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La Spezia tende la mano ai cinesi, ecco "la notte delle bacchette"

Giovedì la giornata di sensibilizzazione verso gli esercenti dell'estremo Oriente: una serata di solidarietà gastronomica. Lubrano: "Nessun rischio di contagio né frequentando persone asiatiche nè mangiando nei ristoranti".

contro i pregiudizi

La Spezia - Una giornata di sensibilizzazione, per riportare clienti negli esercizi cinesi della nostra città: La Spezia raccoglie l'appello di Milano e la Confcommercio spezzina è in prima linea. Perchè, è noto e anche sulle pagine di Cds lo abbiamo raccontato, da quando è scoppiata la psicosi da coronavirus, infatti, i ristoranti cinesi hanno visto calare in media del 50% i loro fatturati. A Milano Francesco Wu, presidente dell'Unione Imprenditori Italia-Cina, è stato promotore dell'iniziativa "La notte delle bacchette", una serata di solidarietà gastronomica d’oriente programmata per giovedì 20 febbraio. Ristoranti, sale da tè, enoteche, gastronomie, tutti insieme per una serata che raccoglierà anche fondi per sostenere i progetti di AiBi Amici dei Bambini, che da settimane raccoglie donazioni e materiale per aiutare a gestire l’emergenza sanitaria negli orfanotrofi in Cina, duramente colpiti dagli effetti del coronavirus.

Filippo Lubrano, presidente dei giovani imprenditori di Confcommercio della Spezia, ha raccolto l'appello e ha esteso anche alla nostra città l'iniziativa: "Questa psicosi, numeri alla mano, è ingiustificata: se di emergenza si deve parlare, è sicuramente limitata alla Cina Mainland, e in particolare alla regione di Wuhan e dello Hubei, dove peraltro il governo
cinese sta facendo del suo meglio per circoscrivere il diffondersi della malattia. In Europa i casi si contano sulle dita di una mano". In città, il calo di consumatori nei ristoranti cinesi è stato evidente. "Attività in pieno centro, che frequento spesso, mi hanno confessato che stanno pensando di chiudere, almeno per qualche settimana" prosegue Lubrano "una cosa ancora più illogica se si pensa che ovviamente il 100% delle materie prime che utilizzano viene acquistato in città, e ha quasi sempre origine italiana".

Lubrano con l'Asia lavora da anni, e in particolare con la Cina: "L'ultima volta che sono stato là è stata lo scorso ottobre, anche se principalmente a Sud, tra Shanghai e Shenzhen: all'epoca il grande tema erano le rivolte di Hong Kong. Non è la prima volta che il governo cinese ha a che fare con un'epidemia, ma già con la Sars e la Mers, che avevano entrambe un tasso di mortalità ben più elevato del coronavirus, ha dimostrato grandi capacità di gestione delle emergenze. Non sono mai stato a Wuhan, ma la maggior parte dei miei conoscenti che stanno in Cina non si sentono in pericolo, e trovo veramente assurdo che qualcuno si senta in pericolo qui".

Molti dei pregiudizi nascono da un insieme di ignoranza e di fake news di origine incerta sull'origine e le modalità di diffusione del coronavirus, ed è per questo che è importante lanciare un segnale chiaro alla comunità, anche per evitare di far sfociare questa psicosi nel razzismo più becero. "Il carattere di quest'iniziativa da noi è chiaramente simbolico" - ammette Lubrano - "l'obiettivo è dare una scusa agli spezzini per tornare a popolare gli esercizi dei cinesi non solo giovedì 20 febbraio, ma soprattutto tutti i giorni a seguire".

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