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Ultimo aggiornamento: Giovedì 21 Marzo - ore 17.13

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Gesualdi: "Ne usciremo solo se i ricchi saranno chiamati a pagare"

Secondo l'economista la via è una sola: "Redistribuire la ricchezza".

parla l'attivista
Gesualdi: "Ne usciremo solo se i ricchi saranno chiamati a pagare"

La Spezia - L’Associazione Culturale Mediterraneo ha invitato, a dieci anni dalla “Grande Crisi” del 2008, l’economista Francesco Gesualdi, fondatore e coordinatore del Centro Nuovo Modello di Sviluppo. “La via maestra - ha detto Gesualdi dopo un’ampia disamina delle cause della crisi - è la redistribuzione della ricchezza”.
Questa la sua analisi: “Considerato che dal 1992, con esclusione del 2009, ogni anno l’Italia ha restituito ai cittadini servizi e investimenti per importi inferiori a ciò che ha incassato sotto forma di gettito fiscale, si può affermare che il problema dell’Italia sia l’incapacità di tenere il passo con la spesa per interessi. Complessivamente, i risparmi realizzati dal popolo italiano dal 1992 al 2017 ammontano a 795 miliardi. Nello stesso periodo, la spesa per interessi è ammontata a 2.094 miliardi. Per cui lo Stato italiano si è indebitato per altri 1.299 miliardi per pagare la parte di interessi non coperta dai risparmi. In altre parole in Italia il debito si moltiplica a causa degli interessi sugli interessi. E quando il debitore ci casca dentro non ne esce più perché il debito si autoalimenta: gli interessi non pagati fanno crescere il capitale, e la crescita del capitale fa crescere gli interessi in una rincorsa senza fine".

"Solo un’analisi di ampio respiro, concentrata al tempo stesso sulla dinamica degli interessi, sulla qualità e legittimità della spesa, sull’adeguatezza delle entrate, può permetterci di capire tutte le ragioni che hanno gettato l’Italia in una simile situazione. Ma rimanendo all’aspetto fiscale possiamo individuare tre grandi mali: l’evasione fiscale e l’elusione, la perdita di progressività e la mancanza di cumulo di tutti i redditi”.
Da questa analisi scaturiscono le proposte che Gesualdi ha presentato: “il recupero dei mancati incassi, il contrasto all’evasione e all’elusione fiscale, la riforma del sistema tributario secondo criteri di progressività, la revisione della base imponibile secondo criteri di equità”.
L’economista ha così concluso: “L’Italia il suo debito non lo pagherà mai, si può uscire da questa situazione solo se i più forti e i più ricchi saranno chiamati a pagare. Il problema è la mancanza di volontà politica. La sinistra si è persa per mancanza di orizzonti”.

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