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Ultimo aggiornamento: Sabato 23 Marzo - ore 22.11

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La Nato vuole costruire un pontile per il suo oleodotto

Le condutture che partono dal golfo sono deteriorate, c'è in progetto di portarle in superficie, creare una piattaforma per far accostare le navi e una strada per trasbordare il materiale militare. L'approdo al vecchio idroscalo "Fiastri" di Ruffino.

EMERGE LA SERVITù militare
La Nato vuole costruire un pontile per il suo oleodotto

La Spezia - La Nato ha intenzione di potenziare il terminale marittimo di Ruffino attraverso cui rifornisce di carburante i suoi caccia dislocati in tutto il Nord Italia. L'unico punto di ingresso via mare per il combustibile jet che muove i velivoli schierati negli aeroporti di Ghedi, Villafranca di Verona, Istrana, Aviano e Rivolto tra gli altri. Un'infrastruttura a dir poco cruciale nella Northern Italy Pipeline System, l'oleodotto lungo quasi mille chilometri che si snoda dal Mar Ligure all'Adriatico, dal Golfo della Spezia al confine con la Slovenia e da cui possono attingere anche l'Aeronautica Militare e le altre forze armate.
Un'idea già ventilata in passato, che adesso passa da ipotesi a intenzione tangibile con l'avviso di gara pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell'Unione Europea ieri. C'è tempo fino al 30 novembre per candidarsi a diventare chi si occupi della "progettazione preliminare e studio di fattibilità tecnico-economica, progettazione esecutiva e coordinamento della sicurezza durante la fase di progettazione di infrastrutture e impianti necessari per carico e scarico prodotti petroliferi raffinati da navi cisterna". Un appalto da 1.168.721 euro, con le offerte che dovranno pervenire al 2° reparto del Genio dell'Aeronautica militare a Ciampino.

La procedura sembra poter procedere spedita, anche in virtù "dell’esigenza Nato di poter risolvere le problematiche connesse allo stato conservativo delle condotte sottomarine e di adeguare a norma l’unico punto marittimo di introduzione e prelievo di combustibile Jet A–1 dal Sistema di oleodotti del Nord Italia", recita un documento redatto dal Ministero della difesa italiano lo scorso mese. Le condizioni dell'oleodotto nel suo punto zero non sarebbero quindi ottimali e neanche a norma, con evidente pericolo per il servizio e per l'ambiente del golfo. Per ovviare si pensa alla "realizzazione di infrastrutture e di impianti che consentano le operazioni di ormeggio delle navi, lo sbarco e l’imbarco delle merci, attraverso la costruzione di una piattaforma di accosto collegata a terra con un pontile carrabile, avente anche la funzione di sostegno delle tubazioni per trasferire a terra i prodotti sbarcati e viceversa".

L'ipotesi è dunque quella di veder sorgere un nuovo pontile nella zona di Punta San Bartolomeo, tra i due giganti della nautica Baglietto e Picchiotti. Oggi infatti le navi che scaricano il carburante avio, solitamente di stazza compresa tra le 7mila e le 14mila tonnellate, attraccano a distanza dalla costa ormeggiandosi a quattro boe contemporaneamente e svuotando le cisterne attraverso una condotta sottomarina. Da qui il materiale considerato 'di qualità' (quello contaminato viene stoccato altrove) raggiunge una stazione di pompaggio alle Pianazze e poi prosegue attraverso le stazioni di transito di Vezzano Ligure, Pontremoli, Collecchio e su fino al cuore della Pianura Padana. A Parma si trova tra l'altro la sede del Comando Rete Pol (che sta per Petroleum oil lubricant) che monitora questo enorme flusso che ha toccato l'apice dello sfruttamento durante i bombardamenti sul Kosovo nella seconda metà degli anni Novanta.

Nel nuovo scenario sorgerebbe invece un pontile lungo tra i 300 e i 350 metri, il cui punto di approdo a terra sarebbe l'ex idroscalo "Giorgio Fiastri", dismesso dai tempi della guerra ma ancora di proprietà dell'Aeronautica Militare. Il manufatto non sarebbe una semplice passerella, ma potrebbe essere percorsa da mezzi terrestri, permettendo il carico e scarico di materiale militare, e servirebbe soprattutto come sostegno dell'oleodotto stesso che verrebbe quindi portato all'asciutto per renderne la manutenzione più agevole. Si tratta quello di uno specchio acqueo che già oggi è considerato "zona di rispetto" per questo tipo di operazioni e quindi non in predicato di cambiare destinazione nelle previsioni del piano regolatore portuale.

Una nuova lingua artificiale in mezzo al mare avrebbe un impatto visivo e ambientale tutto da valutare all'interno di un golfo che nel prossimo futuro conoscerà già una ripresa dell'occupazione del mare con il piano regolatore portuale e la nuova Calata Paita. Oltretutto si troverebbe in pratica in corrispondenza del sito del rigassificatore di Panigaglia, anch'esso in predicato di evolversi. "La progettazione definitiva è condizionata all'esito positivo della conferenza dei servizi sulla progettazione preliminare e di fattibilità tecnico-economica", promette il bando. Ma anche in questo caso rimane da valutare il peso degli accordi internazionali che hanno regolato la nascita e l'utilizzo di questo tipo di infrastruttura, che serve di fatto anche le basi americane sul territorio italiano. Di certo sarebbe un epilogo contrario alle intenzioni dell'amministrazione spezzina che sogna di poter cedere quell'area, sottoutilizzata da decenni, per attirare l'ennesimo grande produttore di yacht alla Spezia.

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