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Bacino di carenaggio del Muggiano all'asta per 7,6 milioni di euro

Sino alla fine del 2020 la struttura è nelle disponibilità della Società gestione bacini di Fincantieri, ma nel frattempo il Consorzio potrebbe averla venduta. Tutto ebbe inizio nel 1961...

Proposte entro il 24 febbraio
Bacino di carenaggio del Muggiano all'asta per 7,6 milioni di euro

La Spezia - Dopo 45 anni di onorata carriera il bacino di carenaggio che fa ormai parte del profilo paesaggistico del Muggiano e dello stabilimento di Fincantieri si prepara a cambiare proprietario. Dal 2017, infatti, il Consorzio per il bacino di carenaggio della Spezia è in liquidazione ed è stata bandita l'asta pubblica per l'alienazione del bacino. L'incanto del bene, il cui valore a base d'asta è pari a 7,6 milioni di euro, si terrà in Provincia martedì 25 febbraio alle 12 e le domande dovranno pervenire tassativamente entro le 12 del giorno precedente.

Il Consorzio, che è composto in parti uguali dal Comune della Spezia, dalla Provincia e dalla Camera di commercio, è stato avviato verso la chiusura avendo esaurito il mandato e la funzione per i quali era stato creato, ovvero dotare il Golfo di un bacino galleggiante che permettesse lo sviluppo della cantieristica.
Tutto ebbe inizio nel 1961, quando gli enti pubblici ravvisarono la necessità di dotare il locale porto di un bacino di carenaggio al fine di incentivare l’industria cantieristica spezzina che manifestava, in quel periodo, un significativo sviluppo e ragguardevoli prospettive dovute alla presenza di innumerevoli aziende che, specialmente nell’area di levante del golfo ma anche a ponente davano vita ad un polo della navalmeccanica spezzina fiorente sia nella costruzione che nelle riparazioni navali.
Il ministero dei Lavori pubblici stanziò un finanziamento di 2 miliardi di lire e nel 1970 la neo nata Società gestione bacini (partecipata quasi totalmente da Fincantieri e in piccola parte da Confindustria) si impegnò a mettere sul piatto un miliardo e 970 milioni di lire - da recuperare nel corso degli anni di utilizzo - per arrivare a coprire le spese preventivate dall'Arsenale triestino San Marco di Trieste per la costruzione dell'opera.
Nel 1975 il bacino galleggiante venne collaudato e iniziò la sua intensa attività, che prosegue ancora oggi.

In base agli accordi stretti nel corso degli anni il periodo di recupero delle somme versate da parte di Società gestione bacini scadrà il 31 dicembre del 2020 e sino a quel giorno vige un vincolo che lega il bacino alla società stessa. Nel caso di acquisto dell'opera da parte di una realtà esterna alla galassia Fincantieri il colosso della cantieristica nazionale avrebbe quindi il tempo per trovare un'altra struttura o di realizzarne una ex novo.

Poco più di un anno fa, intanto, Società gestione bacini aveva ottenuto la proroga sino al 2029 della concessione dello specchio acqueo in cui è ormeggiato il bacino di carenaggio (leggi qui). Un provvedimento, quello dell'Autorità di sistema portuale, contestato dal Consorzio perché collegata al contratto in essere e in scadenza a fine anno.

In base al valore quantificato e certificato dal Rina (anche in considerazione dei piani di manutenzione comunicati da Società gestione bacini) Comune, Provincia e Camera di commercio potrebbero quindi presto dividersi in parti uguali una somma di almeno 7,6 milioni (oltre 2,5 milioni a testa) senza dover far fronte a debiti o spese relative al Consorzio, che semplicemente non ne ha.
Nel caso in cui, invece, l'asta dovesse andare deserta ci sarebbe una seconda chiamata, con il valore decurtato del 10 per cento. La storia si ripeterebbe se anche al secondo incanto non si presentasse nessuno. Al terzo flop, infine, il liquidatore del Consorzio, Marco Casarino, potrebbe procedere con la trattativa diretta con le aziende che si saranno dimostrate interessate.

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