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Ultimo aggiornamento: Venerdì 05 Giugno - ore 22.04

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Candeggina, vapore e ozono. Quando ricorrere agli uni o agli altri

Il coordinatore dei Tecnici della prevenzione di Asl 5, Massimiliano Polledri, ha spiegato ai titolari di differenti ripologie di attività come comportarsi dal punto di vista della sanificazione e delle pulizie.

Ristoranti, parrucchieri e negozi di abbigliamento

La Spezia - Cosa ci aspetterà quando andremo al ristorante, dal barbiere e nel negozio di abbigliamento? E soprattutto, come dovranno comportarsi i titolari delle attività sotto il profilo igienico e della sanificazione? Sono le domande alle quali questo pomeriggio hanno cercato di fornire risposta Enrico Taponecco, responsabile Ambiente e sicurezza di Confartigianato, e Massimiliano Polledri, coordinatore dei Tecnici della prevenzione di Asl 5, nel corso di un seminario che si è tenuto in videoconferenza e al quale hanno partecipato oltre 150 addetti ai lavori.

Dopo l'introduzione del direttore di Confartigianato, Giuseppe Menchelli, Polledri ha spiegato prima di tutto che la sanificazione ad opera di aziende specializzate e iscritte all'albo della Camera di commercio è necessaria in ristoranti, strutture alberghiere o altre tipologie di attività (diverso il discorso per i negozi di abbigliamento, di cui parliamo più avanti) solamente nel caso in cui ci siano stati casi o casi di contatto di pazienti Covid-19 positivi. Negli altri casi la disinfezione con prodotti chimici (come anche la semplice candeggina, il cloro o gli aldeidi) e la sterilizzazione delle superfici di contatto già previste prima dell'esplosione dell'emergenza coronavirus possono essere considerate operazioni sufficienti per il mantenimento dell'igiene e della pulizia degli ambienti di lavoro. Il tutto dovrà essere svolto con maggiore attenzione e frequenza di quanto non avvenisse prima, in particolare per spazi come i servizi igienici che, ha consigliato Polledri, dovranno essere puliti con cura e con prodotti chimici o vapore ad alta temperatura alla fine di ogni turno (per quanto riguarda i ristoranti) e comunque almeno due volte nel corso della giornata.

In ogni caso i titolari dovranno aggiornare la documentazione relativa alla valutazione del rischio anche perché i dipendenti potranno dover maneggiare nuovi prodotti e dunque essere formati per farlo.
In tal senso Polledri ha sconsigliato fortemente l'utilizzo di disinfezione con ozono, sostanza molto efficace dal punto di vista della riduzione della carica batterica e virale, ma tossica e dunque da maneggiare con assoluta cautela e competenza.
Un appello alla prudenza è arrivato anche in relazione all'uso degli impianti di climatizzazione che, essendo fermi da settimane, potrebbero oggi ospitare colonie di legionella, batterio altamente nocivo.

Ricalcando le linee guida emanate ieri da Inail, Polledri ha ricordato il fermo invito a realizzare uscite diversificate (dove possibile), di lavorare su appuntamento, di fornire ai clienti la possibilità di utilizzare il gel igienizzante, di indossare guanti e mascherine e l'obbligo di far entrare un solo cliente alla volta in ambienti al di sotto dei 25 metri quadrati.
Riguardo ai ristoranti il funzionario Asl ha spiegato: "Per i clienti dei ristoranti sarà consentito di sedere allo stesso tavolo senza il distanziamento di almeno un metro tra loro solamente ai componenti dello stesso nucleo familiare, che dovranno garantire il loro status attraverso un certificato che il ristoratore farebbe meglio a fornire loro. I clienti dovranno avere 4 metri quadrati di superficie a disposizione a testa e tra i tavoli dovrà essere presente una distanza minima di 2 metri. Se i commensali non sono dello stesso nucleo familiare dovranno essere previste delle separazioni con barriere in plexiglass o un distanziamento di almeno un metro. La lavastoviglie lavora a temperature che uccidono il virus, dunque non è necessario ricorrere a stoviglie monouso".
Lo stesso discorso vale per le lavanderie che si occupano di tovaglie, lenzuola e altri tessuti: "A 90 gradi il virus muore e potranno essere rilasciati dei certificati da parte delle lavanderie".
Per i barbieri e i parrucchieri Polledri ha consigliato l'uso di camici monouso, "come quelli degli infermieri, efficaci ed economici", mentre per i negozi di abbigliamento la questione è risultata più complessa. Oltre al gel lavamani, alle mascherine e alla distanza interpersonale, è stato consigliato di far indossare i calzari prima di far entrare i clienti nei camerini e di accantonare tutti i capi provati e non acquistati per una successiva sanificazione cumulativa con sistemi professionali, così da ammortizzare il costo dell'intervento da parte di ditte specializzate.

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