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Container all'Enel: "Deposito e lavorazioni. Cento posti di lavoro più l'indotto"

L'area stoccaggio occuperà 4 ettari. Tecnici ascoltati in commissione. "Non sarà il core business aziendale, opereranno le realtà locali". E sul carbone:"Abbiamo fatto richiesta di chiusura un anno fa, dal Ministero ancora nessuna risposta".

Due anni per il nuovo impianto

La Spezia - “Nel luglio scorso abbiamo fatto istanza per chiudere col carbone nel 2021, ma non è ancora arrivata risposta. Non spetta a noi rispondere, deve farlo il Ministero dello sviluppo economico”. Così oggi pomeriggio in III Commissione l'ing. Bracaloni di Enel, audito assieme all'ing. Pavan, direttore operativo di Enel Logistics e alla responsabile dei rapporti istituzionali del Nord dott.ssa Partipilo. Due ore di seduta che hanno visto i consiglieri e il vice sindaco Giacomelli esprimersi unanimemente contro la prospettiva della riconversione al turbogas, criticando la recente ipotesi di destinare parte dell'area ad accogliere contenitori e rimarcando a più riprese che, se da un lato Enel procede con il suo orientamento industriale, dall'altro c'è una comunità che, con una presa di posizione unitaria del consiglio comunale, dice no al carbone, sì, ma anche alla prospettiva gassosa.
I rappresentanti aziendali hanno provato a meglio delineare la prospettiva dell'area stoccaggio. “Sarà parte di un progetto che riguarda l'intero Paese – ha esordito Partipilo -. Avrà come core business sia l'import sia l'export. Ed è sbagliato parlare di deposito di container, sarà anche altro: lavorazioni, trasformazioni, servizi a valore aggiunto. Attività che portano occupazione, anche specialistica. Stimiamo cento posti a tempo indeterminato, senza contare l'indotto. Le movimentazioni saranno effettuate con mezzi elettrici e sarà utilizzato un sistema digitalizzato per gestire la rete dei depositi. Questo progetto, che vogliamo realizzare dialogando con il territorio e le sue imprese, ha nella Spezia una collocazione strategica visto il connubio tra vocazione industriale e porto”. La responsabile dei rapporti istituzionali ha precisato che “non vogliamo diventare terminalisti né far concorrenza a chi qua fa questo mestiere. Quel che vogliamo fare è creare una piattaforma logistica integrata che darebbe al nostro Paese la possibilità di intercettare parte delle merci che oggi vengono lavorate in altre nazioni”.

“L'Italia è un hub naturale – ha proseguito l'ing. Pavan -, purtroppo il 40 per cento delle portacontainer che transitano nel Mediterraneo non si fermano nel Mediterraneo ma vanno nei porti del Nord Europa. Quel che vogliamo fare è attirare flussi di merci che attualmente non arrivano in Italia, e questo anche per fare lavorazioni e servizi a valore aggiunto, di cui si occuperebbero aziende e società locali, perché queste attività non sono il core business di Enel. Sarà questo il successo del progetto, di cui Spezia sarà il cuore. Il presidio spezzino sarà collegato in rete con gli altri siti Enel trasformati in deposito doganale. L'occupazione? Quella che abbiamo fatto è una stima cautelativa, quanta occupazione riusciremo a dare dipenderà dal tipo di trasformazioni che riusciremo a fare. Questa è una grande opportunità di crescita per l'imprenditoria locale”. E quanto spazio occuperà? Circa 4 ettari sui 70 totali, ha spiegato la dott.ssa Partipilo, fornendo, su richiesta dei commissari, qualche altro numero in merito all'occupazone degli spazi immaginata da Enel: “10 ettari per il turbogas, 11 ettari per i bacini, il resto per il fotovoltaico, le batterie e lo spazio a disposizione di chiunque – amministrazione, collettività, imprese locali - voglia confrontarsi con noi proponendo progetti concreti”.

E quanto ci vorrà a fare la centrale a turbogas, primissimo nodo del contendere e protagonista – ma non unico attore – della transizione dal carbone? “L'impianto prevede un periodo di costruzione di circa due anni e impiegherà mediamente duecento persone, con un picco di quattrocento durante la fase di costruzione, che avverrà avvalendosi di competenze, imprese e manodopera locali. Il gas non farà produzione di base, ma sarà operativo in poche, strategiche ore - ha affermato l'ing. Bracaloni -. Il turbogas va nella direzione di rendere possibile e certa, quanto prima, la chiusura del carbone. È l'unica possibilità in questo senso - poi ci auguriamo di uscire presto anche dal gas – in quanto le rinnovabili non danno ancora sufficienti garanzie in termini di continuità della fornitura, speriamo lo facciano quanto prima”. E, come aggiunto dalla Partipilo, c'è anche un tema di tempistiche: l'autorizzazione per il fotovoltaico richiede un anno e mezzo, quella per l'eolico 5 anni. Tempi lunghi per il traguardo “della chiusura nel 2021, che abbiamo chiesto in anticipo rispetto a quanto prevede il processo di transizione energetica nazionale, cioè il 2025”. Come detto, i consiglieri hanno dato battaglia casa per casa, con argomentazioni e prese di posizione di cui sarà dato conto nelle prossime ore.

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