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Ultimo aggiornamento: Venerdì 19 Aprile - ore 23.15

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La blue economy spezzina incontra la domanda di Egitto, Marocco e Tunisia

Questa mattina si è svolto il convegno sull'economia del mare organizzato dalla Camera di commercio. Nel pomeriggio gli incontri b2b per iniziare a concretizzare una rete di rapporti tra imprese che possa spingere verso l'internazionalizzazione.

Parola d'ordine: aggregazione
La blue economy spezzina incontra la domanda di Egitto, Marocco e Tunisia

La Spezia - Il "Blue economy day" organizzato dalla Camera di commercio ha colto nel segno. In una Sala Marmori gremita questa mattina è andata in scena la prima parte della giornata, alla quale hanno preso parte numerosi rappresentanti del mondo delle imprese spezzino e alcuni studenti che hanno iniziato così a comprendere come funziona il sistema economico e quale sia l'importanza dell'economia del mare per la loro città.

Ai saluti del presidente della Camera di commercio Riviere di Liguria, Luciano Pasquale, e del sindaco della Spezia, Pierluigi Peracchini, è seguito l'intervento di Stefano Senese, segretario generale dell'ente camerale, che ha presentato il nuovo modello di rapporto tra offerta e domanda che è stato proposto alle aziende del comparto marittimo.
"Il progetto Blue economy costituisce l’individuazione e l’integrazione di più elementi. Siamo partiti dalla conoscenza del settore economico e dall'individuazione delle potenzialità e delle esigenze, per giungere alla definizione di un percorso di sviluppo e degli strumenti di intervento per realizzare una politica specifica di export che rappresenta l’inizio di un percorso".
Fondamentale per lo svolgimento e la riuscita del progetto è lo studio socio-economico sul comparto realizzato da Eidos (qui i dati salienti) secondo un approccio metodologico che è andato oltre la semplice rilevazione statistica, soprattutto grazie ai questionari indirizzati alle imprese e che hanno ottenuto un tasso di risposta elevatissimo: il 25 per cento della aziende ha deciso di esprimere le proprie opinioni e segnalare le proprie esigenze, rispetto a un tasso che solitamente si assesta intorno al 4 per cento.
Le possibilità di utilizzo di questo patrimonio conoscitivo possono essere molteplici.
In termini di potenzialità di mercato, si possono attivare politiche dedicate e specifiche
di export, tema sul quale ha insistito molto Cristiano Ghirlanda, vicepresidente di Confindustria con delega all'internazionalizzazione.
Ma si possono sviluppare anche politiche commerciali interne all’Italia, anche in termini di
integrazioni e collaborazioni e rendere effettiva la filiera della blue economy territoriale, rendendo sempre più compiuta l’integrazione tra le grandi imprese e l’indotto locale. Un quadro così specifico, inoltre, può contribuire a individuare le esigenze delle imprese, siano esse logistiche, finanziarie, produttive, di marketing. "Sarà decisivo - ha aggiunto Stefano Senese - anche incrementare i livelli produttivi, dunque le potenzialità di sviluppo anche commerciale, anche sostenendo la creazione di strumenti dedicati, come le reti di impresa".

Per Rete imprese Italia ha preso la parola Federica Maggiani, presidente di Cna e portavoce di turno dell'associazione delle associazioni di categoria.
"La blue economy non riguarda solamente la cantieristica - ha ricordato - ma un ambito ben più ampio: ci sono decine e decine di piccole imprese che creano prodotti di assoluta eccellenza e servizi complementari. Senza di loro, come si evince anche dai dati, oggi non saremmo qui. Dagli arredi alle cime, dalla componentistica alle manutenzioni, dalle agenzie ai servizi che ruotano intorno al mondo dei porticcioli e dei posti barca, parliamo di un panorama davvero vastissimo. Dopo anni in cui abbiamo perso quasi la metà delle imprese ora c'è una ripresa lenta ma costante: per non vanificarla occorre che gli imprenditori si mettano in gioco e collaborino tra loro".
Ribadito a più riprese, dunque, il concetto dell'importanza dell'internazionalizzazione e dell'aggregazione, i segretari generali delle Camere di commercio italiane di Egitto, Marocco e Tunisia hanno presentato l'orizzonte delle opportunità che questi Paesi, nei quali stanno per decollare investimenti di grande entità, offrono anche alle aziende italiane, il cui know how è tenuto in alta considerazione, nel comparto marittimo come in tutti gli altri.

"L'incontro con le tre segreterie estere apre la porta alle nostre realtà economiche - ha commentato Senese a margine del convegno -. In questi interventi sono state illustrate in maniera molto chiara le tipologie di collaborazione possibili. Il difficile comincia ora: dobbiamo concretizzare le relazioni e renderle strutturali". Un obiettivo sul quale si inizierà a lavorare già negli incontri b2b che oggi pomeriggio vedranno protagoniste una trentina di imprese spezzine e le controparti istituzionali di Egitto, Marocco e Tunisia, pronte ad approfondire le esigenze delle aziende magrebine nel campo della blue economy, declinate secondo i settori di interesse ritenuti prioritari dai tre Paesi.
"Si tratta di un percorso che potrebbe richiedere tempo - ha concluso Senese, riferendosi alla volontà di concludere accordi -. Dobbiamo costruire una vera filiera, la vera blue economy, con un rapporto continuativo tra grandi e piccole imprese del nostro territorio. Servono reti di imprese reali, non di facciata. Insieme alle associazioni di categoria possiamo collaborare alla costruzione di questo sistema, come coordinatori e promotori. Non intendiamo dar vita un tavolo di confronto permanente, ma creare meccanismi operativi che possano sostenersi in maniera autonoma".

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