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Ultimo aggiornamento: Martedì 22 Agosto - ore 10.30

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Blue economy italiana al palo, Bucchioni lancia Blue Vision

L'imprenditrice spezzina presenta un progetto nazionale per creare un tavolo di regia sui temi dell'economia marittima sostenibile. Oggi il primo summit a Roma che ha trattato la situazione del Mediterraneo, presente anche Legambiente.

Blue economy italiana al palo, Bucchioni lancia Blue Vision

La Spezia - Nel 2012 l'Unione europea definì strategica la Blue economy, come passo ulteriore da compiere dopo quello della Green economy. In cinque anni, però, le cose non sono cambiate gran che, almeno in Italia. A raccogliere la sfida di dare slancio all'applicazione delle logiche della sostenibilità al comparto marittimo è stata Giorgia Bucchioni, pioniera delle crociere alla Spezia e attuale presidente del consorzio Discover. Lo ha fatto fondando Blue Vision, una nuova società di respiro nazionale che ha dato il via oggi alle sue attività attraverso un incontro che si è svolto nella Capitale.
"Il nostro obiettivo - spiega a CDS - è accendere i riflettori sulla Blue economy attraverso le ricerche, la formazione nelle scuole e la costituzione di un tavolo di regia al quale siedano gli attori fondamentali per lo sviluppo del comparto: gli imprenditori, l'università e associazioni come Legambiente che si interessano quotidianamente di queste tematiche.
Per Blue economy non si intende solamente la tutela del mare, ma anche, attraverso l'innovazione tecnologica dei vari settori economici, la creazione di nuovi posti di lavoro e di nuove attività attraverso il ciclo blu, ovvero la pesca, la mitilicoltura, i trasporti, le crociere... insomma tutto quello che è legato al mare. Per tutto questo mondo noi ci proponiamo come hub, come collettore di esperienze".

Nel corso del Summit sulla Blue economy Med che si è svolto a Roma nella sede di Unioncamere Vittorio Emanuele Parsi, direttore dell’Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali, ha spiegato che la possibile alleanza fra trafficanti di essere umani e jihadisti è il pericolo maggiore che incombe sulla sicurezza del Mediterraneo e quindi di tutte le attività, in particolare relative al turismo crocieristico, che in questo mare si svolgono. Ma, nonostante tutti i rischi che condizionano la situazione geopolitica, le acque del Mediterraneo sono paradossalmente più sicure di quanto fossero in passato, grazie alla presenza massiccia di mezzi della Marina Militare Italiana e di alleati. Secondo Parsi tutti, e quindi anche le compagnie da crociera, dovranno fare fronte a una situazione di crisi permanente in materia di sicurezza.
L'incontro, che si è svolto alla presenza del presidente di Unioncamere Ivan Lo Bello, della presidente di Legambiente Rossella Muroni e il presidente di Federagenti Gian Enzo Duci, aveva l’obiettivo di mettere in risalto le opportunità, le potenzialità, i ritardi, ma anche le disattenzioni italiane rispetto a un settore in grado di attivare importanti investimenti e generare occupazione.
Riflettori che, alla presenza di rappresentanti del Mise, parlamentari, e rappresentanti delle Regioni e dei porti, si sono accesi sul tema della sicurezza e dei rischi che riguardano l’intero settore del turismo sul mare, ma anche la portualità turistica eco-compatibile e i traffici marittimi in Mediterraneo.
"Un mare - come ha ricordato Duci - che rappresenta l’un percento di tutte le acque del mondo, ma “ospita” il 20 per cento dei traffici marittimi del mondo. Un mare delicato dal punto di vista ambientale, nel quale oltre ai cambiamenti di scenario geopolitico, caratterizzato dalla presenza crescente della Russia, registra anche una vera e propria invasione di interessi cinesi".
"La sfida - ha sottolineato Muroni di Legambiente - non è nella contrapposizione fra interessi economici e interessi ambientali bensì nella crescita congiunta ed equilibrata. Di qui l’assenso di Legambiente alla proposta di Giorgia Bucchioni per la creazione di una cabina di regia che consenta di sfruttare la Blue economy come risorsa attiva del Paese".
Sono state anche evidenziate alcune esperienze di punta della Blue economy in Italia, quale il porto turistico di Marina d’Arechi presieduto da Agostino Gallozzi, progettato e costruito con un’ attenzione nei dettagli e nell’uso dei materiali alla compatibilità ambientale.

Un'attenzione al rispetto del mare che spesso manca anche a monte delle coste. Ma quel che è peggio è la lentezza di reazione che sino ad oggi si è registrata in Italia.
"Mentre nei Paesi vicini a noi, come in Francia e in Spagna, stanno andando avanti da noi manca anche la fase di approfondimento delle tematiche. Si resta costantemente impantanati nei problemi di stampo politico - conclude Bucchioni - e non si affrontano le cose nei luoghi deputati. Ogni sei mesi c'è un appuntamento elettorale e siamo in campagna continua. E' per questo che la politica non si occupa dei problemi reali: la riforma portuale è al palo e nel frattempo il Paese crolla. Ma non ci rassegniamo, come imprenditori abbiamo il dovere di impegnarci per migliorare le cose a favore delle nuove generazioni, è necessario far sapere loro che certe letture possono essere fatte, che ci sono opportunità da cogliere".

I numeri del Mediterraneo
5,4 milioni di europei che operano nella Blue Economy
185.000 imprese italiane
835.000 occupati
Mediterraneo 1% delle acque marine, 20% dei traffici marittimi del mondo
65,5% dal 2001 al 2015 la crescita dell’interscambio italiano con i paesi a rischio del Med
Cina crescita in Med da 16,2 miliardi del 2001 a 185 attuali

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