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Ultimo aggiornamento: Martedì 18 Dicembre - ore 13.06

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Faconti: "Il dibattito del futuro è sulla ricostruzione della città"

Il direttore di Ance parla a 360 gradi: "Su Viale Italia e Piazza Cavour l'amministrazione non ha ascoltato le nostre proposte. Disponibili a valutare la trasformazione della Pellico in hotel di lusso, ma servono garanzie sui tempi del percorso".

L'intervista
Faconti: "Il dibattito del futuro è sulla ricostruzione della città"

La Spezia - "Bisogna aprire un dibattito sulla città, sulle funzioni degli edifici, in quella che sarà la città del futuro. Vorremmo una Spezia con standard europei. E allora ripensiamola: siamo coscienti che il nostro comparto non è rappresentato dalle solo imprese di costruzioni, mettiamo in moto 42 settori collegati. Una filiera produttiva che coinvolge anche i liberi professionisti". Se negli ultimi cinque anni l'Italia ha perso la bellezza di 34mila posti di lavoro nel settore edile, la Spezia non è certo una realtà in salute, città ligure stretta fra mare e monti, dove per costruire una piazza ci vogliono 5 anni e quasi 4 milioni di euro.
Il punto della situazione è di Paolo Faconti, direttore di Ance La Spezia, che fotografa una situazione non migliorata rispetto ad un anno fa: "Le opere pubbliche, per carenza di investimenti, hanno bloccato una componente del nostro mercato; l'altro, quello privato, è di fatto fermo. Ci sono stati degli incentivi che hanno evitato numeri peggiori di quelli che vi abbiamo fornito. L'imprenditore edile non delocalizza la produzione e le aziende piccole come le nostre costruiscono il loro prodotto dove stanno. Pensate a chi vende mattonelle o porte d'interni: se non c'è nessuno che costruisce o che arreda, non c'è nessuno che le commercializza e ancor prima che le produce. Alzare il livello del dibattuto e magari prendere spunto da chi è più bravo e più avanti di noi è imprescindibile".

Lo stato dell'arte insomma non porta sorrisi. Ma c'è la grande occasione del turismo che non passa tutti i decenni.
"Oggi le città non hanno più bisogno di espandersi. Ormai quasi tutti gli strumenti urbanistici sono a consumo zero. Devono ripensarsi per quello che sono. Ci sono parti cadenti di questa città che possono essere riqualificate. E se abbiamo una serie di bellezze che portano turismo, dobbiamo offrire una città riqualificata e anche vivibile. La riqualificazione urbana è un tema del futuro".

Un anno di amministrazione Peracchini, da costruttori come lo giudicate questo primo periodo di legislatura. Siete soddisfatti?
"Sicuramente c'è stata attenzione sui temi che abbiamo segnalato e sulle difficoltà del nostro settore. Capiamo anche che amministrare è qualcosa di complesso e molti degli attuali amministratori sono alla loro prima esperienza. Prima devono conoscere la macchina pubblica, certamente più difficile che operare nel privato. Ci sono segnali positivi, penso alla passerella che unirà il mare alla città vecchia: non è ciò che avevamo proposto noi (Ance aveva proposto un tunnel sotterraneo legato al contestato parcheggio sotto la Pinetina), ma è comunque una risposta. Meglio se ci fosse stato il parcheggio perché avrebbe aiutato non poco il centro storico. Altro tema è l'utilizzo di Piazza Cavour: avevamo fatto la proposta di ridefinire l'utilizzo di quella piazza sul modello del mercato di San Miguel a Madrid. Una struttura diversa ma soprattutto una fruibilità diversa. L'amministrazione ha aperto un percorso per ridefinire quanto meno la struttura fisica di quel contenitore ma ci auguriamo anche un ripensamento sull'utilizzo su quello spazio".

Entrando nel dettaglio, a che punto è il progetto di recupero della ferita di guerra in Piazza Sant'Agostino. Sembrava che Agnese (il proprietario) volesse mettere mano.
"Qualsiasi attività economica deve avere una sua redditività. Il comporto immobiliare è crollato del 30% e alcune operazioni di quel genere ad altro costo sono state necessariamente accantonate. Non c'è una richiesta di nuova edificazione, ma di sostituzione. E' un progetto che si ferma per una logica di mercato".

Interi quartieri costruiti "alla veloce", per soddisfare le esigenze abitative di una città devastata dalla guerra. Oggi c'è tanto 'brutto' anche per questo. Possibile fare qualcosa?
"Non siamo in America, non si può demolire per costruire. E' un vincolo tutto italiano, noi cercheremo di portare all'attenzione del nuovo governo la possibilità di costruire sul costruito. E' un tema reale quello degli anni '50. Anni fa, in un sopralluogo con Cortesia, guardavamo i palazzi di Via XXIV Maggio, tutti senza balconi. Gli chiesi a lui che li aveva costruiti il perché e mi rispose che in quel momento la gente non voleva balconi, voleva la casa. Il tema di ricostruire la città è proprio il dibattito che vogliamo portare all'attenzione di tutti".

Da pochi giorni è morto il marchese Giuseppe De Nobili: lascia un immenso patrimonio immobiliare e molti palazzi del centro storico appartenevano a lui. Oggi quei palazzi non versano affatto in buone condizioni.
"Tante volte amici mi hanno chiesto se non si potesse intervenire. In Italia fortunatamente c'è la proprietà privata, basta che non crei danni a terzi. Ora credo che con i nuovi proprietari, chiunque siano, l'azione dell'amministrazione potrebbe aprire un confronto per capire cosa vorranno farne. In passato le amministrazioni precedenti venivano rimbalzate. Ci deve essere sempre una convenienza economica: chi restaura edifici antichi non può prescindere da questo. Il risparmio energetico è un ritorno".

Un albergo al posto della Silvio Pellico di Piazza Verdi vi trova pronti?
"Il mercato delle opere pubbliche è in affanno, quello delle opere private è in stasi, la nuova edificazione segna un blocco di produttività. Dobbiamo inventarci qualcos'altro e tra queste opportunità al vaglio c'è anche il fatto che gli imprenditori edili locali dovranno pensare di finanziare opere che andranno a costruire. Anche opere di carattere collettivo. Se ci sono le condizioni procedurali, autorizzative ed economiche, noi ci siamo. Ma un imprenditore non può promettersi di non aver chiaro quando inizia il percorso e, soprattutto, quando finisce".

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