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Ultimo aggiornamento: Venerdì 18 Settembre - ore 11.15

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I pasticceri scrivono al prefetto: "Siamo discriminati"

Trentuno attività spezzine, per un totale di oltre duecento addetti, prendono carta e penna e si appellano al dottor Garufi: "Speriamo che anche lei senta la mancanza di uova e colomba".

Restrizioni da Covid-19

La Spezia - Trentuno pasticcerie grazie a Confartigianato La Spezia hanno scritto stamani al prefetto Antonio Lucio Garufi per segnalare la situazione di estrema difficoltà nella quale si sono venute a trovare le imprese artigiane di pasticceria a seguito dell’emanazione del Dpcm dello scorso 11 marzo, provvedimento presidenziale che ha stabilito le ulteriori misure in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19. “Le pasticcerie sono state discriminate nei confronti degli alimentaristi e della grande distriubuzione. Le imprese di pasticceria, pur essendo attività artigiana di produzione, sono state infatti assimilate agli esercenti attività di ristorazione (come i bar e i ristoranti) e sono state obbligate, quindi, alla chiusura”, lamentano i maestri della sac à poche.

Confartigianato La Spezia fin da subito non è stata convinta che l’interpretazione data fosse conforme a una corretta lettura della ratio del provvedimento, orientato a impedire eventuali assembramenti nei locali dove si svolge l’attività nel solo caso fosse presente il consumo sul posto o la somministrazione di prodotti. “Quale rischio maggiore di una qualunque altra attività di vendita di prodotti alimentari (consentite) avrebbe potuto provocare una pasticceria o una gelateria che avesse organizzato l'attività con il semplice asporto? - chiedono dall'organizzazione datoriale spezzina - Le imprese che hanno scritto al Prefetto, che contano oltre duecento addetti in provincia tra soci, dipendenti e collaboratori, non si ritrovano soprattutto laddove sempre il medesimo Dpcm ha consentito ad altri esercizi commerciali di vendita al dettaglio, nel rispetto delle misure di prevenzione, di proseguire l’attività anche con possibilità di asporto di prodotti analoghi ai prodotti di pasticceria. Non si tratta forse di una palese discriminazione – chiede al prefetto Confartigianato - che avvantaggia alcuni operatori a sfavore di altri, penalizzati fortemente dal lato economico? Le pasticcerie spezzine inoltre si sarebbero pure rassegnate alla chiusura confidando che, alla scadenza dell’originario termine del 3 aprile, questa ingiusta discriminazione venisse corretta dal ministro, ma ora il suo prolungamento colpisce duramente la categoria a Pasqua in un periodo dell’anno nel quale di solito viene realizzata buona parte del fatturato annuo”.

Perciò Confartigianato La Spezia ha avviato questa forte azione sindacale, per appellarsi alla valutazione del prefetto, “confidando nel buon senso di ristabilire da subito quella giusta equiparazione di trattamento delle pasticcerie artigiane agli altri esercizi commerciali e rimuovere questo ingiustificato impedimento all’operatività di tanti artigiani e piccoli imprenditori”. La lettera inviata stamani al prefetto Garufi si conclude con i migliori auguri della Confartigianato per una serena Pasqua “auspicando che manchi anche a sua eccellenza la possibilità di portare una colomba o un altro dolce artigianale sulla sua tavola”.

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