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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 23 Agosto - ore 22.30

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"Riforma portuale al palo", l'allarme rosso di Federagenti

L'associazione interviene con il presidente nazionale, manifestando timori che non escludono l'Adsp della Spezia e Carrara, dove si è anche assistito all'avicendamento tra Forcieri e Roncallo: caratteri e visioni differenti.

`Riforma portuale al palo`, l´allarme rosso di Federagenti

La Spezia - “Ci sono voluti dieci anni per farla, ora speriamo che non ne siano necessari altrettanti per renderla esecutiva e applicarla compiutamente”.
Per Gian Enzo Duci, gli ultimi e ormai quasi quotidiani segnali che arrivano dalla portualità nazionale giustificano oggi un forte allarme sugli esiti e l’efficacia della riforma portuale varata ormai più di sei mesi fa dal governo ed eufemisticamente ancora oggi “in mezzo al guado”. Una posizione, quella del leader nazionale di Federagenti, che trova riscontri anche alla Spezia, dove oltre all'avvio del nuovo corso della riforma che ha raccolto il testimone della 84/94 si è assistito al cambio della guardia tra i vertici dell'Authority travolti dall'inchiesta giudiziaria sul sistema di gestione degli appalti e l'arrivo di Carla Roncallo. Alla fase interlocutoria dello studio delle soluzioni per la fusione in un unico ente tra i porti della Spezia e di Carrara si è unito il contraccolpo del passaggio da una Autorità portuale comunicativa, sempre in vetrina, sempre sui giornali, per la natura stessa dell'ex presidente Lorenzo Forcieri, a una decisamente schiva e riservata (complice anche il clima difficile creato dalle incursioni di Guardia di finanza e Carabinieri).
Via del Molo sembra aver abdicato definitivamente dal ruolo politico che aveva avuto per anni e anni ed essere ritornata alla prevalente gestione di stampo tecnico, come era anche negli intendimenti del ministro Graziano Delrio. Ma forse c'è di più.

Secondo il presidente di Federagenti i ritardi riguardano l’intera impalcatura della riforma che segna il passo su diversi fronti. Con 6/7 porti ancora in ricerca di un presidente, sembrano riemergere drammaticamente logiche di carattere puramente politico per posizioni che richiederebbe oggi soggetti dotati - come la riforma prevede - di professionalità ed esperienza incontestabili.
"Ciò riguarda i vertici delle Autorità portuali di sistema, ma anche i Comitati di gestione che, salvo rare eccezioni (e fra queste registriamo con piacere quella di Umberto Masucci che ha rinunciato ai suoi incarichi di imprenditore privato per partecipare al difficile sforzo di rilancio del porto di Napoli), propongono scelte qualitativamente discutibili.
Da un punto di vista formale - prosegue Duci - lo spostamento delle categorie produttive dall’organo decisionale, il Comitato Portuale, ad uno consultivo, il Tavolo di partenariato, sembrerebbe una riduzione del peso del “privato” rispetto al “pubblico” nella governance portuale; tuttavia io credo che questa sia una partita ancora tutta da giocare. In linea teorica i tavoli di partenariato, se gestiti in maniera corretta, potrebbero garantire un peso specifico notevole agli imprenditori privati, un peso forse maggiore di quello di sostanziali testimoni che avevano nei Comitati portuali di cui, non si dimentichi, incarnavano la minoranza di voto (rispetto a soggetti pubblici e sindacati). Ma il partenariato, applicato per anni in Francia e oggetto oggi proprio oltre frontiera di una profonda revisione critica, richiede una sperimentazione complessa e un’applicazione rigorosa. E di certo - sottolinea Duci - non si è partiti con il piede giusto; lo stesso vale per il tanto enfatizzato tavolo nazionale di coordinamento delle scelte”.

Secondo Federagenti questo tavolo, finora inesistente, del quale non si conoscono neppure i nomi dei componenti ministeriali, sta già diventando il terreno per una rissa fra categorie alla ricerca di poltrone e ruoli.
"E tutto ciò - conclude Duci - accade in un momento a dir poco complesso della portualità mondiale e italiana, travolte dal fenomeno delle concentrazioni, dall’ingresso in forza di Fondi di investimento e da una rivoluzione di mercato i cui effetti andrebbero come minimo gestiti dalle Autorità di sistema portuale".

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