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Ultimo aggiornamento: Lunedì 21 Agosto - ore 13.35

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"Occasione anomala, ma per reggere botta servono investimenti"

Fincantieri alza lo sguardo ma i sindacati sono preoccupati per la maxi-commessa della Marina Militare qatarina: "Ci sarà tanto lavoro ma abbiamo bisogno di maestranze qualificate, nuovi innesti ed infrastrutture all'avanguardia".

`Occasione anomala, ma per reggere botta servono investimenti`

La Spezia - Dopo dieci anni di indubbia e "sanguinosa" difficoltà, Fincantieri torna ad alzare la testa. Merito soprattutto degli effetti della legge navale che ha permesso di ipotizzare un piano industriale, e quindi finanziario, ad hoc e della maxi-commessa arrivata dalla Marina Militare del Qatar, accordata nel giugno 2016, che ha chiesto la costruzione di otto fregate da costruire nel giro di altrettanti anni. Benzina nel serbatoio come non se ne vedeva da anni nello stabilimento di Muggiano-Riva, eppure questa iniezione di fiducia, e non solo quella, preoccupa i sindacati di categoria che chiedono fondamentalmente all'azienda di non farsi trovare preparati visto che ci sarà da correre per consegnare i lavori secondo le attese: "Chiediamo assunzioni per il Muggiano - ha spiegato questa mattina in conferenza stampa Graziano Leonardi, segretario provinciale della Uilm - dal 2008 ad oggi ci sono trecento persone in meno, sono stati svuotati i cantieri e si è dovuto ricorrere in tanti casi a prepensionamenti. Oggi siamo nelle condizioni di richiedere non solo assunzioni ma anche un'opportuna formazione interna. Chiediamo insomma un investimento per un cantiere che sarà saturato nei prossimi anni: si lavora con gru datate, tanto per fare un esempio, necessario mettere mano non solo a questo".
La firma dell’accordo fra Italia e Qatar per l’allestimento della loro nuova flotta ha un significato che va oltre il pur rilevante valore economico: 5 miliardi di euro di cui 3,8 miliardi a Fincantieri per la costruzione di quattro grandi corvette da circa 4000 tonnellate e una nave anfibia da circa 8000 tonnellate, oltre a due pattugliatori minori, equipaggiate con i più moderni sistemi elettronici e di armamento, e 1,1 miliardi a MBDA Italia per i sistemi missilistici antiaerei e antinave.

L'approvazione della legge navale è una prima risposta all'uscita dalla crisi del settore della cantierstica militare, ma anche un vero e proprio piano industriale che riversa il 90% delle attività di costruzione della nuova flotta interamente sul territorio italiano, con ricadute dirette. Ma per assorbire bene il cambiamento Fim, Fiom e Uilm sono fermamente convinti che sia assolutamente necessario tornare alla piena occupazione del cantiere con maestranze operaie ed impiegatizie dirette, oltreché con l'utilizzo dell'appalto e delle imprese dell'indotto locale. I sindacati insomma vogliono capire con anticipo come gestire il lavoro per evitare di perdere occupazione in provincia visto e considerato che in questi anni il cantiere del Muggiano ha subito un dimezzamento delle maestranze a tutti i livelli, passando da oltre 900 unità alle 540 attuali. Il rischio sarebbe quello di trovarsi di fronte a carichi che non si vedevano da decenni, oltre tutto nei lunghi anni di crisi Fincantieri ha perso molte professionalità: "Con i dovuti investimenti - ha continuato Leonardi - potremo avere un indotto di qualità anche perché gli appalti devono ad andare a ditte con stabilità economica e garantenti la sicurezza ai lavoratori".

Non solo. Oltre agli investimenti in "materiale umano", Muggiano abbisogna di investimenti in infrastrutture spesso insufficienti ed obsolete a tal punto da rallentare la produzione. Anche perché il cantiere ha connotati tali da poter accogliere carichi di lavoro importanti: "Chiediamo assunzioni qualificate o contestualmente bisogna riqualificare il personale interno - ha aggiunto Massimo Sensoli, della Fim -, così saremo in grado di aumentare il volume di fuoco. Necessaria una filiera interna delle professionalità per governare processi industriali. Non c'è stato turnover e dire che con refitting e ristrutturazioni possiamo pensare ad un futuro oltre i vent'anni. Da questo punto di vista si può riqualificare l'indotto che era di Leonardo a legge navale". Altra preoccupazione la scadenza al 2020 della concessione del bacino di carenaggio, parte fondamentale del processo produttivo di cui il cantiere non può essere privato: "Qualsiasi soluzione rispetto all'assetto proprietario deve prevedere la presenza stabile presso il cantiere e la sua disponibilità operativa - ha detto Mattia Tivegna, Fiom-Cgil -, c'è una fase di trasformazione, un indotto che cambia, un progetto che rilanciamo". L'appello di Roberto Vignale, Rsa Fiom, va alla città: "Di fronte ad un panorama di crisi industriale noi abbiamo un'opportunità anomala positiva: un carico di lavoro come questo non si vede dalla seconda guerra mondiale. Un evento che mette in difficoltà le strutture. Ci sono 3000 lavoratori di ditte d'appalto provenienti da Romania, Europa, Bangladesh: si deve lavorare affinchè i processi produttivi siano fatti dentro Muggiano e non fuori.

Nel lungo documento condiviso i sindacati riservano la parte finale al polo della difesa, come sinergia tra chi fornisce la nave e chi fornisce le installazioni di bordo, a maggior ragione visto che alla Spezia esiste una base navale: "Se si crede nel polo della difesa - hanno concluso Leonardi e Triacca - bisogna farlo con serietà e dedizioni: chiediamo impegni agli esponenti nazionali del territorio. I candidati a sindaco? Ci auguriamo nelle prossime ore che chi vuole fare politica parli di industria. Ogni giorno ci troviamo qui code di persone che chiedono lavoro. Se qualcuno si candida esca allo scoperto e dica cosa vuol fare per l'industria".

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