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"Una Ap per La Spezia e Carrara, bene anche per la Pontremolese"

Secondo Luigi Merlo, ex presidente dell'Autorità portuale di Genova, gli accorpamenti previsti dalla riforma portuale sono un'opportunità per gli scali liguri.

"Una Ap per La Spezia e Carrara, bene anche per la Pontremolese"

La Spezia - "Questa è la mia prima uscita da quando ho lasciato l'Autorità portuale di Genova. Posso parlare da libero cittadino e da spezzino". Così, rilassato, ha esordito ieri Luigi Merlo, non più alla guida dell'Ap della Superba da una manciata di giorni, all'incontro organizzato al bar La Toscanella di Santo Stefano dall'associazione "Da Porta Nord alla Brina", nata la scorsa primavera per iniziativa dell'ex assessore santostefanese Paola Lazzoni. Un appuntamento dedicato alla portualità che ha visto Merlo intervistato da Massimo Minella de La Repubblica. "Siamo in una fase cruciale per i porti italiani - ha introdotto la chiacchierata la Lazzoni - e ne parliamo qua a Santo Stefano, che ha sacrificato alle attività retroportuali una grossa fetta del territorio. Con la riforma dei porti, il ruolo di S. Stefano cambierà? Diventerà ancora più importante? Sono tutti interrogativi che per noi è impossibile non porci e oggi abbiamo occasione di discutere di questi temi caldi con una persona che fino a dieci giorni fa era alla guida del porto del capoluogo regionale".

La riforma dei porti sta seguendo il suo iter e potrebbe diventare legge entro un paio di mesi, magari con un contributo significativo di Merlo, vicinissimo ad accettare un incarico come consulente al Ministero delle infrastrutture, richiesto dal ministro Delrio in persona (qui
). Una legge che andrebbe a modificare gli scenari significativamente, affiancandosi ai cambiamenti derivati dal Piano strategico nazionale della portualità e della logistica del 2014. Il nuovo volto che il governo intende dare alla portualità italiana parla le lingue della semplificazione e dell'efficientamento. Il numero delle Ap sarà ridotto drasticamente a suon di accorpamenti: da 24 a 14. Genova andrà con Savona (Ap Mar Ligure occidentale), mentre La Spezia farà comunella con Marina di Carrara (Ap Mar Ligure orientale). Impossibile non chiedere un parere all'ex vice sindaco della Spezia, era Pagano. "Genova e La Spezia sono due grandi porti (di fatto, è cosa loro metà dei traffici italiani, ndr) e hanno tutto da guadagnare dalla volontà di razionalizzazione - ha affermato Merlo -. La logica degli accorpamenti che va a toccarli guarda giustamente agli assetti di mercato, con il capoluogo regionale legato a Rotterdam e La Spezia orientato verso il Brennero. L'accorpamento dello scalo spezzino con quello di Carrara (qui
)non deve preoccupare, anzi, è una grande opportunità. Dal punto di vista delle funzioni, parliamo di porti complementari che possono fare molto il termini di pianificazione e organizzazione complessiva del lavoro. E ancora, questa fusione sarà strategica per il rilancio del completamento della Pontremolese, che negli anni ha rallentato anche perché è venuto meno l'interesse della Toscana, che ha puntato sull'asse Firenze-Bologna. Con un'autorità portuale unica per La Spezia e Carrara, la Toscana sarà molto meno tiepida sul tema Pontremolese". E sul futuro di S. Stefano, Merlo, non ha dubbi: "Con l'accorpamento il ruolo del retroporto santostefanese sarà ancora più centrale. E già adesso è fondamentale, ha un valore che forse noi sottovalutiamo, ma che è ben noto nel resto d'Italia e in Europa. Genova stessa invidia La Spezia per la disponibilità di un retroporto del genere. Nel comitato portuale della Spezia avrebbe avuto molto più senso trovasse posto Santo Stefano, rispetto a Porto Venere". Ma di comitati portuali, con la riforma, non si sentirà più parlare. Ci saranno - questo predica la bozza Delrio - un Comitato di gestione con presidenti di nomina ministeriale (in carica per "soli" tre anni, rinnovabili una sola volta) e un board di consiglieri (al massimo cinque, nominati dalle Regioni e dalle amministrazioni territoriali coinvolte) che dovranno avere, al pari del presidente, comprovate conoscenze ed esperienze in materia portuale ("Non ci si potrà mettere chiunque", ha sottolineato l'ex Margherita). Quindi, con la fine dell'era dei comitati portuali, si dà un taglio alla voce dei rappresentati di imprese e lavoratori? "Direi di no - ha osservato Merlo -, infatti non stiamo assistendo a particolari barricate. Quando sono nati i comitati portuali, vent'anni fa, eravamo un altro paese, dove economia e politica erano governate dal principio della concertazione, che però, spesso, negli anni ha rischiavo di trasformarsi in consociativismo. Con la riforma ci sarà un tavolo di partenariato su modello europeo (avrà solo funzione consultiva, ndr), uno strumento da non sottovalutare, che su certi punti obbliga a tavoli di confronto molto seri".

Per Merlo, nel futuro occorrerà - Spezia su questo punto è un esempio assoluto - puntare ancor di più sul trasporto ferroviario. "I governi, in passato, hanno dato sovvenzioni all'autotrasporto, sbagliando. E' assurdo che alcune realtà si muovano contro l'infrastrutturazione ferroviaria, che è un aspetto irrinunciabile, intimamente legato ala riflessione sull'ambiente in corso in questi giorni a Parigi. Cosa vogliamo fare, continuare a lavorare su infrastrutture volute da Cavour centocinquant'anni fa?".

E ha chiuso su un altro tema che - si pensi alla maxi concessione data a Contship in cambio della realizzazione, per circa 80 milioni, di opere civili come le banchine portuali - ha visto La Spezia all'avanguardia. "In futuro i soldi pubblici - così Merlo - andranno solo a finanziare opere indispensabili quali dragaggi e dighe, ma per tutto il resto si spingerà per coinvolgere i privati, chiamati a dimostrare attaccamento al territorio attraverso realizzazioni infrastrutturali".

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