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Ultimo aggiornamento: Sabato 23 Marzo - ore 22.11

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Anche gli educatori scioperano: "Si riconosca la nostra professione"

Alla giornata di protesta dei sindacati di base hanno aderito anche una trentina di educatori socio pedagocici spezzini. Le ragioni del loro malcontento.

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Anche gli educatori scioperano: "Si riconosca la nostra professione"

La Spezia - Chiedono il riconoscimento della loro professione, soprattutto a livello contrattuale. Anche perché nella realtà un ruolo ce l'hanno, eccome. Sono gli educatori socio pedagogici, una delle tante categorie che non trovano un inquadramento nel fluido mondo del lavoro odierno. E oggi, giornata di sciopero generale, hanno deciso di far sentire la loro voce incrociando le braccia, anche alla Spezia.

Una forma di protesta nata quasi per caso, visto che i rapporti con i sindacati sono pressoché nulli. Questa mattina erano una trentina all'interno del Distrò di Via Marsala, dove hanno incontrato la stampa per spiegare la loro decisione. Lavorano per le cooperative "La Cordata", "Cittadinanza e inclusione attiva" ed "Elleuno", ma il loro obiettivo non sono i datori di lavoro.

"Abbiamo deciso di scioperare autonomamente, senza essere stati contattati da nessun sindacato. Abbiamo saputo dello sciopero generale - spiega Laura - e abbiamo preso questa decisione contattandoci uno a uno. Poi abbiamo trovato il sostegno dell'Unione sindacale italiana di Roma e abbiamo aderito allo sciopero dei sindacati di base. Ultimamente è nata una rete nazionale degli operatori sociali, che si è riunita a fine settembre e ha prodotto un documento contenente le richieste che rivolgiamo al governo. Siamo riusciti a entrare in contatto con colleghi di realtà come Milano e Bologna, che sono più avanti di noi nell'organizzazione: hanno creato piattaforme online nelle quali si discute in vista del rinnovo del nostro contratto collettivo nazionale".
Una revisione attesa da anni. "Abbiamo numerose tipologie di contratto - afferma Lorenzo - e sono scadute nel 2012, ma ancora nessuno ci ha interpellato. E chi ci rappresenta nella contrattazione spesso rappresenta infermieri o lavoratori del pubblico impiego, categorie che nulla hanno a che vedere con noi".

Per questo chiedono il riconoscimento della loro professione. C'è addirittura chi è assunto come operaio e figura poi con la qualifica di educatore.
"La legge Iori - spiegano - inquadra la professione, ma prevede che chi non ha la laurea in Scienze della formazione deve sostenere un corso intensivo di un anno, per 60 crediti formativi, che costa all'incirca 1.500 euro, a carico del lavoratore, che però deve avere il diploma magistrale. Sarebbero esonerati solamente coloro che hanno 20 anni di servizio o che hanno più di 50 anni di età e 10 di servizio. Rimangono due anni per risolvere la questione, senza che siano stati presi in considerazione i problemi che questo comporterebbe. Per esempio come potremmo sostenere una spesa del genere, che per molti rappresenta due mesi di stipendio, e come potremmo lavorare mentre seguiamo i corsi? Queste ore non sono riconosciute in alcun modo".

Il documento realizzato dalla rete nazionale chiede anche l'aumento della paga base ordinaria e l'ottenimento di un contratto unico di categoria, con riferimento al migliore dei contratti esistenti, ovvero a quello pubblico che considera full time 36 ore settimanali. Lo stipendio dovrebbe essere equiparato alla media degli stipendi italiani per professioni che prevedono una laurea o titoli di specifiche qualifiche professionali.
Gli educatori socio pedagogici auspicano anche il riconoscimento della professione come usurante ai fini dell'indennizzo economico e della pensione anticipata, il riconoscimento di tutte le ore indirette (comprese quelle utilizzate per compilare e verificare progetti) e il rimborso spese (ordinarie e in caso di sinistro) per gli spostamenti durante le ore di lavoro, oltre all'eliminazione della sospensione del lavoro in caso di assenza del minore, l'abolizione del contratto ciclico (approvazione di appalti che lavorino sull'intero anno solare o che prevedano il periodo estivo come tempo di verifica e progettazione) e, infine, il riconoscimento della quattordicesima mensilità.

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