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Ultimo aggiornamento: Giovedì 24 Settembre - ore 21.45

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Costa Pacifica va e torna. E più di 300 lavoratori sperano nelle crociere

Prove tecniche per la nave ormeggiata in porto da una settimana con 950 membri di equipaggio. La Sanità marittima ha imposto rigide prescrizioni. Intanto il terminal è deserto e sono centinaia gli spezzini che ci lavoravano, direttamente o no.

A bordo stanno tutti bene

La Spezia - Ha destato molto interesse l'andirivieni di navi da crociera andato in scena questa mattina nel Golfo. Alle 8 Costa Pacifica ha mollato gli ormeggi del Molo Garibaldi e alle 13 ha fatto il suo ingresso in porto... la stessa Costa Pacifica. Non un avvicendamento tra regine dei mari, dunque, ma un'uscita per prove tecniche ai motori e impianti che ha portato la nave della compagnia genovese, presente in porto da una settimana, a uscire dalla diga e puntare verso sud ovest per alcune miglia prima di virare e rientrare al Garibaldi. I più attenti avranno però notato che l'ormeggio è stato effettuato con la prua rivolta verso terra, così da consentire le operazioni di rifornimento tramite la bettolina Brezzamare e di effettuare alcune prove di sicurezza.

Restano a bordo le quasi 950 persone dell'equipaggio, per le quali sono nuovamente scattati i quattordici giorni di isolamento.
"E' quello che prevede la legge: ogni qualvolta si fa ingresso in un comune o un porto scattano le due settimane di quarantena, anche se sono state osservate in precedenza in un altro luogo - spiega a CDS la dottoressa Antonella Mofferdin, responsabile dell'ufficio della Sanità marittima del porto della Spezia -. E così è in questo caso: nel momento in cui la nave ha attraccato per la seconda volta è ripartita la misura restrittiva e chi è a bordo la dovrà rispettare rimanendo sulla nave".
Tutto il personale che si trova sulla Costa Pacifica deve inoltre rispettare le prescrizioni che sono state imposte proprio dalla dottoressa Mofferdin: soggiorno in camere con finestre, spegnimento dell'impianto di aerazione e climatizzazione, turni per mangiare nella mensa di bordo e controllo della temperatura due volte al giorno. E, è il caso di ribadirlo,
"Per i cittadini italiani che hanno comunicato un domicilio sicuro - prosegue la dottoressa - e che hanno quindi potuto abbandonare la nave per raggiungerlo ho provveduto personalmente a misurare nuovamente la temperatura una volta a terra. Raggiunti i propri domicili in giro per l'Italia, come detto, queste persone dovranno ricominciare a osservare le due settimane di isolamento, come previsto dalle norme".

Dopo il caso della Costa Diadema e le polemiche che ne sono seguite la manovra di questa mattina ha fatto drizzare le orecchie a molti, incuriositi dall'arrivo di una nuova nave (che invece abbiamo visto essere una "vecchia" nave).
Le possibilità che lo scalo spezzino veda ormeggiare altre navi da crociera, in realtà, è piuttosto bassa, visto che da qualche giorno vige la norma per cui le navi battenti bandiera straniera non possono entrare nei porti italiani anche se per una sosta inoperosa, come è il caso di Pacifica. Le compagnie battenti bandiera italiana due, Costa e Aida, e al momento l'unica prua diretta verso le coste italiane è quella di Costa Fortuna che dopo aver attraversato il Canale di Suez si trova nel mare di fronte alla Grecia.

Quello che preoccupa davvero gli addetti ai lavori, però, non sono gli ormeggi per far rifornimento o le soste inoperose, ma il lungo periodo di stop del mercato crocieristico che si vede all'orizzonte. Se il turismo sembra essere destinato a essere uno degli ultimi settori a ripartire al termine dell'emergenza Covid-19, quello legato alle grandi navi passeggeri rischia di dover pagare un prezzo ancora più salato. E' infatti opinione comune che, almeno in una prima fase, potrà essere richiesto alle compagnie di garantire il rispetto delle distanze e delle misure igieniche messe in campo in queste settimane. Questo potrebbe significare navi vuote per metà, nella migliore delle ipotesi, oppure una ripresa con handicap ancora maggiori, basti pensare alle differenze nei tempi di conclusione del contagio tra diversi Stati e quindi, forse, l'impossibilità di scendere a terra per gli stessi passeggeri.

Quanto la situazione sia complicata e quanto possa avere ripercussioni anche sull'economia spezzina e di tanti lavoratori lo spiegano i numeri attuali del terminal crociere, che comunque resta operativo: sette dipendenti sono in cassa integrazione a zero ora, per un massimo di 9 settimane come previsto dal decreto ministeriale, e non stanno lavorando addetti alla sicurezza, al trasferimento dei bagagli, alle pulizie. Sono fermi i desk, non ci sono guide turistiche in azione e nemmeno autisti di pullman, di Ncc o di taxi... senza considerare negozi, bar e ristoranti che hanno un ritorno indiretto, almeno 300 persone al giorno per almeno un paio di giorni alla settimana rimangono a casa. La speranza è che ci restino il meno possibile.

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