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Ultimo aggiornamento: Martedì 02 Giugno - ore 18.35

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"Rischio sfratti da pandemia. Contenere gli affitti e stanziare risorse"

Il segretario regionale Bravo: "I milioni previsti dalla Finanziaria erano pochi prima del contagio, ora sono una dotazione ridicola".

L'allarme del Sunia
"Rischio sfratti da pandemia. Contenere gli affitti e stanziare risorse"

La Spezia - “Fino ad oggi abbiamo sentito parlare di sospensione dei mutui per la prima casa, di sospensione degli affitti dei locali commerciali con annesse richieste di compensazione per i proprietari dei locali, e di altre misure tutte condivisibili e legittime. Ma da nessuno si è sentito parlare di come aiutare chi in questa situazione non riuscirà a pagare l’affitto. Eppure nelle province della Liguria l’attuale situazione potrebbe peggiorare”. Questa la premessa di Franco Bravo, ex segretario spezzino del Sunia, ora vertice regionale del sindacato degli inquilini. Il segretario regionale, per dare una dimensione al fenomeno, segnala che in Liguria all'inizio del 2019 c'erano 2.249 procedure di sfratto attive (210 nello Spezzino), rilevando altresì la presenza di 1.846 alloggi di Arte (l'azienda regionale per l'edilizia popolare) sfitti (281 dei quali ala Spezia e provincia) e di 7.245 nuclei familiari in graduatoria per avere alloggio (1.155 spezzini).

“Occorrono risorse per mettere a norma questi alloggi – osserva Bravo -. Ma non basta. Neanche una parola è stata spesa sulle possibili difficoltà delle famiglie in affitto a seguito della crisi, con perdita di posti di lavoro e cassa integrazione. Stiamo parlando di oltre 3 milioni e mezzo di famiglie in Italia e di migliaia e migliaia di famiglie in Liguria che già sono in difficoltà nel pagamento dell’affitto e che, con la crisi, potrebbero ulteriormente incrementare i dati sugli sfratti per morosità sopra riportati. Certo gli sfratti, sono stati sospesi fino al 30 giugno grazie alla decisa richiesta del Sunia e delle altre organizzazioni dell’inquilinato evidenziando che non era possibile chiedere di stare in casa e contemporaneamente disporre della forza pubblica per mettere in strada famiglie con forte fragilità economica. Ma dopo il 30 giugno gli sfratti riprenderanno. Il rischio è che a quelli attuali si sommino gli sfratti derivanti dalla pandemia se non si corre ai ripari. Esiste il pericolo concreto di trovarci in una situazione sociale difficile ove all’ansia di non contrarre il Covid 19 si associa la disperazione economica. Allora occorrono decisioni importanti. La legge di bilancio 2020 ha previsto 50 milioni di euro per il fondo di sostegno all’affitto. E’ una dotazione che avevamo già dichiarato largamente insufficiente in condizioni 'normali' e che ora diventa ridicola in una situazione come quella che sta attraversando il Paese. Si pensi che nel 2011, ultimo anno in cui ha funzionato il Fondo di sostegno all’affitto, le domande presentate dai liguri sono state 12.754 per un fabbisogno di quasi 29 milioni di euro (3.8 milioni di marca spezzina, ndr)”.

“Servono come minimo 300 milioni – continua il segretario regionale Bravo - per affrontare questa emergenza tra le emergenze che rivendichiamo venga considerata importante almeno al pari di quella del pagamento dei mutui o al possibile mancato incasso dei proprietari dei locali commerciali. Ma serve anche che le Regioni e quindi anche la Regione Liguria partecipino con un loro finanziamento ad accrescere questo fondo sapendo che intervenire con misure di sostegno all’affitto significa salvaguardare la casa a famiglie in difficoltà, ma anche garantire il pagamento dell’affitto ai proprietari. Insieme all’aumento delle risorse è indispensabile prevedere forme rapide di erogazione che superino le lungaggini legate alle attuali modalità evitando, in questo modo, che anche un ritardo nel pagamento dell’affitto si trasformi in una causa per morosità”.

Ma, conclude Bravo, “c 'è anche un ruolo che possono svolgere i Comuni”. Ecco le due imbeccate del segretario regionale Sunia:
- esentare o quantomeno ridurre al minimo possibile l’aliquota IMU che le singole ARTE versano ai Comuni. Le Arte pagano l’IMU con i soldi provenienti dagli affitti che pagano gli inquilini,se queste somme venissero lasciate all’ARTE vincolandole al ripristino degli alloggi molte famiglie che oggi sono in difficoltà a pagare affitti da 500 o 600 euro al mese e sono in attesa di una casa popolare potrebbero veder esaudita questa loro lunga aspettativa.
- i Comuni convochino le organizzazioni sindacali della proprietà edilizia e degli inquilini per aggiornare e contenere gli affitti definiti dagli accordi territoriali prevedendo un minor peso fiscale e soprattutto riflettendo che bilanci studiati ed elaborati ante Covid 19 devono essere aggiornati in base alla nuova situazione.

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