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Ultimo aggiornamento: Martedì 24 Aprile - ore 14.31

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La Spezia sede di un hub per innovare l'industria

L'annuncio della presidente Cozzani di Confindustria. Screening e consulenze per l'indotto della difesa e della navalmeccanica. In futuro solo robot in fabbrica? Grillo (Fincantieri): "Gli operai serviranno anche in futuro".

Industry 4.0, avanti piano
La Spezia sede di un hub per innovare l'industria

La Spezia - Dalla ricerca della competitività alla semplificazione dei processi, fino alla paura di un futuro in cui i robot sostituiranno gli operai e gli impiegati nelle industrie. Opportunità e timori che agitano quello che è pur sempre il secondo Paese manifatturiero d'Europa. L'eco non può che raggiungere la Spezia, in cui settore secondario non è più il solo piatto nel menù dell'economia cittadina ma rimane pur sempre la voce più importante. In attesa che il turismo passi da pionierismo individuale a strategia, il convegno Futuro 4.0, l'industria che verrà prova a capire dove va il mondo della produzione.

“Rimarremo sempre un’azienda manifatturiera e avremo sempre il lavoro dell’impiegato dell’operaio - assicura Marco Grillo, responsabile risorse umane Fincantieri - E’ il momento più florido della storia di Fincantieri, abbiamo lavoro fino al 2025 e abbiamo incrementato gli impiegati in ogni cantiere del gruppo quando molti dei nostri omologhi in Europa hanno invece razionalizzato. Usiamo la tecnologia, certo: per proteggere i dati, per la progettazione e le simulazioni navali". Insomma, il momento in cui al Muggiano ci saranno più robot che operai deve ancora arrivare secondo il dirigente. Il problema è semmai trovare le competenze "digitali" in chi si affaccia oggi al mondo del lavoro. "E' vero, abbiamo un problema nel reperire del personale formato e spesso ci siamo trovati a dover cercare fuori dal territorio ligure le risorse che ci servivano", spiega Grillo.
Qualcosa che potrebbe riguardare anche Leonardo in futuro. “Abbiamo una strategia di crescita su tutto il mondo dell’armamento militare: siamo leader nel navale e nel munizionamento intelligente, siamo uno dei tre attori principali nel munizionamento subacqueo e uno dei tanti sul terrestre. Per ciascuno di questi domini intendiamo utilizzare le opportunità dell’industria 4.0”, annuncia Giampiero Lorandi, responsabile della divisione Sistemi difesa.

“Non esistono tecnologie pret-a-porter, che tu compri e inserisci in industria - fa notare la presidente Confindustria Francesca Cozzani - Bisogna integrare sistemi intelligenti che però vanno personalizzati. Come Confindustria ci poniamo il problema di fornire le conoscenza ai nostri imprenditori, abbiamo selezionato alcune società specializzate in questo settore per dare consulenza ai nostri associati". Poi l'annuncio della prossima mossa in accordo con la Regione. "Nasceranno presto i Digital Innovation Hub che saranno presentati proprio alla Spezia nei primi giorni di maggio. Ogni azienda potrà ottenere un screening per capire il proprio livello di maturazione digitale. Questi poi indirizzeranno le aziende, in base alla tecnologia che dovranno sviluppare, verso un Competence Center, ovvero verso un’università italiana che si occuperà di guidare il processo di innovazione".
Un processo che la Confindustria spezzina spera possa dare frutti a partire dalla filiera della navalmeccanica e della difesa, che qui ha un indotto corposo ma non sempre capace di competere al di fuori dei confini provinciali. "Lo sviluppo in chiave digitale della supply chain è uno degli approcci che penso possa dare i maggiori risultati nel nostro territorio. Lo stesso corso di Meccatronica del Polo Marconi va reindirizzato per dare risposte al comparto difesa", auspica Cozzani.

Un approccio dall'alto verso il basso dunque, con tutte le problematiche connesse. D'altra parte ci pensa l'assessore regionale Ilaria Cavo a fare un quadro della strategia opposta, che in Liguria non ha trovato un terreno granché fertile se si parla di Industry 4.0. "Solo il 15% dei bandi emanati in questi anni ha visto presentarsi come candidati progetti che contemplavano il 4.0 - sottolinea colei che regge tra le altre la delega alla formazione - Qualcosa che ci suggerisce che il problema sia culturale. Bisogna attivare una sensibilità di competenze che al momento non è ottimale soprattutto nei giovani. Le ricerche in merito ci dicono che sul digitale i nostri sono meno preparati rispetto ai colleghi europeo". Ecco perché ancora i bandi vengono formulati con una stesura trasversale. "Siamo pronti per un bando settoriale solo indirizzato al digitale? E’ un interrogativo che per adesso non ci ha fatto prendere questa scelta".

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