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La Cgil alla Asl 5: "Basta con mezze verità e bugie: servono fatti concreti"

Ghiglione, Mastrantonio e Lombardo: "Basta con questa finta retorica patriottica che serve solo a nascondere le carenze organizzative".

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La Cgil alla Asl 5: "Basta con mezze verità e bugie: servono fatti concreti"

La Spezia - “La gestione dell'emergenza Covid-19 alla Spezia è disastrosa. È l'ora di finirla con le passerelle, le mezze verità e le bugie. Pretendiamo risposte certe ed azioni concrete”. Non le mandano a dire Lara Ghiglione, Cgil, Carla Mastrantonio, Spi Cgil e Daniele Lombardo, Fp Cgil, nel contestare l'organizzazione dell'emergenza sanitaria nello Spezzino. La Camera del Lavoro della Spezia vuole chiarezza "a partire dai dati del contagio. Ogni categoria in prima linea, medici, infermieri, Oss, ausiliari, addetti alle pulizie ed al trasporto dei malati, barellieri: tutti lamentano disorganizzazione e mancanza di Dpi. Sui tamponi siamo in clamoroso ritardo, sia per i pazienti sospetti, costretti ad aspettare giorni, sia per gli operatori, e per riuscire a garantire anche l’esiguo numero effettuato sino ad oggi il personale ha dovuto effettuare estenuanti turni di 12 ore, come ha dovuto ammettere anche lo stesso presidente Toti. Se poi i risultati arrivano dopo 7, 8, 10 giorni, come spesso accade, diventa impossibile collocare in quarantena le lavoratrici e i lavoratori contagiati, i loro famigliari e i colleghi a diretto contatto con loro. Per non parlare dei tamponi effettuati e poi smarriti dalla stessa Asl 5".

Si torna a parlare di San Bartolomeo e di come il nosocomio sarzanese sarebbe potuto diventare la struttura Covid della provincia spezzina: "La scelta di non fare un ospedale “pulito” ed uno “Covid” ha provocato una situazione di contagi diffusi del personale nei presidi sanitari, visto, tra l’altro, che gestire la sanificazione costante di tutti gli spazi e di tutti i presidi è molto complicato e ha determinato numerose e gravi inadempienze anche da questo punto di vista. La gestione dei posti letto è fuori controllo e si cerca di liberarli più in fretta possibile: il numero complessivo, a partire da quelli di terapia intensiva, è insufficiente. Non esiste ancora nemmeno una chiara indicazione su dove indirizzare i malati dimessi: al Falcomatà senza un presidio medico e infermieristico dedicato? Nelle Rsa? Al Don Gnocchi? All’Alma Mater? Quando c’è un ospedale, il San Bartolomeo di Sarzana, che è sottoutilizzato e si presterebbe molto bene a questa emergenza". E ancora: "La gestione domiciliare è stata attivata solo dopo un mese dall'inizio della pandemia. Si sono lasciate a loro stesse anche le Rsa, con la conseguenza di contagi diffusi tra il personale e gli anziani. Ed in tutto questo i vertici della Asl 5, a partire dal direttore generale, non rispondono, il sindaco Peracchini è silente, l'assessore Viale non pervenuta e il presidente Toti continua con dirette Facebook e conferenze stampa, spettacolo durante le quali non risponde sul merito di nessuna questione". Continuano i dirigenti sindacali: "Questa situazione è figlia di una gestione privatistica della sanità ligure e spezzina, della mancanza di assunzioni di personale, di mancanza di investimenti in macchinari e strutture, di dirigenti nominati non per capacità, ma per fedeltà politica. E non parliamo neanche della gestione del Felettino. Solo passerelle e dichiarazioni roboanti, zero fatti concreti".

Concludono Ghiglione, Mastrantonio e Lombardo: “Basta anche con questa finta retorica patriottica che serve solo a nascondere le carenze organizzative e gli errori. Abbiamo sempre fatto e facciamo la nostra parte con grande senso di responsabilità, i lavoratori fanno turni massacranti e rischiano la salute e la vita, così come i nostri delegati sindacali.
C'è bisogno di una unità di crisi formata da personale competente che dia un indirizzo organico ed efficiente alla gestione dell'emergenza; c'è bisogno di attivare il tamponamento di tutto il personale e delle categorie a rischio, c'è bisogno di creare ancora posti letto attrezzati (all'ospedale San Bartolomeo ci sono aree inutilizzate) perché la terapia intensiva è prossima alla saturazione. C'è bisogno di potenziare la sanità del territorio con protezioni per il personale, strumenti diagnostici, squadre per la gestione domiciliare dei casi. C'è bisogno di un percorso chiaro di presa in carico e di cura dei pazienti positivi. Basta con la demagogia, bisogna agire".

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