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Il grido dei sindacati: "Servono almeno 150 assunzioni in arsenale"

Nell'intero comparto della Difesa si calcola occorranno circa 600 lavoratori in più nella sola provincia spezzina. Le sigle: "Il ministro Trenta non sta mantenendo le promesse".

Giovedì in Piazza a Roma
Il grido dei sindacati: "Servono almeno 150 assunzioni in arsenale"

La Spezia - L'arsenale e l'intero comparto della Difesa hanno disperato bisogno di nuove assunzioni. Artificieri, motoristi, elettronici, ingegneri: servono moltissime professionalità. L'organico arsenalizio richiede all'incirca 150 nuovi lavoratori, mentre sono almeno 450 quelli che occorrono per gli altri enti del settore. I sindacati non hanno più tempo da perdere e scendono in piazza per protestare contro il mancato rispetto delle promesse da parte del ministro Elisabetta Trenta.
"A giugno ci era stato detto che sarebbe stato varato un piano di assunzioni - spiegano Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Pa e Confsal Unsal - ma nella Legge di bilancio non ce n'è traccia. Se questo non avverrà in tempi brevi l'arsenale spezzino rischia seriamente il collasso e cambierà la forma dell'intera città. Siamo a un punto di svolta, questo è l'ultimo grido di allarme che lanciamo. Serve unione di tutte le forze politiche, al di là di qualsiasi appartenenza, e delle istituzioni per scongiurare che questo accada".
La mobilitazione riguarda i lavoratori di tutti gli enti della Difesa e sfocerà in una manifestazione che si terrà a Roma, giovedì 20 dicembre, in largo di Santa Susanna, dalle 9.30, dietro l'hashtag #CambiamentoCercasi.

"Abbiamo proclamato lo stato di agitazione dei dipendenti - dichiara Franco Volpi, segretario regionale Cisl Fp - perché occorre un immediato cambio di tendenza sia in fatto di assunzioni che di formazione, proprio gli ambiti nei quali il ministro Trenta aveva promesso che sarebbe intervenuta. Si era presa l'impegno di assumere duemila lavoratori e di realizzare una campagna straordinaria di formazione che alla Spezia avrebbe significato i rilancio della Scuola allievi operai. Siamo molto preoccupati".
"L'uso dell'arsenale è un tema che ritorna spesso - aggiunge Daniele Lombardo, segretario generale Cgil Fp - perché non c'è chiarezza sul futuro e disinteresse da parte dello Stato. Il Piano Brin sembra aver trovato i finanziamenti necessari, ma per ora siamo fermi al 2016 e a un misero dieci per cento di quanto era stato promesso. Il personale che fa manutenzione di navi e componenti è un patrimonio che va disperdendosi. Il ministro Giulia Buongiorno ha annunciato 450mila assunzioni nella pubblica amministrazione e aveva garantito che una fetta di queste sarebbe andata alla Difesa, invece non ne è prevista nemmeno una".
Cari Rossi, segretario Uil Pa, racconta come sulle prime i sindacati avessero creduto che con l'arrivo del ministro Trenta le cose sarebbero cambiate.
"Ha tenuto per se la delega ai rapporti col personale e speravamo che questo avrebbe portato a un suo interessamento diretto. Invece siamo di fronte allìennesima presa in giro della politica".

"Oggi - prosegue Iliano Calzolari, di Cisl Fp - in arsenale lavorano 687 dipendenti, con un'età media compresa tra i 57 e i 62 anni. Il 40 per cento di loro sta per andare in pensione e se non ci sarà un affiancamento con le nuove leve che servono perderemo un preziosissimo patrimonio di know how. Servono anche investimenti per le infrastrutture.
Emanuele Bernardini, per la Fp Cgil, ricorda che tra civili e militari sono all'incirca 11mila le persone che lavorano per la Difesa in provincia e che la tabella dell'organico dell'arsenale prevederebbe la presenza di 845 lavoratori. "È il momento che la città, la politica e il sindaco facciano squadra, perché senza una struttura organizzativa perderemo anche le Fremm", dice.
"Sul territorio spezzino ci sono 16 enti diversi del ministero e in tutti ci sono professionalità che non si creano dal giorno alla notte. Lavorazioni importanti come la manutenzione dei cannoni navali, con garanzia di qualità, è stata fatta grazie a queste capacità", aggiunge Carlo Pietrelli, di Cisl Fp.

"La base navale - concludono le sigle - funge da traino per realtà di primarie importanza per l'economia locale, come Fincantieri e Leonardo. Se non si interviene rapidamente rischia di andare in crisi tutto il polo della difesa. Entro il 2019 sono previsti 120 pensionamenti. Senza formazione come si possono sostituire? Servirebbero 100 milioni per dare vita alle officine polifunzionali previste dal Piano Brin ed è necessario che le lavorazioni sul naviglio militare resti di competenza pubblica, che offre più garanzie rispetto al settore privato".
Quella di giovedì sarà la prima di una lunga serie di iniziative di mobilitazione, affermano i sindacati, "che porteremo avanti fin quando non avremo le risposte che i lavoratori meritano. Ci sono delle criticità che vanno risolte immediatamente".

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