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Grando (Cisal): "Vicenda Acam doveva concludersi diversamente"

Grando (Cisal): "Vicenda Acam doveva concludersi diversamente"

La Spezia - Nel teatro dei servizi pubblici locali (Idrico Rifiuti) della nostra città, attraverso l’accordo con la holding IREN, si chiude definitivamente il sipario su ACAM,. L’Azienda spezzina, per come l’abbiamo conosciuta e vissuta fino ad oggi, termina il suo “spettacolo”. Il sipario si riaprirà con regia, sceneggiatura e scenografia completamente diverse. Un bene, un male non so dire, ritengo però che poteva, e politicamente doveva concludersi in modo diverso.
Nessuno ha avuto il coraggio almeno di tentare strade diverse da quella che ci stiamo preparando ad affrontare; da subito, già dal lontano 2008, epoca della grave tensione finanziaria, i soci hanno scelto la carta del matrimonio con società più grandi. Opzioni che già si erano presentate negli anni della grande Acam, ma che poi non trovarono i soci concordi.
Abbiamo passato 4 anni, fino al 2012, a discutere di impossibili matrimoni con società più grandi che ci chiedevano di chiudere il ciclo dei rifiuti. Ma la capacità politica in campo non seppe far di meglio che farci arrivare a scegliere fra 182 Bis e concordato preventivo.
Per non parlare della gestione della società, almeno nei primi anni del dissesto assente o con interventi che ne hanno minato ulteriormente la stabilità.
A parte due edizioni del libro “Profondo Acam” a cui va dato atto di avere coraggiosamente almeno tentato di aprire una discussione, ed un capitolo in un saggio del sindaco in carica negli anni della grande Acam in cui l’autore ha almeno cercato di chiarire la sua versione dei fatti, sono state praticamente inesistenti le discussioni pubbliche ed i necessari approfondimenti sul tema, quasi ad evitare scheletri, fantasmi o situazioni imbarazzanti che, almeno potenzialmente, sarebbero potuti saltare fuori per il mondo della politica e del sindacato. Per non parlare delle responsabilità: si è cercato di addossare ad uno solo, decisioni e responsabilità che furono condivise da consigli di amministrazione ed assemblee di soci.
Oggi dopo un impegnativo percorso che ha visto lavoratori del Gruppo e dell’indotto (fornitori compresi) fare da ammortizzatore al doloroso processo di ristrutturazione del debito, ci si appresta ad aprire un nuovo sipario con una delle regine delle utility italiane, con previsioni ancora non così rosee o comunque non chiare, ma sicuramente maggiormente positive rispetto al principio del percorso aggregativo.
Su questo va dato un plauso ai vertici del Gruppo Acam ed ad una parte della politica locale se le garanzie per i lavoratori, gli investimenti, la governance e le tariffe per l’impegno ad offrire, almeno sulla carta, ampie rassicurazioni a tutti.
Il progetto prevede:
superamento degli esuberi;
mantenimento della territorialità per tutto il personale del Gruppo Acam fino al termine degli affidamenti;
assorbimento/estinzione del debito da parte della società aggregante;
maggiori investimenti e sconti fino al termine degli affidamenti, sulla componente tariffaria inerente la
remunerazione del capitale investito;
mantenimento della società Centrogas Energia ed investimenti per le attività della stessa.;
dividendi per i comuni soci di Acam per 2 milioni di euro anno;
incremento della raccolta differenziata;
estensione della tariffa puntuale;
nuova costruzione di centri fissi di raccolta rifiuti;
governance sulle società Acque e Ambiente con presidente di nomina Acam.

Una parte del merito sul miglioramento delle condizioni, va sicuramente anche alla scrivente in quanto unica organizzazione sindacale a richiedere con determinazione garanzie per tutti i lavoratori fino al termine degli affidamenti (vedi verbali commissioni consiliari).
Ma per rendere chiare, evidenti e rassicuranti le previsioni, e per rendere esecutive le garanzie per il personale, ci occorre, in questa prima fase, essere informati dell’intero progetto di investimento, che peraltro sarà soggetto alle deliberazioni dei consigli comunali e dei soggetti soci del Gruppo, per poi chiudere, se necessario, un accordo/contratto con la nuova società, almeno per ciò che riguarda la stabilità lavorativa e le professionalità esistenti.
A tal proposito, veniamo a conoscenza di frizioni interne alla politica locale per l’operazione Acam IREN per le quali auspichiamo una democratica discussione senza cercare di evitare i problemi, ma affrontarli anche con confronti aspri e dolorosi.
Facciamo tesoro della storia: atteggiamenti tesi a evitare il confronto ed il dialogo sono quelli che hanno contribuito a portarci a chiudere il sipario su un Gruppo di proprietà dei comuni e quindi dei cittadini che meritava comunque un epilogo diverso.

Andrea Grando, Cisal Federenergia

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