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"Sette anni di attesa per un contratto povero e senza tutele" | Foto

Sindacati del settore pulizie e multiservizi in Piazza Europa per una questione cronica che, con lo scoppio della pandemia, deve essere risolta: "Ad aprile sembrava esserci uno spiraglio, ma le associazioni datoriali hanno fermato tutto".

tremila spezzini coinvolti
"Sette anni di attesa per un contratto povero e senza tutele"

La Spezia - E' una giornata fortemente sindacale quella ordierna alla Spezia. Mentre la funzione pubblica si è ritrovata davanti all'ospedale Sant'Andrea per perorare la causa di infermieri e operatori sanitari necessari soprattutto oggi in emergenza Covid, nel medesimo istante i colleghi rappresentanti dei settori dei servizi si sono ritrovati in Piazza Europa per un'altra causa annosa, quella relativa al rinnovo del contratto dei lavoratori delle categorie multiservizi, pulizie e logistica. Un presidio organizzato da Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltrasporti Uil che riguarda circa 3000 lavoratori in provincia. "Siamo qui per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro multiservizi, che attende da sette anni - introduce Luca Comiti, segretario Filcams Cgil La Spezia -, stiamo parlando di un settore delicato e soggetto agli appalti. Le associazioni datoriali dopo un primo intendimento a giugno di un possibile rinnovo, sono venute meno al loro impegno in particolare Confindustria e Legacoop. E' un settore da tutelare nel contratto, nelle norme ma anche nel reddito e in più, visto ciò che è accaduto negli ultimi giorni, da mettere al riparto da situazioni di ricatto occupazionale, vessazioni anche perchè sono tante le donne impiegate nel settore. Serve dunque anche un protocollo provinciale degli appalti".

A fare eco a Comiti, il collega Marco Furletti, coordinatore spezzino della Uil: "Parliamo di circa tremila addetti in provincia che hanno un contratto molto povero e che non prevede il concetto dell'anzianità che garantisce un aumento progressivo: c'è un solo scatto dopo cinque anni del settore e stop. Inoltre viene messo in discussione il primo dei tre giorni di malattia che dovrebbero essere a carico delle aziend. Oggi il settore è fortemente determinante vedi gli interventi di igienizzazione e sanificazione, legati al virus". Lavoratori fondamentali nella filiera produttiva che devono fare i conti anche con il dumping contrattuale: "Sì perché il contratto è attaccato da altre forme di rapporti di lavoro, penso a contratti capestro, applicate senza essere sottoscritti da Cgil, Cisl, Uil. E' un tema molto delicato che deve essere risolto perché danneggia i lavoratori e le imprese sane". Quel che si chiede è un rinnovo contrattuale sia dal punto di vista normativo che economico: "Ad aprile con la pandemia sembrava essere stata tracciata la strada per un accordo anche per dare riconoscimento a questi lavoratori così impegnati in questa fase - ha completato il ragionamento Mirko Talamone, segretario provinciale Fisascat Cisl - ma le associazioni datoriali, specie Confindustria, hanno posto il blocco delle condizioni contrattuali. Ma proprio quegli operatori stanno consentendo a chi opera nelle rsa e nelle case di cura di lavorare in una situazione di pulizia e decoro. Dobbiamo dare risposte a loro".

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