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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 16 Agosto - ore 19.00

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Maris alle corde, le sigle chiedono di bloccare la ricapitalizzazione

Per l'ennesima volta gli stipendi arrivano in ritardo, e il problema si estende a tutte le categorie. Chiesti incontri straordinari con l'azienda e le istituzioni. E ci si chiede: se sparisce il porta a porta nel capoluogo che ne sarà dei lavoratori?

Maris alle corde, le sigle chiedono di bloccare la ricapitalizzazione

La Spezia - Tre punti fermi, tre tentativi di risolvere una situazione che si va via via complicando. Poi, se le cose non miglioreranno, i sindacati dei lavoratori di Maris proclameranno lo sciopero.
E' questo quanto è stato deciso questa mattina nel corso della riunione alla quale hanno partecipato gli addetti allo spazzamento, alla raccolta degli ingombranti, delle pulizie e dei servizi di ufficio che lavorano per conto della cooperativa. Da anni, infatti, gli stipendi non arrivano con regolarità e se prima il problema riguardava alcune categorie di lavoratori, il 20 del mese scorso quasi nessuno si è visto depositare la mensilità sul conto corrente.

"Abbiamo proposto tre azioni - spiega a CDS, Gianni Cargiolli, segretario di Fp Cgil - prima di arrivare a proclamare proteste come lo sciopero. Le formalizzeremo nel corso di una riunione con l'azienda già fissata al prossimo 5 luglio: si tratta di una assemblea straordinaria con i soci, per capire quale sia il motivo per il quale Maris non riesce a recuperare il credito che ha nei confronti di Acam, di un incontro con le istituzioni, anche in considerazione del fatto che in città è cambiato lo scenario, e della sospensione - almeno sino a quando non cambieranno le cose - della trattenuta di 25 euro mensili dalle buste paga dei lavoratori, somma con la quale stava avvenendo la ricapitalizzazione richiesta dalla cooperativa e accettata dalle sigle sindacali e dai lavoratori un anno fa".
Duro Giampiero Orlanducci, segretario di Fisascat Cisl: "La situazione è tragica. Ci avevano assicurato che con la ricapitalizzazione non ci sarebbero più stati problemi, almeno per gli stipendi. Ma così non è stato: e ogni volta Maris scarica le colpe su Acam, che a sua volta le dà ai Comuni. All'aspetto finanziario si aggiungono i problemi del parco mezzi e quelli dell'incongruenza tra i livelli contrattuali e le mansioni svolte. E' il momento che le istituzioni facciano qualcosa, per questo richiederemo l'incontro con il nuovo sindaco Peracchini e con il presidente della Regione, Toti".
Chi è andato oltre al tema degli stipendi è Marco Furletti, numero uno della Uiltrasporti: "Credo sia necessario andare alla radice del problema. Stiamo per assistere al cambio della giunta, bisognerà valutare se e come sarà portato avanti il percorso aggregativo di Acam. Occorrono certezze sui pagamenti da parte dei Comuni ad Acam e poi verso Maris, ma dobbiamo anche porci interrogativi sulla possibilità che i livelli occupazionali vengano effettivamente confermati. Abbiamo sentito parlare spesso di riorganizzazione dei servizi e anche nel piano industriale di Acam si fa accenno a questo aspetto. Cosa accadrà se lo spazzamento verrà meccanizzato? Che ne sarà delle attività aggiuntive al servizio di igiene ambientale? E se al posto del porta a porta si dovesse ritornare ai cassonetti, che fine farà la manodopera in eccesso?". Domande più che lecite, che non nascondono il problema dei ritardi dei pagamenti degli stipendi, ma che, al contrario, mirano a capire se in futuro ci sarà lo stesso numero di buste paga di oggi.

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