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Ultimo aggiornamento: Venerdì 18 Settembre - ore 09.46

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Animali selvatici, biodiversità, danni e il disastro in agricoltura

Alessandro Ferrante della Cia spezzina spiega: "Serve un cambio di passo nella gestione della caccia per la difesa delle colture e della biodiversità". L'associazione apre un database per catalogare i danni subiti dagli agricoltori.

Sono tornati gli istrici ghiotti di patate

La Spezia - "Un disastro generalizzato. Dalla Val di Vara alla Val di Magra, fino alla città, gli animali selvatici stanno distruggendo tutto". Un quadro preoccupante sul quale fa il punto Alessandro Ferrante della sezione spezzina di Cia Liguria che proprio in questi giorni, a livello regionale, ha annunciato la creazione di database che raccolga con foto e video i danni provocati dagli animali selvatici.
In una nota regionale Cia ha specificato che: "L’idea è stata messa a punto per dare una soluzione al problema degli ungulati e dei danni che gli animali selvatici creano a colture e infrastrutture pubbliche delle aree rurali. Con una mail specifica (dannidaselvatici@gmail.com) e un numero WhatsApp dedicato (324 628 9489), tutti potranno da oggi denunciare cosa sta accadendo in Liguria". Questa non sarà l'unica azione che l'associazione metterà in campo, infatti si sta attivando per mettersi in contatto con tutti i sindaci e portare avanti un'istanza per chiedere il cambio della legge nazionale e regionale sulla caccia risalenti agli anni Novanta. "In Liguria - spiega Ferrante - si sono avviati dei percorsi per cambiare la legge ma sono state tutte impugnate e quindi rimane tutto fermo".
Chi e cosa affligge l'agricoltura Alessandro Ferrante lo spiega nel dettaglio. "I cinghiali sono attorno alla città, in Val di Magra. In Val di Vara ci sono i caprioli che fanno danni nelle vallate interne perché non abbiamo grandi attività di bosco. I danni maggiori in quella zona si verificano nelle tagliate di cerro. In alta valle poi ci sono i lupi, i maschi arrivano anche nella bassa. Ma il problema serio è rappresentato dai cinghiali, gli istrici nelle coltivazioni di patate che le mangiucchiano".
"E' un chiaro segnale dell'aumento delle biodiversità - spiega-. Da una parte è positivo perché se abbiamo un ambiente che permette lo sviluppo di specie che in passato era inesistente è sinonimo di un ambiente ben conservato e naturale. L'altra faccia della medaglia è rappresentata dai danni agli agricoltori che non erano abituati a dover affrontare una situazione del genere".
"In passato si è affrontato il problema cinghiali con la realizzazione di reti basse - prosegue -, a patto che si possano fare perché nelle aree parco ci sono limitazioni differenti per le quali servono specifiche autorizzazioni. In questo senso però i parchi delle Cinque Terre e di Montemarcello si stanno muovendo per cambiare questa pratica dando la possibilità agli agricoltori di proteggere le proprie coltivazioni".
Il mondo dell'agricoltura con una pandemia in corso ha imposto dei cambiamenti radicali che hanno avuto effetti sulla produzione e sulla tutela dei campi. "Il lockdown - spiega Alessandro Ferrante -da una parte ha riattivato la coltivazione di prossimità, però molti hobbisti che non potevano spostarsi e raggiungere i campi sono andate perse una serie di attività. In questo momento le perdite principali si sono avute nelle patate, ora si comincia la fase della raccolta. Il problema è molto sentito nella zona di Pignone. I cinghiali attorno al Comune capoluogo fanno danni nelle giovani piante da frutto. Alle Cinque Terre i danni maggiori sono all'uva che comincia a gonfiarsi e a essere particolarmente succosa. I danni si contano per migliaia di euro e con il problema dell'emergenza sanitaria, molti potrebbero avere anche dell'invenduto in azienda".
"Diventa prioritario attivare delle politiche e dei cambiamenti per preservare le coltivazioni più redditizie e i luoghi dove certe tipologie di coltivazioni importanti - prosegue -. Risolvere il problema non è semplice ma serve un cambio nell'approccio alla gestione dell'ambiente e della gestione degli animali selvatici. Il cambiamento deve arrivare dalla revisione della legge 157 del 92, la legge quadro sulla caccia, che sostiene che l'animale è un bene dello Stato e quindi senza autorizzazioni non può essere cacciato. In altri paesi europei non è così e ne permettono la caccia. Servirebbe anche un'armonizzazione della 157 delle leggi regionali e una gestione della caccia al cinghiale differente da adesso: è tutto affidato ai cacciatori, alla Provincia e agli ambiti di caccia . I risultati non sono positivi. Abbiamo un sistema di zone fisse per la caccia al cinghiale condiviso con i sindaci. Se dovesse funzionare i danni diminuirebbero, ma va verificato. Servono dunque delle verifiche puntuali sulla gestione della caccia e una discussione aperta tra assessorato, organizzazione dei cacciatori e organizzazione agricola".
Un complicato gioco di equilibri senza dimenticare le istanze di ambientalisti e animalisti che mirano a preservare, intatti, animali e ambiente. "E' un braccio di ferro tra più parti - aggiunge Ferrante - e chi rischia di più è l'agricoltore pure che nulla ha a che fare con la caccia. E' un problema della categoria. Noi della Cia abbiamo deciso che nelle prossime nomine degli ambiti territoriali di caccia presenteremo solo agricoltori non cacciatori. E' una priorità perché nelle discussioni serve una sua posizione unica".
"Al momento - spiega Ferrante - è ferma anche l'attività sei selettori e sono presenti solamente due guardie regionali per le attività venatorie che non possono gestire la situazione. Le segnalazioni nel Comune capoluogo aumentano ogni giorno di più".
La convivenza con i cinghiali non è mai stata semplice nel territorio. E' dagli anni Settanta che comincia la ripopolazione di questi ungulati toscani in Liguria. Si trattava di animali di modeste dimensioni, ma è negli anni Novanta, primi Duemila che in zona sono stati portati dall'est Europa, di una stazza molto più importante rispetto a quella italiana, che con il clima mite hanno cominciato a partorire anche due volte l'hanno. Nasce così "super razza" con la quale oggi si fanno i conti. E in questo contesto emerge un ultimo problema.
"Fino a qualche anno fa - conclude Ferrante - era autorizzato il foraggiamento degli animali per allontanarli dalle colture. Ma adesso è vietatissima e se viene fatta si va contro ogni legge. Abbiamo il sospetto che si continui a verificarsi e rischia anche di aumentare la fertilità delle femmine, va evitato".

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