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Ultimo aggiornamento: Giovedì 19 Ottobre - ore 08.25

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Call&Call, sindacati preoccupati: "Ci saranno tagli nel 2018?"

Si attende la risposta sullo stralcio del debito Iva, ma resteranno comunque da pagare 11 milioni di euro. Tredicesime a rate per centinaia di lavoratori, mentre gli stipendi slittano a fine mese.

Call&Call, sindacati preoccupati: `Ci saranno tagli nel 2018?`

La Spezia - Il possibile stralcio del 60 per cento del debito Iva potrebbe non bastare per far tornare il sereno all'interno di Call&Call, il gruppo di call center presente alla Spezia con una sede all'interno della quale lavorano 500 dipendenti e 200 collaboratori.
E' questo il quadro a tinte fosche tracciato dai sindacati nel corso dell'audizione che si è svolta questo pomeriggio di fronte ai membri della commissione consiliare Economia, lavoro e occupazione. Un incontro che inaugura una serie di confronti con i protagonisti delle realtà occupazionali maggiormente in sofferenza sul territorio comunale.

"Call&Call è un'azienda di servizi, e pertanto ha poco margine: se si presenta un problema serio il rischio del fallimento è sempre dietro l'angolo - ha esordito Speranza Poleschi, segretario provinciale di Fistel Cisl -. L'azienda non ha mai avuto ritardi nel pagamento degli stipendi, ma ora sta attraversando un momento di grande difficoltà. Le campagne Findomestic e Coop voce vanno bene e registriamo la soddisfazione del cliente, mentre quella di Enel è a rischio per la prossima apertura al mercato libero. Ma la vera mazzata è arrivata a settembre quando siamo stati informati dell'entità del debito che l'azienda ha nei confronti dell'Agenzia delle entrate, una somma che rischia di mettere in ginocchio il gruppo. Dopo essersi avvalsa di specialisti del settore Call&Call ha presentato la richiesta per lo stralcio di oltre la metà del dovuto e ora siamo in attesa di sapere come questa vicenda andrà a finire. Intanto, viste le problematiche finanziarie, è stato deciso di spostare gli stipendi a fine mese, quindi a dicembre la mensilità sarà corrisposta dopo Natale. E ci sarà anche la rateizzazione in dieci tranche delle tredicesime di centinaia di lavoratori, tutti tranne quelli che operano nella commessa Enel".

Una situazione dunque molto complessa che deriva dal mancato pagamento dell'Iva per un periodo di dieci anni, i cui effetti iniziano già a farsi sentire, ma che potrebbe averne di peggiori nel prossimo futuro.
"Anche se lo stralcio sarà concesso - ha dichiarato Tiziana Venelli, segretario provinciale di Slc Cgil - l'azienda dovrà far fronte al pagamento di una somma elevata, pari a 11 milioni. Pertanto la nostra preoccupazione e quella dei lavoratori è sapere che cosa accadrà nel 2018. A rischio ci sono le sorti di 2.400 dipendenti in tutta Italia, non solo quelle di chi lavora in una delle più grandi aziende del territorio provinciale. Ci sarà riorganizzazione, ma non sappiamo cosa voglia dire. Ci saranno dei tagli al personale? L'azienda dice di aver depositato il piano industriale presso l'Agenzia delle entrate, nell'ambito della richiesta di stralcio, ma né le segreterie nazionali, né noi abbiamo ancora visto alcunché".

"L'azienda fa tanti incontri, ma concede pochi chiarimenti. Siamo venuti a conoscenza dell'omologa, un faldone di 300 pagine, per posta, senza alcuna comunicazione preventiva - ha aggiunto Alessandro D'Ippolito, coordinatore nazionale di Uilcom -. Anche se si può essere abbastanza fiduciosi per l'esito dello stralcio del debito, non sappiamo quasi niente del piano industriale e dobbiamo attendere dicembre, termine ultimo della procedura, con una spada di Damocle che incombe. Non possiamo far altro che monitorare".

In un settore in cui il costo del lavoro incide al 90 per cento sui costi aziendali, nel panorama societario di Call&Call le spese maggiori sono sostenute proprio alla Spezia, dove dieci anni fa avvenne l'assunzione in blocco dei lavoratori. Per questo le sigle temono che se ci dovrà essere un intervento per abbassare il costo del lavoro i primi a pagare dazio saranno proprio i dipendenti spezzini.

Dopo che il commissario Paolo Manfredini ha richiesto formalmente l'audizione dei rappresentanti dell'azienda, con uno specifico riferimento alla possibilità di visionare il piano industriale, i sindacati hanno proseguito nella descrizione della situazione.
La campagna Enel potrebbe essere prorogata sino alla fine del mercato tutelato, ma poi non si sa cosa accadrà alle 284 che ci lavorano, tanto che alcuni stanno già lasciando il lavoro approfittando della Naspi. "E quel che è ancora peggio è che la situazione debitoria e l'incertezza rendono impossibile ottenere le fideiussioni necessarie per partecipare a nuove gara d'appalto", hanno illustrato.
E a complicare ulteriormente il quadro ci sono i rapporti tra parti sociali e azienda, praticamente inesistenti: "Veniamo a conoscenza delle cose sempre dopo, spesso per caso. Ogni mattina c'è una sorpresa. L'unica cosa che sappiamo del piano industriale è che le aziende del gruppo saranno fuse per incorporazione dal 6 novembre nella holding, probabilmente per avere maggior peso nella partecipazione a prossime gare, se il gruppo ritornerà a poter essere bancabile".
Il debito residuo, infatti, potrà essere dilazionato in dieci anni e a fronte di un fatturato annuo di circa 26 milioni di euro Call&Call potrebbe sostenere le rate e ritornare sul mercato. Ma la condizione necessaria è la conferma delle campagne attuali.

Sulla situazione si è espressa anche Genziana Giacomelli, assessore comunale al Lavoro, presente alla commissione in rappresentanza dell'amministrazione.
"I nostri margini di intervento, come Comune, non sono molto ampi, ma due settimane fa abbiamo incontrato i sindacati che hanno condiviso con noi le loro preoccupazioni e ci siamo impegnati a contattare l'azienda per un successivo incontro, dopo il quale speriamo di poter dare qualche risposta in più. Preme anche a noi conoscere il contenuto del piano industriale, e nel frattempo stiamo verificando l'esistenza di misure che si possano attivare per sostenere i lavoratori".

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