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Il rebus dei locali del centro, chi lascia e chi raddoppia

Sono diverse le reazioni dei titolari dei locali del centro storico. Ecco le dichiarazioni e le proposte di chi terrà le saracinesche sollevate.

Le opinioni

La Spezia - L'incertezza, ancora una volta, regna sovrana. All'ennesimo Dpcm il comparto della ristorazione e i locali reagiscono come possono, interpretando la normativa e cercando di muoversi in ottica futura. Anche se il futuro, anche lui, è a dir poco incerto. In città le strade sono deserte già pochi minuti dopo le 18, il primo freddo entra nelle ossa più rapidamente con quel silenzio e quel buio. Qualche saracinesca rimane sollevata, altre sono chiuse, ma in attesa di decidere il da farsi.

È il caso del Distrò di Via Marsala, che resta in stand by in vista del week end.
Anche Luca Serafini, titolare del Pepe Nero di Via Calatafimi insieme al fratello Davide, ha ancora deubbi da dissolvere. “Vorremmo capire, per far un esempio, che differenza fa fra venti coperti a pranzo e altrettanti a cena... Ovvio - afferma - che le misure sono fondamentali ed è giusto che ci si stiamo attenti. Noi ristorator, come bar, pub, palestre siamo sulla stessa barca. Il rischio è che peggiori, ma sono d’accordo su chi, essendo in difficoltà, si sente di protestare. Noi finché potremo faremo tutto: take away, asporto e domicilio, pranzo e cena, 7 giorni su 7”.

Altra voce del comparto della ristorazione è quella di Roberto Dalforno, del ristorante Da Bartali. "Il governo è stato poco chiaro nel dare le disposizioni: servono dati scientifici che spieghino alla gente le cose come stanno. Così si capiscono i perché bisogna fare un altro sacrificio. A pranzo ci saremo sempre ma dovremo fare una riunione coi dipendenti per cercare soluzioni evitando così la cassa integrazione. La mia idea è che tutto lo staff rimanga con me”, spiega.

Valentina Doati, titolare della Loggia de’ Banchi, ci accoglie a mezz’ora dalla chiusura con una decina di avventori nel locale. Un’immagine di speranza, anche se la rabbia è tanta: “Saremo aperti a pranzo nel weekend perché c’è più gente in giro. Nei feriali apertura dalle 14, e apriamo anche per chi vuole studiare e usare il wifi per lavorare, poi verso le 17 iniziano gli aperitivi della Loggia. Non ci sarà asporto ma cercheremo di coinvolgere il più possibile i ragazzi per tenere vivo il centro. La chiusura alle 18 non ha senso quando i banchetti del mercato sono pieni, idem per gli autobus. Noi dobbiamo sempre reinventarci, abbiamo sempre garantito il rispetto delle norme e poi però ci fanno chiudere di nuovo. E’ un lockdown settoriale”, dichiara.

Martina Militano e Mattia Canu dei Trei Canti aggiungono: “Abbiamo iniziato a fare i pranzi, sono venute le prime persone e ce la matteremo tutta ad adattarci. Da domani incominceremo con piatti diversi ogni giorno e per tutti quelli che amano i nostri aperitivi l’invito è di venire prima come succede nel Nord Europa. Al di là delle arrabbiature, stare chiusi non serve a niente”.

"Siamo partiti oggi, ci siamo riorganizzati visto che il locale e pensato per tutt’altro. Gli stuzzichi d’aperitivo e le tapas li abbiamo confermati in orari diversi - Alessandro Lucci, titolare di Emporium 87, locale di Via dei Mille -. Al di là degli incassi abbiamo ricevuto tanta solidarietà dai colleghi che sono venuti a mangiare, bere e confrontarsi. Difficilmente abbiamo avuto tanta gente, lo stesso vale per la parte esterna: siamo un po’ diversi come impostazione e tipologia di prodotti. Abbiamo anche pensato al take away dopo le 18 con un’offerta a prezzi rivisti. Vedremo come fare”. Non in centro storico ma all'inizio della banchina Revel c'è lo spazio DeTerminal: "Teniamo duro e come tutti i colleghi ci reinventiamo - spiega Laura -. Mai come quest’anno le persone hanno bisogno di spazi aperti e belli: da qui la decisione di restare aperti sino alle 18 rispettando tutte le linee guida anti covid. Daremo la possibilità a chi voglia di venire a studiare, leggere un quotidiano o semplicemente ammirare il panorama. I nostri aperitibigi si trasformeranno in merende deliziose con dolci fatti in casa".

Oltre alle proteste di piazza c'è anche chi si rimbocca le maniche e tira avanti come può, per sé, per i dipendenti e per gli avventori.

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