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Fumata nera per la prima asta: nessuna offerta per il bacino di carenaggio

Il prezzo cala del 10 per cento
Fumata nera per la prima asta: nessuna offerta per il bacino di carenaggio

La Spezia - Niente di fatto. E' andata deserta l'asta per la vendita del bacino di carenaggio che dal 1975 è utilizzato all'interno dello stabilimento Fincantieri di Muggiano. Nessuna offerta è stata presentata per l'incanto che si è svolto questa mattina alle 12 in Provincia.
Il valore a base d'asta era di 7,6 milioni e in occasione del prossimo tentativo di vendita, che dovrebbe essere bandito nel giro di un mese, l'offerta minima dovrà essere pari al 90 per cento di quella richiesta per questa mattina: il valore a base d'asta scenderà quindi a 6 milioni e 840mila euro.

Il Consorzio per il bacino di carenaggio della Spezia, che è composto in parti uguali dal Comune della Spezia, dalla Provincia e dalla Camera di commercio, è stato avviato verso la liquidazione nel 2017 avendo esaurito il mandato e la funzione per i quali era stato creato, ovvero dotare il Golfo di un bacino galleggiante che permettesse lo sviluppo della cantieristica.
Tutto ebbe inizio nel 1961, quando gli enti pubblici ravvisarono la necessità di dotare il locale porto di un bacino di carenaggio al fine di incentivare l’industria cantieristica spezzina che manifestava, in quel periodo, un significativo sviluppo e ragguardevoli prospettive dovute alla presenza di innumerevoli aziende che, specialmente nell’area di levante del golfo ma anche a ponente davano vita ad un polo della navalmeccanica spezzina fiorente sia nella costruzione che nelle riparazioni navali.
Il ministero dei Lavori pubblici stanziò un finanziamento di 2 miliardi di lire e nel 1970 la neo nata Società gestione bacini (partecipata quasi totalmente da Fincantieri e in piccola parte da Confindustria) si impegnò a mettere sul piatto un miliardo e 970 milioni di lire - da recuperare nel corso degli anni di utilizzo - per arrivare a coprire le spese preventivate dall'Arsenale triestino San Marco di Trieste per la costruzione dell'opera.
Nel 1975 il bacino galleggiante venne collaudato e iniziò la sua intensa attività, che prosegue ancora oggi.

In base agli accordi stretti nel corso degli anni il periodo di recupero delle somme versate da parte di Società gestione bacini scadrà il 31 dicembre del 2020 e sino a quel giorno vige un vincolo che lega il bacino alla società stessa. Nel caso di acquisto dell'opera da parte di una realtà esterna alla galassia Fincantieri il colosso della cantieristica nazionale avrebbe quindi il tempo per trovare un'altra struttura o di realizzarne una ex novo.

Poco più di un anno fa, intanto, Società gestione bacini aveva ottenuto la proroga sino al 2029 della concessione dello specchio acqueo in cui è ormeggiato il bacino di carenaggio. Un provvedimento, quello dell'Autorità di sistema portuale, contestato dal Consorzio perché collegata al contratto in essere e in scadenza a fine anno.

Ora non resta che attendere la seconda asta. Al terzo eventuale flop il liquidatore del Consorzio, Marco Casarino, potrebbe procedere con la trattativa diretta con le aziende che si saranno dimostrate interessate.

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