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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 16 Agosto - ore 22.30

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Benvenuti nella provincia capitale dell'inefficienza

Confartigianato bolla i Comuni della provincia spezzina come i meno virtuosi nella spesa in rapporto ai servizi offerti. Nel capoluogo bene istruzione e anagrafe, male la viabilità. Nessun ente tra Luni e Framura è considerato efficiente.

Benvenuti nella provincia capitale dell´inefficienza

La Spezia - Quella spezzina è la provincia a livello nazionale con il peggior rapporto tra spese e servizi offerti. Ovvero che utilizza più soldi per offrire, in molti casi, prestazioni al di sotto della media nazionale. Un primato di cui essere poco orgogliosi, che traspare dalla classifica nazionale sull'efficienza degli enti locali stilata da Confartigianato Imprese su dati storici che arrivano a prendere in considerazione fino al 2013. Non aggiornatissimi forse, ma chiarissimi per quel che riguarda la Spezia e la sua provincia. Il 60,7% dei Comuni spezzini è da ritenersi inefficiente: solo 5 sono sopra il livello, 6 sotto lo standard e la bellezza di 17 considerati, appunto, del tutto inefficienti. I Comuni efficienti? Nessuno. Solo Massa-Carrara, Bari e Prato condividono questo triste dato.
La spesa effettiva delle 17 "pecore nere" spezzine è di quasi 125 milioni di euro (il 74% di quella totale, 168,5 mln) e il gap con il fabbisogno standard è di 111 milioni. All’interno di questa spesa, il capoluogo di provincia incide per 76,6 milioni, 5 milioni in più rispetto allo standard. Un’inefficienza, quella della città della Spezia, dovuta principalmente alla viabilità e a servizi generali, mentre sopra la Sprugola ottiene buoni voti l'istruzione pubblica e i servizi di anagrafe, ufficio elettorale e simili. In totale la città è il 12esimo capoluogo tra quelli che spendono male i loro soldi, con un gap del 7,3% tra quanto, secondo Confartigianato, basterebbe per fare un buon lavoro e quanto invece viene impiegato.

Al di là dei numeri, ecco come vengono valutati i comuni in questa ricerca. Sono considerati efficienti quelli con una spesa storica inferiore al fabbisogno standard e una quantità dei servizi erogati superiore al livello dei servizi standard offerti mediamente dagli enti con caratteristiche simili; i comuni sopra livello presentano una spesa storica superiore al fabbisogno standard e una quantità dei servizi erogati superiore al livello dei servizi standard; quelli sotto livello hanno una spesa storica inferiore al fabbisogno standard e una quantità dei servizi erogati inferiore al livello dei servizi standard; infine i comuni inefficienti dichiarano una spesa storica superiore al fabbisogno standard e erogano una quantità di servizi inferiore al livello dei servizi standard.
Per un quadro generale, basti dire che la spesa effettiva storica dei comuni inefficienti in Italia assorbe il 30,7%, pari a 10.132 milioni di euro, del totale della spesa dei comuni. Valori sopra la media si rilevano in venticinque province. In quella spezzina in particolare il 74,1% della spesa è imputabile a inefficienze. Peggio fanno solo Prato (78,1%) e Rieti (75,8%). In pratica di 168,5 milioni di euro, 25,3 sono transitati in mano di Comuni che hanno un livello di servizi sopra la media, 18,3 sotto la media e 124,9 milioni sono stati usati da enti considerati inefficienti.

La Spezia città. A fronte di un fabbisogno standard di 71.436 migliaia di euro, la Spezia capoluogo ha speso invece 76.631 migliaia di euro con gap rispetto alle città delle stesse dimensioni del 7,3%. In pratica 5,195 milioni di euro in più a fronte di una popolazione di 94.535 abitanti. In questa classifica di demerito ha comunque ben 24 capoluoghi davanti. Ma il primo è l'Aquila, che meriterebbe una trattazione a parte vista l'eccezionalità degli eventi che ha vissuto e la necessità di ricostruire interi paesi.
Tornando alla Spezia: disco verde per istruzione pubblica (-1,470 milioni di euro) e anagrafe, ufficio statistica, leva e ufficio elettorale (-448mila euro). Sopra la media per efficienza ci sono gli asili nido (181mila euro), smaltimento rifiuti (2,130 milioni), trasporto pubblico (2,086 milioni). Sotto il livello invece il settore sociale, asili a parte (-871mila), la gestione del territorio esclusa la viabilità (-680mila), l'ufficio tecnico (-579mila), i servizi tributari e di riscossione (-164mila) e la polizia locale (-2,218 milioni di euro). Bollino rosso per viabilità (53mila) e altri servizi (7,342 milioni di euro).
Anche in questo caso i fabbisogni standard misurano il fabbisogno finanziario di un ente in base alle caratteristiche territoriali e agli aspetti socio-demografici della popolazione residente mentre la spesa effettiva storica (relativa all’anno 2013) è data dalla spesa effettiva del comune per l’offerta di servizi ai cittadini, riportata nei certificati consuntivi e ricalcolata con l’ausilio delle informazioni raccolte attraverso i questionari. Una gestione è considerata quindi efficiente quando la spesa è inferiore al fabbisogno standard ma l'offerta dei servizi è maggiore; sopra livello se spesa è superiore al fabbisogno standard ma al contempo maggiore l'offerta di servizi; sotto livello se la spesa è inferiore al fabbisogno standard e minore l'offerta de servizi e inefficiente quando la spesa eccede il fabbisogno standard ma l'offerta di servizi risulta comunque minore.

Liguria. In generale Liguria ed efficienza pubblica non vanno a braccetto: a farne le spese sono cittadini e imprese che devono farsi spesso carico degli eccessivi costi sostenuti per burocrazia e servizi pubblici, a fronte di una scarsa qualità. A dimostrarlo sono i dati Istat e del ministero dell’Economia e delle Finanze-Sose diffusi dalla recente analisi dell’Ufficio studi Confartigianato (i dati si riferiscono al 2013 e sono gli ultimi disponibili).
L’analisi sulla nostra regione ha riguardato quasi la totalità dei Comuni. Sui 225 presi in considerazione emerge una spesa effettiva di oltre 1,2 miliardi. Ben 69 Comuni (il 30,7%, quinta percentuale in classifica nazionale) risultano inefficienti: la loro spesa (283 milioni di euro) è di 39 milioni maggiore rispetto al loro reale fabbisogno (gap del 16,2%), ma offrono servizi di peggior qualità. Altri 92 Comuni (il 40,9%) sono considerati sotto livello, spendono cioè meno del fabbisogno standard, ma offrono anche meno servizi. La loro spesa è di 591 milioni, 90 in meno rispetto al fabbisogno reale. 49 Comuni in Liguria (il 21,8%) sono sopra livello, il che significa che spendono una cifra maggiore rispetto allo standard (in questo caso 350 milioni, 92 in più rispetto al fabbisogno), ma offrono anche servizi migliori. Infine, solo il 6,7% dei Comuni liguri (15) risultano efficienti: meno spesa (11 milioni), servizi migliori. Il risparmio è di 2 milioni di euro.
Italia. Guardando al resto dell’Italia, i Comuni inefficienti sono 1.284, circa il 20%, ma rappresentano il 30,7% (oltre 10 miliardi) del totale della spesa. Il gap più consistente tra spesa effettiva e fabbisogno standard è quello di Caserta (40,9%), seguito da Reggio Calabria (40,5%) e Rieti (39,5%). In valore assoluto colpisce Roma, in cui il divario è di quasi 585 milioni di euro. "Ne emerge una situazione di scarsissima virtuosità, in cui la Liguria purtroppo spicca in negativo – commenta Giancarlo Grasso, presidente di Confartigianato Liguria – Un panorama in cui a prevalere sono gli alti costi per la burocrazia a fronte di inefficienze allargate a moltissimi settori e alla qualità dei servizi. Tutto ciò va a pesare sui cittadini e sulle piccole imprese, costrette ancora una volta a sostenere le spese di una cattiva gestione".

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