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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 20 Marzo - ore 17.00

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Blockchain, una rivoluzione a metà?

Sorta per tagliare fuori le banche, mediante l’avvento di una versione peer to peer del denaro elettronico, la rivoluzione del Blockchain ha solo parzialmente portato a termine i propri obiettivi.

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Blockchain, una rivoluzione a metà?

La Spezia - L’idea di fondo degli inventori della catena di blocchi era quella di gestire qualsiasi tipo di transazioni senza strumenti intermedi, basate esclusivamente sulla fiducia degli utenti e su potenti algoritmi matematici a garanzia della trasparenza delle operazioni. Le banche, in tutto questo, avrebbero dovuto veder ridimensionato il proprio ruolo. Le cose pare siano andate diversamente.

Materia complessa, addirittura oggetto di studio nelle Università, la Blockchain nasceva per rivoluzionare il modo in cui utilizzare il proprio denaro, addirittura proponendo di esso una variante virtuale. Come funziona? Riducendo all’osso, possiamo dire che la Blockchain è una catena di blocchi di dati in cui gli utenti condividono risorse informatiche che vanno a costituire una sorta di enorme database crittografato. Troppo complicato? Basta pensare che qualsiasi computer fisico coinvolto nella transazione costituisce uno dei nodi del blocco, sul quale vengono memorizzati i dati. Per certificare e autorizzare le transazioni occorre l’approvazione della maggioranza dei nodi, che avviene mediante calcoli matematici eseguiti dai computer (il processo è detto “mining”). In effetti abbiamo sperimentato argomenti più digeribili.

Come si vede, nell’intero processo non c’è traccia dell’intervento delle banche. Ma naturalmente, i principali istituti di credito hanno impiegato poco tempo per fiutare il pericolo di essere messi alla porta, e si sono pertanto lanciati nella corsa ad accaparrarsi la fetta più grande della gustosissima torta. La banca svizzera UBS ha lanciato per prima il progetto di una nuova forma di denaro digitale basato sulla tecnologia Blockchain, e ad essa si sono accodati altri giganti quali Credit Suisse e Barclays; partecipano al progetto anche le italiane Unicredit e Intesa San Paolo.

Ma è stata direttamente la Banca Mondiale a portare l’attacco principale alla rivoluzione, dando vita a Bondi, acronimo di Blockchain Offered New Debt Instrument, Blockchain dedicata alla vendita di bond. L’obiettivo dichiarato è quello di combattere la povertà, mettendo il potere economico nelle mani delle persone. Un fine ambizioso, che potrebbe portare a compimento la rivoluzione paradossalmente proprio per mano dei suoi nemici. Presto anche le banche centrali potrebbero servirsi della Blockchain per gestire le proprie transazioni. In questo senso, la Cina pare aver già mosso i primi, importanti, passi.

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