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Edili, in dieci anni persi 10 milioni e trecento imprese

I lavoratori spezzini si preparano alla manifestazione del 15 marzo a Roma. I sindacati uniti: "Un appello a tutti: venite in massa a far sentire la vostra voce al governo".

"una grave crisi"
Edili, in dieci anni persi 10 milioni e trecento imprese

La Spezia - Nel 2007 i salari dell'edilizia spezzina valevano 35.4 milioni di euro. Dieci anni dopo, nel 2017, questa cifra è scesa a 25.6 milioni. Sono le cifre fornite dai sindacati della categoria, che pongono l'accento sulla crisi delle costruzioni in un momento in cui si parla a livello nazionale di grandi opere e della necessità di sbloccare i tanti cantieri rimasti al palo, spesso per una questione di veti incrociati che hanno nella politica una delle prime indiziate. Sono 661 le imprese spezzine che resistono; erano 1.005 due lustri fa.
“Dal 2008 al 2018 in provincia della Spezia abbiamo perso 1600 posti di lavoro e 344 aziende edili. Il settore deve ripartire assolutamente nel nostro territorio ed a livello nazionale.” Così Gianni Carassale, Mario Benvenuto e Riccardo Badi, rispettivamente segretari provinciali di Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal UUil, che continuano: “Sono dati impressionanti, che fotografano una situazione di crisi grave. Devono ripartire le grandi opere, l'Ospedale del Felettino, il Terzo Lotto della Variante Aurelia. E c'è il grande tema del dissesto idrogeologico. Il settore edile è fermo: c'è bisogno di uno scatto, la politica si svegli.”

Anche i lavoratori edili spezzini saranno a Roma il 15 marzo per la grande manifestazione nazionale #atestaalta. “Facciamo un appello ai lavoratori edili spezzini- ribadiscono Carassale, Benvenuto e Badi- che vengano in massa a Roma per fare sentire al governo la loro voce e quella dei sindacati”.
I sindacati chiedono che le risorse siano spese “presto e bene, per tutte le grandi e piccole opere necessarie a creare occupazione e rilanciare il Paese. Serve una politica industriale per far ripartire l’edilizia, la filiera dei materiali (cemento, laterizi, lapidei, legno) e dell’arredo. Servono strumenti finanziari ad hoc, anche con il protagonismo di Cassa Depositi e Prestiti, che favoriscano investimenti immediati e a medio termine, per rilanciare le grandi aziende dei nostri settori e quindi tutto un indotto di piccole e medie imprese, anche artigiane.”

Ed allora “basta perdere tempo” proseguono i segretari di Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil “da mesi abbiamo presentato una piattaforma nazionale con proposte concrete e fattibili per difendere il lavoro che c’è e per crearne di nuovo, per dare risposta agli oltre 600 mila lavoratori che hanno perso il posto di lavoro in questa crisi che dura da anni. Servono politiche mirate, servono investimenti, serve mettere al centro il lavoro di qualità, sicuro e ben pagato, sburocratizzando dove serve e tutelando ciò che funziona anche del Codice degli appalti, a partire dal limite al subappalto, dal rispetto del Contratto collettivo edile, dall’introduzione della congruità contro ogni forma di lavoro nero ed irregolare”

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