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Ultimo aggiornamento: Venerdì 05 Giugno - ore 22.04

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"La psicosi da coronavirus rischia di portare la città alla recessione economica"

Il direttore di Confindustria Faconti: "I nostri albergatori stanno ricevendo disdette e alcune divanno ben oltre il periodo estivo, quasi a fine 2020. Ci vuole moderazione".

Le ricadute

La Spezia - Il panico da coronavirus può avere effetti devastanti per l’economia locale e l’ipotesi di una recessione con tassi spaventosi non sembra così lontana dalla realtà. E alla Spezia il primo settore nel quale si vedono i primi segnali preoccupanti è quello del turismo. Un passaggio proprio su questo tema è stato fatto questa mattina dal direttore di Confindustria Paolo Faconti a margine della presentazione dei due bandi del progetto ”Formarsi e occuparsi” che ha spiegato: “Nel terzo trimestre, a livello nazionale, c’era già uno 0.2 per cento di recessione tecnica. Se l’allarmismo non si placa rischiamo di finire in una recessione reale dalla quale sarà difficilissimo rialzarsi. I nostri albergatori stanno ricevendo disdette e hanno già registrato un 40 per cento in meno di prenotazioni. Il dato ancor più preoccupante è che le disdette vanno ben oltre il periodo estivo, quasi a fine 2020. A marzo potremmo avere i primi segnali preoccupanti”.
“Questo allarmismo diffuso - ha proseguito Faconti - porterà a degli effetti devastanti per l’economia. E’ chiaro che non va sottovalutata la presenza del virus, ma bisogna parlarne e approcciarsi con moderazione”.

Facendo un’analisi “dal basso” per le vie spezzine, limitandosi a guardare le gallerie dei negozi semi deserte, i supermercati saccheggiati e i posti vuoti nei bar dove si va a mangiare tutti i giorni è evidente che la popolazione ha ormai manifestato una serie di preoccupazione per un virus che è arrivato anche in provincia e che spaventa tanto perché non c’è un vaccino. Il coronavirus, sì, rappresenta un rischio per la salute per specifiche categorie di persone: anziani, persone con precedenti patologie croniche gravi oppure gravissime. Fasce più fragili che, dove possibile, vengono sottoposte al vaccino antinfluenzale. E in queste situazioni più drammatiche le complicazioni possono arrivare al ricovero in terapia intensiva o nella peggiore delle ipotesi alla morte. Così si spiega anche il famigerato “2 per cento di mortalità da coronavirus”.

E cosa succede però se il vaccino non esiste (ancora)? Si cerca di limitare il contagio circoscrivendo le aree come ha spiegato ieri (qui) il professor Giovanni Rezza direttore del Dipartimento Malattie Infettive dell'Istituto Superiore di Sanità. Questo spiega la delimitazione delle aree di contagio, gli isolamenti volontari e gli obblighi di dimora al momento attivi anche in diversi Comuni in provincia della Spezia.
Il “dato” più preoccupante però è che nonostante ci siano disponibili tutti i canali per essere informati nel processo cognitivo di molti, qualcosa va in tilt traducendosi anche in strampalate iniziative di protezione non del tutto efficaci (un esempio, il disinfettante fatto in casa con gli ingredienti sbagliati) o ancora peggio aggressioni “social” nei confronti di chi è stato contagiato. Questa è un po’ la vita di tutti giorni, ormai, ma quello che fino ad ora sembra essere stato sottovalutato è l’effetto devastante che questa psicosi potrebbe avere sull’economia locale.

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