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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 26 Giugno - ore 22.20

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"Il nostro obiettivo sono i 100 milioni di fatturato nei prossimi cinque anni"

Intervista ad Alessandro Laghezza, patron del gruppo omonimo che da alcuni mesi è diventato una S.p.a. esportando il "modello Spezia" in mezza Italia.

"Autonomia non è accentramento"
"Il nostro obiettivo sono i 100 milioni di fatturato nei prossimi cinque anni"

La Spezia - Un anno fa l'annuncio: la Ratti & Laghezza si stava preparando al cambio di rotta, puntando la prua verso lo status di società per azioni. Un passo importante, decisivo nella vita di un'azienda, che si sarebbe concretizzato nella sua completezza con l'arrivo del mese di ottobre.
A distanza di alcuni mesi abbiamo intervistato il patron del gruppo, Alessandro Laghezza, già presidente degli Spedizionieri spezzini, ex consigliere comunale e candidato alla presidenza di Confindustria nell'autunno del 2015. La pubblicazione dell'intervista cade, casualmente, nel giorno del suo compleanno e alla vigilia degli Stati generali dell'economia, convegno con relatori e ospiti di primissimo piano che si svolgerà domani nell'auditorium dell'Autorità di sistema portuale affrontando in particolare, c'è da scommetterci, i temi della portualità e dell'economia del mare, come promesso alcune settimane fa dalla presidente Francesca Cozzani e dal presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti.

Napoli, Venezia, Ancona, Salerno, Malpensa, Prato... il suo gruppo è presente in molte città italiane, in porti, aeroporti e interporti. Quando si tratta di logistica gli spezzini do it better... perché?
"Alla Spezia abbiamo sviluppato nel corso degli anni un modello efficace e competitivo che si basa sul massimo sfruttamento degli spazi disponibili grazie all’efficienza informatica ed operativa e sulla sinergia fra le diverse componenti del sistema ed in particolare terminal, spedizionieri ed istituzioni pubbliche. In questo contesto la nostra azienda ha investito in professionalità e in capitale umano, sviluppando un know how in grado di essere esportato in maniera vincente anche al di fuori dei confini spezzini, come dimostrano i risultati ottenuti in realtà molto diverse dal nostro porto".

Esiste un "modello Spezia" che avete esportato in altre realtà, oppure ogni contesto necessita di soluzioni ad hoc?
"Il modello adottato, basato su professionalità, formazione del personale e informatizzazione è lo stesso in tutti i contesti; ovviamente ogni sede ha proprie specificità che vengono affrontate attingendo a competenze locali e sviluppando la flessibilità necessaria per interagire con la clientela e le realtà operative circostanti".

A un anno dalla decisione di diventare società per azioni, cosa è cambiato per l'azienda?
"Il cambiamento principale ha riguardato la mentalità sempre più improntata da un lato alla crescita e dall’altro alla standardizzazione dei processi. Sono inoltre state sviluppate funzioni quali marketing, finanza, formazione e comunicazione, necessarie per la nuova dimensione e sono stati effettuati importanti investimenti in mezzi e strutture, in particolare nell’area logistica di Santo Stefano Magra".

Quali saranno le prossime sfide per il gruppo Laghezza?
"Siamo impegnati a continuare la nostra crescita a 2 cifre sulle operazioni doganali e a dare forte impulso alle altre 2 attività del nostro gruppo che sono logistica e trasporti terrestri. Sulla prima stiamo operando un forte processo di crescita interna mentre sulla seconda cresciamo anche mediante acquisizioni. Il nostro obiettivo è quello di raggiungere un fatturato di 100 milioni di euro entro i prossimi 5 anni".

Perché non condivide le paure di buona parte del resto dell'imprenditoria spezzina sull'autonomia portuale come pensata dalla Regione Liguria? Il timore di diventare una filiale genovese non sembra toccarla.
"Personalmente non ritengo che autonomia regionale in materia portuale significhi automaticamente accentramento a Genova delle competenze delle Adsp. Ho sufficiente stima del presidente Toti per pensare che lo scopo dell’autonomia regionale sia piuttosto quella di avvicinare i centri decisionali alle reali competenze ed esigenze ossia dallo Stato alla Regione Liguria, con la necessaria salvaguardia delle specificità locali ed in particolare di un riconosciuto modello di efficienza come quello della Spezia".

La Via della Seta e gli accordi sottoscritti dal governo italiano con la Cina. Gli scali del Tirreno e del Mar Ligure si devono sentire minacciati? Rischiano di perdere peso specifico nei confronti di Trieste e del resto dei porti adriatici?
"Ritengo che la Via della Seta o meglio la Belt and Road Initiative rappresenti insieme un’opportunità ed una minaccia. Un’opportunità perché pone l’Italia ed in particolare gli scali di Genova e Trieste al centro del progetto di sviluppo infrastrutturale e logistico cinese. Una minaccia perché rischia di vedere spostato il controllo di infrastrutture e asset nevralgici per il nostro Paese verso soggetti stranieri che potrebbero non gestirli nell’interesse dei territori di cui essi fanno parte. La Spezia in particolare non sembra al centro dei piani di sviluppo cinesi ma rischia anche di pagare una certa mancanza di peso a livello politico rispetto a scali limitrofi certamente dotati di maggiore visibilità e soprattutto risorse pubbliche. Per questo è necessario che le Associazioni e la politica locale facciano quadrato per mantenere il nostro scalo al centro delle attenzioni dei decisori pubblici e degli investitori privati".

Per portare la Pontremolese all'ordine del giorno tra le infrastrutture di cui l'Italia ha bisogno non bastano le forze locali. Ma la città è riuscita a fare quadrato su questo tema ad oggi? E secondo lei dove potrebbe cercare un alleato per sbloccare la situazione?
"La Pontremolese è un opera strategica non solo per il porto della Spezia ma per tutte le regioni a monte della stessa ed in particolare Emilia Romagna e Veneto. Fino ad oggi a livello nazionale non c’è stata piena consapevolezza del ruolo strategico di questa infrastruttura nel sistema logistico italiano ma le alleanze vanno cercate soprattutto in quei territori che ne sarebbero i reali beneficiari ossia tutti quelli situati sull’asse Tirreno - Brennero. Urge la convocazione degli Stati Generali della logistica del Nord Est che sulla falsa riga di quanto fatto efficacemente per il Nord Ovest mettano a sistema le esigenze di territori diversi ma indissolubilmente legati fra loro".

C'è una città in mutamento ma si fanno i conti con una situazione economica territoriale che non consente di accelerare questo processo. Come sta l'imprenditoria spezzina e che cosa si sente di proporre per un futuro di investimenti condivisi?
"L’imprenditoria spezzina secondo me è in salute e questo territorio propone eccellenze a livello mondiale soprattutto, ma non solo, nei settori militare, cantieristico e portuale. E’ una città in ripresa, con il supporto importante del turismo e con un tessuto imprenditoriale sano e desideroso di investire e crescere. In questo contesto auspico un rinnovato ed autorevole ruolo delle Associazioni Imprenditoriali anche nel necessario rapporto con le Istituzioni Pubbliche che sono chiamate a dare un loro contributo soprattutto nello sbloccare cantieri da troppo tempo fermi. Penso in particolare al terzo lotto della Variante Aurelia, al nuovo ospedale ed al completamento del piano regolatore portuale dove pubblico e privato devono interagire in maniera virtuosa per riproporre il modello Spezia come vincente anche per i prossimi decenni".

Anche la società di pallavolo che sponsorizza va alla grande. Il 2018 è finito bene ma il 2019 non sembra impallidire al confronto.
"Domenica il Volley Laghezza ha vinto il campionato di serie C e il prossimo anno si annuncia stimolante con una presenza nella serie superiore che questa squadra e questa città meritano. Si tratta di una storia di entusiasmo e di successo che abbiamo affrontato con lo stesso spirito con cui svolgiamo il nostro lavoro e che ci ha avvicinato ad una realtà fatta anche e soprattutto di sacrificio e di impegno".

FABIO LUGARINI

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