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Ultimo aggiornamento: Martedì 20 Febbraio - ore 15.54

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Di Sarcina: "Il modello futuro del porto sarà differente"

Intervista al segretario generale dell'Adsp: "Faremo uno studio: il piano punta a 2,5 milioni di teus, ma bisogna risolvere i problemi, altrimenti avremo banchine inutili". I rapporti con i terminalisti, i muscolai e i concessionari storici.

"Fiducioso per waterfront e molo"
Di Sarcina: "Il modello futuro del porto sarà differente"

La Spezia - E' arrivato da Messina, per affiancare la presidente Carla Roncallo nella riorganizzazione dell'Autorithy di uno dei porti più importanti d'Italia, colpito un anno fa dal terremoto giudiziario che ne ha azzerato i vertici. Un momento assai delicato, complicato dalla necessità di fondere la governance del porto della Spezia con quello di Carrara, nell'Autorità di sistema portuale del Mar Ligure orientale. Da meno di sei mesi Francesco Di Sarcina è il segretario generale dell'ente di Via del Molo e in questo periodo non si è fatto impressionare dalle problematiche che interessano uno scalo incastonato nel tessuto urbano e all'interno del quale convivono realtà molto diverse, spesso in conflitto. "A Messina era anche peggio da questo punto di vista. I problemi che ci sono qua, là erano sul tavolo da decenni ma ultimamente sono state trovate le soluzioni per risolverli", spiega.

Una settimana fa i concessionari del Canaletto hanno lamentato di non ottenere risposta alle loro richieste di modifica del progetto della costruenda Marina del Levante. Come stanno le cose dal vostro punto di vista?
"Quando è stato avviato il processo di spostamento delle marine storiche i concessionari hanno siglato un accordo con la precedente dirigenza dell'Autorità portuale. Sono seguiti alcuni ricorsi e due di loro non hanno ancora accettato l'intesa. Sostanzialmente il progetto rispetta quanto è stato concordato, solo in due circostanze il progetto esecutivo non coincide con quanto era stato stabilito. Siamo ovviamente pronti a effettuare le modifiche necessarie, ma in tanti hanno chiesto qualcosa di più o di diverso. Sicuramente andremo incontro a chi non ha visto rispettato l'accordo, per gli altri vedremo cosa si può fare, ma come atto di buona volontà. Ci sono varianti da autorizzare, ma il cantiere è a meno di metà del lavoro: faremo il possibile, ma non arriveremo all'interruzione dell'intervento. Anche perché non possiamo accontentare richieste che vanno al di là di quello che era stato messo per iscritto, stiamo pur sempre parlando di utilizzo del denaro pubblico. Dobbiamo seguire percorsi precisi.

Sulla questione dei parcheggi come pensate di intervenire? Diciotto posti auto sono effettivamente pochi...
"Il tema dei parcheggi c'è. Stiamo ragionando insieme al Comune a una soluzione, forse nell'area delle Casermette".

Un'altra categoria che guarda a Via del Molo avanzando da tempo richieste è quella dei muscolai. Sulla moria del febbraio del 2015 si esprimerà la magistratura, sulle difficoltà patite nel corso dell'estate calda e secca è stato attivato un percorso istituzionale tra Comune, Regione e ministero. Da anni si parla dell'apertura di varchi nella diga foranea, questa è la volta buona?
"Siamo disponibili per verificare realmente cosa si può fare e capire quali possono essere i benefici reali. Dobbiamo capire se ha senso spendere soldi per far entrare acqua più ossigenata all'interno del golfo, ma non dobbiamo rischiare di creare problemi con un moto ondoso residuo dannoso per le piccole imbarcazioni o modifiche negative al sistema delle correnti. La volontà da parte nostra c'è, anche perché parliamo di realtà importanti per il territorio con una lunga storia. Abbiamo inserito nel piano triennale approvato il 27 ottobre le risorse per uno studio di fattibilità. Per i muscolai siamo attivi anche su altri fronti, come quello di cercare di arretrare una boa di tiro della Marina militare e concedere più spazio all'attività di mitilicoltura. Quello che mi auguro è che nel frattempo prenda il via una stagione di dialogo basata sull'obiettività dei ragionamenti: non si può affermare che oggi i muscoli stiano soffrendo per il dragaggio di due anni e mezzo fa".

Ieri e l'altro ieri gli autotrasportatori hanno fatto due giornate di sciopero per ottenere il rinnovo del contratto nazionale. Alla Spezia, però, c'è anche il problema della congestione e delle code. Come pensate di agire?
"I traffici sono cresciuti moltissimo negli ultimi anni e il 2017 farà probabilmente segnare il record storico di movimentazione. Se già prima eravamo in un momento delicato, andando avanti così la situazione non poteva che esplodere. Si impone pertanto l'attivazione urgente di misure di intervento, da parte nostra e dei terminalisti. Sono già state messe in campo iniziative ai gate che sono riuscite ad addolcire il problema. Ma lì più di quello non si può fare. Il vero collo di bottiglia è dentro i terminal, ma il fatto è che i traffici sono elevatissimi e gli spazi ridotti. Basti pensare che quando c'è il treno in fase di carico resta bloccata l'attività dei tir. Su alcune materie, inoltre, la competenza è esclusivamente del terminalista per legge. Abbiamo individuato alcuni percorsi sui quali possiamo intervenire, alcuni al vaglio anche insieme al Comune. E' di prossima realizzazione la bretella che darà respiro al Ravano e, come richiesto dalle agenzie, sposteremo i controlli doganali a Santo Stefano Magra, cercando così di snellire i traffici verso il porto. La situazione di congestione è critica, e in attesa di realizzare banchine più grandi, senza rinunciare ai traffici in crescita, dobbiamo intervenire con un pacchetto di soluzioni".

Spesso viene ripetuto dagli addetti ai lavori che i terminalisti, Contship in particolare, hanno troppo peso nelle scelte che vengono fatte nell'ambito portuale. E' così?
"I porti sono nati all'interno di un quadro normativo che non ha certo privilegiato la concorrenza e del quale non ci siamo completamente liberati. Questo produce sacche di forza che non si riescono a mettere in discussione. Accade qua, ma anche negli altri scali italiani, basti pensare a Genova, o a Messina, realtà che conosco direttamente".

Un altro elemento nel quale ci si scontra con l'impossibilità di imporre determinati comportamenti è quello dell'utilizzo dei gruppi elettrogeni da parte delle navi all'ormeggio. Come pensate di procedere per l'elettrificazione delle banchine e per convincere le compagnie a utilizzare il cold ironing?
"Noi faremo tutto quanto è necessario, ma il rischio è effettivamente che non accada nulla, come altrove. Le navi mercantili, ma soprattutto quelle da crociera non traggono alcun vantaggio dall'allaccio alle banchine e anzi hanno costi superiori. Se decidessimo di obbligare gli armatori a spegnere i motori e utilizzare la linea elettrica lascerebbero il porto. Oggi le compagnie cambiano scalo di approdo per differenze di un euro sui servizi e sugli sbarchi. Se non c'è un intervento a livello governativo, ma allora prima tutti i porti italiani devono essere elettrificati, temo che le cose non cambieranno. E non dimentichiamo che in caso di tre approdi in contemporanea l'assorbimento sarebbe enorme. Anche qua bisogna lavorare di fino, magari chiedendo alle compagnie di rinunciare a qualche servizio di bordo, a ridurre l'utilizzo dell'aria condizionata quando sono in porto... E non dimentichiamo quello che sembra l'ormai imminente passaggio al Gnl, un combustibile che non è la soluzione a tutti i mali, ma che dal punto di vista ambientale è certamente migliorativo".

A proposito di ambiente. Il porto spezzino è quello che movimenta la maggior percentuale di merci su ferro. A che punto è il trasferimento dei fasci di binari da Calata Paita a Calata Malaspina?
"Firmeremo il contratto per l'affidamento dei lavori entro novembre e dal prossimo anno prenderanno il via i lavori. I traffici cresceranno ancora e anche l'utilizzo dei treni merci, solo così si giustificano gli investimenti di 200 milioni da parte del terminalista e di 39 milioni da parte dello Stato per questo intervento specifico. Il modello del porto sarà diverso. Abbiamo un periodo di 4/6 anni in cui saranno in corso molti lavori, peraltro complessi. In questo lasso di tempo saranno i terminalisti a riorganizzare l'attività portuale, secondo logiche privatistiche, ovviamente. Da questo punto di vista abbiamo a disposizione armi un po' spuntate. Ma il nostro ruolo non è quello di combattere, ma di accompagnare verso uno sviluppo più equilibrato possibile. Per il futuro abbiamo stanziato fondi per effettuare uno studio sullo sviluppo del porto. Il piano è quello di arrivare a 2,5 milioni di teus all'anno, altrimenti, come detto, non si giustificano gli investimenti. Ma per operare in quelle condizioni sarà anche necessario evitare i problemi che si stanno vivendo oggi, altrimenti avremo banchine buone per andare a pescare".

Molo crociere e waterfront. Il dialogo con il Comune e la proposta di Royal Caribbean e Msc. Cosa accadrà secondo lei?
"E' in atto un ragionamento organico. Sia noi che il Comune e la Regione non vogliamo perdere l'occasione ma dobbiamo anche filtrarla in base alle norme e all'opportunità. Nessuno vuole fare favori a nessuno, faremo una gara pubblica e presto avremo risposte più certe sul destino del waterfront e del pennello. Il bando sarà lanciato solamente se frutto di un'intesa con Regione e Comune. Da Palazzo Civico ci viene richiesto di giungere a un progetto unitario, da poter realizzare per fasi, e senza un forte impatto. Richieste del tutto condivisibili, m devono essere declinate nella maniera giusta sulla carta. Forse avremo una piccola proroga rispetto ai tempi previsti, ma non andremo oltre Natale. Tutte le carte sono sul tavolo. Se le cose non andranno per il verso giusto sarà intrapreso un percorso più light. Ma sono abbastanza fiducioso".

Rimanendo in ambito crocieristico. Il project presentato prevede anche lo svolgimento dei servizi ai crocieristi. Nel periodo di allestimento dell'eventuale gara e dell'assegnazione ci sarà una proroga di Apls e Discover La Spezia?
"No, nessuna proroga. Sino a fine marzo non ci saranno navi e se nel frattempo non riusciremo ad assegnare la gara cercheremo un'altra soluzione. Per un singolo accosto possiamo anche operare direttamente, poi vedremo. Il piano delle dismissioni delle partecipate è stato fatto e non si torna indietro".

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