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Automazione e Covid, occupazione spezzina verso un decennio difficile

L'indagine del McKinsey Global Institute analizza gli effetti del virus e dei nuovi processi produttivi sull'economia europea.

"Tourism haven"
Automazione e Covid, occupazione spezzina verso un decennio difficile

La Spezia - Come cambierà il mondo del lavoro in Europa in seguito alla mazzata del coronavirus? Se lo è chiesto il McKinsey Global Institute in uno studio dedicato le cui conclusioni non sono certo foriere di brindisi e sorrisi e che, per alcuni aspetti, paiono ricalcare i massicci afflussi dalla periferia al centro verificatisi a partire dal XIX secolo. The future of work in Europe di fatto suggerisce che il mix tra l'automazione del lavoro e la piaga – prima di tutto sanitaria, ma anche socio economica – del Covid-19 condurranno a una concentrazione geografica del lavoro, a una mancanza di profili professionali – anche in virtù della necessità di figure nuove, diverse rispetto al passato – e alla contrazione dell'offerta occupazionale in determinati settori. “Da una parte l’impatto sull’occupazione di Covid-19 potrebbe accelerare le transizioni della forza lavoro verso nuovi lavori con competenze diverse per molti – ha osservato IlSole24Ore esaminando lo studio -. Dall’altro la crisi potrebbe anche accelerare le disparità esistenti all’interno dei paesi europei, tra lavoratori e regioni meglio istruiti e meno istruiti, nonché tra i giovani. In pratica, un cortocircuito che non ha precedenti nel Novecento”.

L'indagine del McKinsey elabora una mappa europea dell'occupazione. Sono stati analizzati oltre mille mercati del lavoro locali in tutto il Vecchio continente. Questi mercati sono stati raggruppati in tredici cluster, a loro volta spartiti in tre gruppi: hub di crescita dinamici, economie stabili e regioni in contrazione. Alla prima voce afferiscono Megacities (in nero nella mappa: praticamente soltanto Londra, Parigi e i rispettivi dintorni) e, un passo dietro, Superstar hubs, categoria in cui, guardando all'Italia, rientrano le province di Milano, Monza, Lodi e Roma. Lo Spezzino, come del resto tutta la Liguria, è collocata nell'ampio ventaglio delle economie stabili (zone in cui vive metà della popolazione Ue). In particolare, alla voce – una delle sei disponibili - tourism havens, vale a dire piazzeforti del turismo. Medesima sorte ai vicini apuani della provincia di Massa e Carrara. Queste aree - lo studio ne individua in tutto 98, da Barcellona alla Cornovaglia, dall'Algarve alle isole greche – sono “magneti per i visitatori […]. Hanno un'alta percentuale di occupazione – scrivono dal McKinsey nei settori alimentare e dell'alloggio, nei trasporti e nei servizi non tecnici [...]. Tutte queste aree sono state duramente colpite dalle misure prese per arginare la diffusione del Covid-19, inclusi blocchi, divieti di viaggio e — nelle fasi iniziali del virus, la chiusura di bar, ristoranti e hotel in tutto il continente”. L'istituto aggiunge che “tre gruppi professionali rappresentano circa la metà di tutti i lavori a rischio in Europa: servizio al cliente e vendite, servizi di ristorazione e professioni legate al mondo delle costruzioni”.

L'Istituto è andato altresì a immaginare la crescita potenziale netta dell'occupazione entro il 2030 in uno scenario 'medio' per quanto riguarda il progresso dell'automazione, che prevede, si legge, “che circa il 22 percento della forza lavoro le attività in tutta l'Ue (equivalenti a 53 milioni di posti di lavoro) potrebbero essere automatizzate entro il 2030”. Stanti queste coordinate, quanto ipotizzato dal McKinsey non prevede certo rose e fiori per lo Spezzino, benedetto da una crescita potenziale netta dell'occupazione tra il – 5 e lo zero per cento da qui al 2030. Discorso analogo per tutto il resto della regione. “Il gruppo delle economie stabili (in cui rientrano, come detto, i tourism havens quali la provincia della Spezia, ndr), potrebbero vedere una modesta crescita del lavoro nel prossimo decennio, inferiore al 5 per cento. Il nostro modello mostra come questo gruppo contribuisca alla crescita dell'occupazione nell'Unione europea per il 40 per cento fino al 2030, circa dieci punti percentuali al di sotto della quota prodotta tra il 2007 e il 2018”.

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