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Ultimo aggiornamento: Sabato 20 Aprile - ore 22.18

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Brexit e valore del greggio: quali le quotazioni future?

Brexit e valore del greggio: quali le quotazioni future?

La Spezia - L’effetto Brexit continua a farsi sentire: stando alle ultime notizie relative alle conseguenze dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, i prezzi del petrolio sembrerebbero aver frenato la loro corsa, pur continuando a riportare un trend negativo. Nonostante la Brexit abbia influito negativamente su più aspetti dell’economia del Paese già a partire da pochi mesi dopo il referendum, le preoccupazioni maggiori sembrerebbero interessare ancora il settore auto e carburante. Secondo i dati divulgati da ACEA un mese dopo il fatidico 23 giugno 2016, la Gran Bretagna avrebbe cominciato a subire i primi effetti negativi proprio a partire dal settore auto, riportando un calo di immatricolazioni dello 0,8%, a fronte di un aumento generale nel resto dei Paesi d’Europa, Italia compresa. Non da meno l’influenza sul prezzo del petrolio, i cui scossoni sembrano destare ancora molta preoccupazione nelle famiglie della Gran Bretagna, così come nel resto del mondo. Cosa è possibile aspettarsi dall’immediato futuro? Quali le prossime quotazioni del petrolio?

Petrolio oggi: valore e quotazioni future
Difficile affermare con certezza quale potrebbe essere l’andamento dei prezzi del greggio: secondo gli analisti, la produzione di petrolio da parte dell’OPEC (Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio) potrebbe influire sulla sua quotazione già a partire da quest’estate, provocandone un possibile calo di prezzo. Stando ai dati attuali, invece, durante la prima settimana di aprile il Brent sarebbe sceso fino a 71,34 dollari al barile, mentre il WTI avrebbe raggiunto la soglia di 64,77 dollari. In entrambi i casi, i valori rappresenterebbero un nuovo record, nello specifico relativo agli ultimi cinque mesi, ovvero al periodo compreso tra novembre 2018 e oggi. Non distano di troppo i valori relativi alla quotazione della seconda settimana del mese, che vedono il Brent pari a 71,08 dollari e un WTI pari a 64,51 dollari. Rispetto all’inizio dell’anno, dunque, i due valori sarebbero balzati in alto rispettivamente del 40 e del 30%: la responsabilità, ovviamente, non è da attribuirsi solo al referendum della Gran Bretagna, ma anche alla crisi economica del Venezuela e alle sanzioni degli Stati Uniti contro l’industria petrolifera del Paese e, più di recente, anche all’effetto escalation derivante dal caos libico. Sarebbe stato proprio a partire dallo scorso 4 aprile, infatti, che il prezzo del greggio avrebbe subito un’impennata, in concomitanza con l’inasprirsi dei conflitti tra le truppe del maresciallo Khalifa Haftar e l’esercito di Fayez Al Sarraj. Nonostante ciò, gli analisti continuano a sperare in un ribaltamento dei prezzi entro l’estate.

Il resto del mondo: Stati Uniti e Cina ai vertici
Se l'Europa continua ad essere in fase di stallo, soprattutto dopo l'ennesimo no da parte di Westminster, ad occupare il vertice della piramide economica mondiale ritornano ad essere Stati Uniti e Cina, tornati entrambi a pieno regime. Analizzando la situazione degli Stati Uniti relativa ai primi giorni di aprile, ad ottenere i risultati migliori sarebbero stati il settore bancario e automobilistico: così come la multinazionale americana J.P. Morgan avrebbe ottenuto un rialzo del 3,3%, anche nel settore auto si sarebbe registrato un andamento generale ottimale, fatta eccezione per l’impresa di trasporti Lyft, in calo di quasi il 12%. Decisamente positivi anche i dati relativi ai mercati azionari americani: +1,27% per Dow Jones e +1,16% per Nasdaq. Allo stesso tempo, si continua a sperare nella pace tra Stati Uniti e Cina, che potrebbe far rasserenare l’Europa intera. Nonostante l’incertezza del futuro, le trattative Usa-Cina sui dazi potrebbero rappresentare un primo passo verso un rapporto decisamente più pacifico tra i due Paesi, anche se non è da escludere che, una volta ricuciti i rapporti con la controparte, il Presidente Donald Trump potrebbe spostare il mirino verso l’Europa, proprio perché indebolita dalla Brexit della Gran Bretagna.

In attesa dell’estate, non resta che sperare che gli equilibri mondiali non compromettano i pochi ma positivi risultati raggiunti, incluso il prezzo del greggio.

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