traguardi, partendo dal polo "Marconi", passando per il social housing, finendo coi progetti di welfare e cultura. Al di là delle erogazioni che cosa rimane dello scorso esercizio?
"Tantissimi investimenti, basti pensare ai 4,5 milioni erogati per le attività istituzionali. Progetti per contrastare le nuove povertà, contro il disagio giovanile, eventi culturali ed espositivi, azioni che valorizzino il patrimonio storico-culturale della provincia. Siamo il principale finanziatore del polo universitario con una prospettiva di più lungo periodo rispetto agli altri player".

Dalle sue parole traspare scoramento nei confronti soprattutto del Comune e delle sue politiche.
"Esiste una comprovata fatica cronica ad ottenere partnership virtuose dal mondo pubblico. Noi chiediamo canali preferenziali alla luce del sole e con quella prospettiva si potrebbero fare grandissime cose. Si potrebbe avviare un restauro pubblico simile alle mura di Lucca, una città dove la Fondazione ha ricostruito praticamente tutto il bello degradato. Da soli non possiamo fare niente e quando presentiamo il progetto di costruire a Fontevivo una cittadella della salute, che poteva beneficiare dei fondi per le periferie, e vedi che si preferisce intervenire altrove, comprendi quante occasioni si perdono. D'altro canto è stato ritenuto di privilegiare altre aree, come Fossamastra e Canaletto nonostante ci fossero finanziamenti nostri già programmati superiori a quelli annunciati per le zone del Levante".

Su Mardichi, l'Ance ha avanzato una proposta suggestiva: recuperare la maxi area alle spalle dell'Arsenale e trasformarla in una cittadella della formazione, una sorta di campus condiviso fra le scuole superiori della città.
"A suo tempo abbiamo fatto una proposta per comprarla, dopo di che nessuno ha fatto nulla e pensare che il social housing poteva addirittura costruire case per i militari... Non si va da nessuna parte se si pensa che decide soltanto chi ha ottenuto l'investitura popolare. La Fondazione non fa concorrenza a nessuno, è un problema di competenze, di capire i meccanismi, di conoscere i cambiamenti su scala nazionale".

Ma non è questo il solo motivo di delusione per Melley.
"Se parliamo della sanità avevamo favorito un'operazione che prevedeva la sistemazione dell'area circostante all'ospedale San Bartolomeo di Sarzana, una sorta di buco nero nel tessuto urbano della città. Col fondo social housing e l'acquisto da parte dell'Asl, si poteva operare per un'azione che aveva due scopi. Poi è cambiata l'amministrazione regionale e quella idea non è stata definita prioritaria".

Waterfront e Palio del Golfo, altri argomenti da toccare.
"Parlare del waterfront mi ha stufato, non ha più senso dopo anni. Qui ci sono tante di quelle cose da programmare come ad esempio interventi mirati al vecchio ospedale in attesa di quello in costruzione al Felettino. Altra delusione riguarda il nostro progetto del villaggio del Palio, uno strumento necessario se la manifestazione deve diventare il fulcro turistico che vada oltre la gara d'agosto. E allora esponiamo permanentemente le abilità delle borgate, le loro tradizioni, invece di offrire la solita casba allestita in fretta e furia".

C'è anche un problema di tempi.
"Altrimenti i soldi vanno altrove, le grandi scelte le abbiamo riservate agli ultimi sei mesi ma c'è necessità di chiarezza e comunque per comprendere i pensieri della nuova amministrazione ci vorrà tutta l'estate e il mandato di questa Fondazione scadrà il prossimo anno. Parma, città a noi vicina dove da diversi anni amministra il Movimento Cinque Stelle dopo la crisi economica e politica della città, si è data una mossa costituendo l'associazione "Parma c'è" che aiuta la Fondazione, creando piccoli laboratori locali dove le comunità in difficoltà lavorano insieme, inventando un meccanismo nuovo. Secondo noi i tavoli sono una piccola grande rivoluzione nel metodo".

Non crede però che questa impasse della classe dirigente sia anche colpa un po' di chi in questi anni non è stata capace di emanciparsi, fare turn-over e includere?
"Non do giudizi sulla classe dirigente e in qualche modo sono correo anche io. Qui c'è la mancata conoscenza di cosa succede a livello nazionale. La riflessione sulla governance delle comunità da tempo e al centro dell'agenda politica, non succede solo qui. Tutti in questi giorni di campagna dicono che si deve condividere, ma deve essere una condivisione vera e attiva".

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