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Ultimo aggiornamento: Lunedì 23 Aprile - ore 22.49

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Lo specchio del patronato: boom di domande di disoccupazione nel 2017

Il 70 per cento dal settore dei servizi. Ghiglione: "Jobs Act, nessun risultato positivo". Argenti: "Over 60 e giovani pagano la crisi". Quaretti: "Più ricattabilità sul posto di lavoro". Comiti: "Rischio gesti estremi".

Lo specchio del patronato: boom di domande di disoccupazione nel 2017

La Spezia - "Un mercato del lavoro sempre più discontinuo e inadeguato ai bisogni dei cittadini ed enormi livelli di diseguaglianza. Ogni giorno accogliamo persone che ci chiedono una mano per arrivare a fine mese, che cercano risposte". Questo è quel che prt Lara Ghiglione, segretario della Camera del lavoro spezzina, emerge dalla lettura dei dati 2017 del patronato Inca Cgil, che si appresta a scendere in piazza questo sabato (vedi QUI) per rinnovare il contatto con il cittadino. E che, vista la sua centralità nel mondo dei patronati, con i suoi numeri restituisce una fotografia fedele - e amara - del territorio.

"Le politiche dell'occupazione di questi anni - ha proseguito Ghiglione -, soprattutto il Jobs Act, volte a incrementare la flessibilità, non hanno portato benefici. Le persone perdono il lavoro, si rivolgono al patronato per il sostegno al reddito, poi attraversano la strada e si rivolgono al sindacato per trovare una nuova occupazione". Il segretario ha puntato il dito contro "i bonus, ora tanto di moda, come gli 80 euro. Non servono bonus, ma investimenti strutturali che creino occupazione stabile. Discorso simile per il reddito di inclusione: sì al sostegno di chi fa fatica sopravvivere, ma, se questo non è affiancato da un percorso di riconversione professionale e da politiche che creino nuova occupazione, facciamo mero assistenzialismo e non diamo vere risposte a chi è in difficoltà".

Il 2017 del patronato Inca Cgil

Questi i numeri provinciali dell'Inca nel 2017:
1.395 domande di pensione (vecchiaia, anzianità, invalidità assegno sociale); 506 domande di riconoscimento malattie professionali;
3.401 domande di NASPI (Indennità di Disopccupazione), nel 2015 sono state 3.246, nel 2016 2.911;
845 permessi maternità;
735 bonus bebè, bonus nido, premio nascita;
3.385 riconoscimenti invalidità civile, accompagnamento e stato di handicap;
903 pratiche di assistenza ad extra comunitaeri (richiesta e rinnovo permesso di soggiorno, ricongiungimenti familiari e richiesta di cittadinanza).

"Il patronato Inca - ha spiegato stamani in conferenza stampa il direttore provinciale Beniamino Argenti - è il primo a livello nazionale e anche nella nostra provincia, dove in tutto ci sono undici enti di patronato. Inca nello Spezzino copre una quota di mercato del 36 per cento rispetto agli altri dieci patronati. Quota che supera il 40 per cento se parliamo di disoccupazione, bonus, reddito".

La lettura dei dati del direttore: "Preoccupano le domande di disoccupazione, o Naspi - ha detto Argenti -. Negli ultimi tre anni abbiamo affrontato circa 10mila domande, con un picco nel 2017, anno della cosiddetta ripresa. Di queste 10mila domande, più dell'80 per cento - ecco chi paga la crisi - riguarda le fasce 25-35 anni e over 60 anni. Gli ultrasessantenni fanno i conti col fatto che si va in pensione a 67 anni con 42 anni e 10 mesi di contributi, gli uomini, 41 e 10 le donne. Accogliamo persone che hanno 62 anni, hanno finito la Naspi, non hanno più ammortizzatori e hanno 41 anni di contributi. Chiedono cosa c'è per loro... non c'è nulla! Così nascono le nuove povertà". Argenti ha infine evidenziato come "fino agli anni Ottanta il nostro segmento tradizionale di lavoro erano le pensioni, le malattie professionali, gli infortuni sul lavoro. Ora sono linee residuali: prevalgono le domande di disoccupazione e cresce esponenzialmente la gente che si rivolge al nostro patronato per i vari bonus". E sulle pensioni, Argenti ha spiegato come negli ultimi due anni e mezzo il certosino affiancamento del cittadino da parte di Inca abbia permesso di recuperare oltre 300mila euro di pensioni spezzine dovute e non riconosciute, soldi smarriti nella giungla di una burocrazia quantomai complessa.

Fabio Quaretti, segretario della Filt Cgil spezzina e membro della segreteria camerale, ha sollevato il tema dei "diritti inespressi e causa dell'accresciuta ricattabilità dei lavoratori. Per esempio, guardo alla mia categoria, ci sono camionisti che non denunciano la malattia professionale per paura di perdere il lavoro. Sono cose che vanno sottolineate, quel mestiere lì fino a 65 anni non puoi farlo".

Da dove viene la maggior parte delle richieste di disoccupazione affrontate da Inca? Dal settore dei servizi e del commercio: 70 per cento delle domande. "Parliamo di persone che lavorano con part time di 20-24 ore, con stipendi bassi, spesso stagionali - ha detto Luca Comiti, segretario Filcams Cgil e membro della segreteria della Camera del lavoro -. Percepiscono disoccupazioni basse che, a fronte dei disservizi dell'Inps, a volte arrivano con tre o quattro mesi di ritardo. E c'è un forte problema di ricollocazione professionale. Abbiamo una serie di persone tra i 50 e i 58 anni che sono senza disoccupazione da quattro anni. Per loro andare avanti è difficile. Niente lavoro, niente Naspi, niente ammortizzatori, nessuno sbocco. Così si rischiano gesti estremi".

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