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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 23 Agosto - ore 15.47

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Il Dltm ha 200 richieste di assegni di ricerca, servono 10 milioni di euro

I vertici dell'ente hanno presentato i risultati dell'impiego delle risorse dal 2012 a oggi. Forcieri: "La Regione ne tenga di conto nella prossima programmazione".

Il Dltm ha 200 richieste di assegni di ricerca, servono 10 milioni di euro

La Spezia - Due edizioni del master di secondo livello "Fortemare" in archivio, nove progetti di ricerca e sviluppo attivati per un valore complessivo di 63 milioni di euro, ottanta assegni di ricerca biennali per giovani ricercatori attivati su 4 milioni di fondi regionali. Sono solamente i punti salienti delle attività messe in campo dal Distretto ligure delle tecnologie marine negli ultimi cinque anni, periodo nel quale sono state impostate anche importanti collaborazioni con università europee da concretizzare nella nascente Scuola internazionale delle tecnologie marine. Il tutto con l'obiettivo dichiarato di agire da trait d'union tra il mondo accademico e le imprese, perché, come dice Luigi Grossi, direttore scientifico del Dltm, "la formazione è importante, ma il valore aggiunto è rappresentato dall'integrazione intelligente con l'esistente".

Questa mattina in Camera di commercio - la nuova sede al Falcomatà dovrebbe essere pronta nella prima metà del 2018 - i vertici del Distretto hanno tracciato il bilancio del filone della formazione (leggi qui) e di quello degli assegni di ricerca (leggi qui), con un duplice intento: raccontare e far comprendere l'importanza di quello che è stato fatto e lanciare un appello alla Regione Liguria in vista dello stanziamento delle risorse da dedicare agli assegni di ricerca nell'ambito della prossima programmazione.
Tra il 2012 e il 2015 il Dltm ha sostenuto con i 4 milioni di euro provenienti dalla Regione 80 dei 100 assegni richiesti alla chiusura del bando. Tutti i 59 progetti avrebbero meritato di essere finanziati, ma le risorse hanno permesso di arrivare a sostenerne 47: ogni assegno di ricerca impegna infatti 50mila euro per i due anni di durata.
"Abbiamo proposto e ottenuto un modello innovativo, secondo il quale l'assegnista opera direttamente in azienda e siamo riusciti a far mettere sul piatto ulteriori risorse da parte dei nostri soci - ha spiegato l'ingegner Andrea Martinelli - per poter offrire 3mila euro annui in più agli assegnisti: un incentivo da aggiungere ai 1.300 euro al mese previsti, così da poter tentare di contrastare la fuga dei ricercatori migliori".
In vista del lancio del nuovo bando per gli assegni di ricerca sono già pervenute 200 richieste di nuovi assegni, il doppio di quelle giunte cinque anni fa.
Un rapido calcolo e il risultato è che per soddisfare tutte le richieste sarebbero necessari 10 milioni di euro da parte della Regione Liguria. Una somma importante, che trova però giustificazione se si considerano le ricadute dell'attività svolta attraverso gli assegni di ricerca, per le imprese e per i ricercatori.
"I risultati occupazionali sono significativi - ha illustrato il presidente del Dltm, Lorenzo Forcieri -, siamo di fronte a esperienze di successo. Rivolgiamo un appello alla Regione affinché nella nuova programmazione tenga di conto di questi aspetti, soprattutto per il metodo, che risponde a specifiche esigenze delle imprese. La formazione è stata svolta prevalentemente in azienda e gli strumenti messi in campo si sono rivelati interessanti, anche perché le aziende si sono rese sempre più conto di aver bisogno di personale altamente formato. Dobbiamo fare sistema con gli altri enti, senza sterili competizioni, come stiamo facendo con le università e con La Spezia Eps, azienda speciale della Camera di commercio, per quel che riguarda i progetti europei".
La ricaduta occupazionale cui faceva accenno Forcieri fotografa che per il 97 per cento degli assegnisti sono scattate le assunzioni presso le aziende in cui ha avuto luogo il periodo di ricerca, in altre imprese, in università o in centri di ricerca come Cnr e Ingv.
"Il nostro obiettivo è quello di collegare formazione e innovazione, di evitare di impiegare risorse nella ricerca che poi non trova applicazione immediata, per questo - ha aggiunto Grossi - abbiamo lavorato con aziende ed enti di ricerca, insieme".
"Questo metodo - ha proseguito Piero Tivegna, direttore del Dltm - rappresenta un buon utilizzo dei fondi pubblici, anche per contrastare la fuga dei cervelli, dando una risposta economica già nella fase di formazione".

I progetti di ricerca hanno portato a mettere sul mercato importanti novità, come nel caso di una impresa spezzina che si è lanciata nel mercato dei sistemi di posizionamento dinamico automatizzato delle navi, un settore ad altissimo valore tecnologico che sino a poco tempo fa era a esclusivo appannaggio delle realtà del Nord Europa. Altre ricerche applicate hanno contribuito allo sviluppo dell'utilizzo della fluidodinamca computazionale nella progettazione di turbine, consentendo così risparmi in termini di costi e di tempi, possibili però solamente con l'impiego di giovani adeguatamente formati: i computer ad alte prestazioni da soli non potrebbero fare nulla. Infine sono stati messi a punto sistemi di monitoraggio ambientale e brevetti per creare sensori innovativi nel rilevamento del moto ondoso, delle piene e della dispersione degli inquinanti.

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