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Ultimo aggiornamento: Sabato 28 Novembre - ore 21.30

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"Prima il terzo bacino: il riempimento nel 2022"

I sindacati dopo un incontro con Contship. "Presto l'azienda avrà un nuovo organigramma, confermata la volontà di portare a termine gli investimenti per il prp".

cauto ottimismo
"Prima il terzo bacino: il riempimento nel 2022"

La Spezia - Vira ad un moderato ottimismo l'atteggiamento dei sindacati confederali in merito al futuro a breve e lungo termine del porto della Spezia. Convocati negli scorsi giorni da Contship per un incontro che anticipa la nomina del nuovo organigramma di LSCT, oggi sono stati auditi dalla terza commissione consigliare per aggiornare la politica locale in merito agli ultimissimi sviluppi. Pur nell'incertezza, figlia della pandemia e dell'evidente difficoltà del terminalista principale nel darsi un corso stabile, ci sono segnali che un cambiamento potrebbe finalmente arrivare.
“L'azienda ci ha prefigurato la nomina di due ad, uno per LSCT e uno per Sogemar – illustra Marco Furletti della UIL -. Una scelta che ci è stata presentata come la decisione di operare una maggiore sinergia tra le due parti, quindi decisioni più rapide. Abbiamo avuto l'impressione di un gruppo che vuole rimanere in Italia e continua a credere al porto della Spezia. Nei loro programmi, il 2021 sarà l'anno in cui si darà corso ai vari bandi per la realizzazione del terzo bacino ed il 2022 sarà l'anno dell'inizio vero e proprio dei lavori”. Il PRP quindi potrebbe finalmente iniziare a vedere la luce, almeno questo il piano esposto ai lavoratori. “Senza terminalisti non si può pensare di avere investimenti e crescita occupazionale – aggiunge Marco Moretti di CISL -. Da Contship abbiamo ricevuto l'impegno di rivedere il progetto e partire con i lavori il prima possibile. Non ci sarebbe nessuna trattativa con MSC per la cessione”.

Meno ottimista Fabio Quaretti di CGIL, che non ha potuto essere presente di persona all'incontro per cause di forza maggiore. “Per quanto riguarda la fase di sviluppo portuale, siamo fermi al palo – introduce l'argomento -. Da una parte il Terminal del Golfo ha delle difficoltà legate al mercato che serve, ma nonostante tutto sta lavorando e recuperando terreno perso. Sarebbe importante però avere certezze sui lavori in questo senso. Non avere certezze significa non poter fare investimenti essenziali in termini di sicurezza, penso per esempio alle gru più datate. Il tema grosso riguarda il terminalista principale, che vive una fase interna molto complicata. Da tempo ha affrontato un processo di cambiamento, speriamo arrivi una fase di stabilizzazione perché è il prodromo per vedere gli investimenti promessi finalmente iniziare”.
L'anno si dovrebbe chiudere con un calo dei traffici del 20% e con la proroga della cassa integrazione per molti occupati dei moli. Ma sul lungo periodo, gli operatori non vedono un calo sostanziale: il porto con il prp completato viene oggi accreditato di 1.7 milioni di TEUS quando erano 1.8 secondo le previsioni di prima pandemia. Il fatto che si parli oggi di dare priorità al Canaletto non escluderebbe poi l'allargamento di Molo Garibaldi.

Non mancano le riflessioni prudenti dei consiglieri. Guido Melley chiede se il rischio che le agenzie marittime lascino la città, nell'ottica di un accentramento di queste funzioni altrove, si ancora reale. “Qualche anno fa questo rischio c'era, ora non lo vedo più. Era intendimento di dirigenti che oggi non sono più attivi”, aggiorna Furletti che poi condivide con Marco Raffaelli (e con i colleghi delle altre sigle) la preoccupazione per l'aggressivita mostrate dalle compagnie nel voler controllare i terminal: “Un monopolio è un rischio in primis per i lavoratori”.
Fabio Quaretti infine non tace delle preoccupazioni per come il mondo della portualità stia cambiando in generale e come Contship abbia cambiato il proprio approccio al mercato italiano. “Un tempo vedevamo una realtà che voleva diventare il primo attore italiano – dice -, oggi invece la realtà è che Gioia Tauro non c'è più, Cagliari non c'è più e rimangono in pratica solo la Spezia e Ravenna. Se l'ottica in cui è inserito il porto diventerà quello della logistica e non più quella del porto, in cui abbiamo creato tutta una serie di tutele del lavoro negli anni, allora saremo di fronte ad una prospettiva ben diversa per i lavoratori e per la città tutta”.

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